Dal trattamento del diabete sono diventati, nel giro di pochi anni, tra i farmaci più importanti per affrontare con successo l'obesità. Stiamo parlando degli agonisti del GLP-1 come semaglutide e liraglutide e di tirzepatide, che agisce sia sul GLP-1 sia sul GIP. Proprio perché hanno cambiato il modo di affrontare il peso in eccesso, queste molecole hanno attirato un'attenzione enorme anche fuori dagli ambulatori.
Con il successo è cresciuto anche un altro fenomeno: il loro utilizzo in persone che, almeno sulla carta, non sembrano avere un'indicazione clinica approvata. A mostrarlo è uno studio pubblicato sulla rivista Obesity. Analizzando le cartelle cliniche di oltre 92 milioni di adulti negli Stati Uniti, i ricercatori hanno osservato che tra il 2021 e il 2025 le prescrizioni di questi farmaci in persone senza un'apparente indicazione riconosciuta dalla Food and Drug Administration sono aumentate dallo 0,1% all'1,5%.
COME FUNZIONANO QUESTI FARMACI?
Il GLP-1 è un ormone prodotto dall'intestino soprattutto dopo i pasti. Il suo compito è aiutare l'organismo a gestire ciò che abbiamo appena mangiato: stimola la produzione di insulina quando la glicemia aumenta, rallenta lo svuotamento dello stomaco e contribuisce a farci sentire sazi.
I farmaci agonisti del GLP-1 imitano questa azione. Proprio per la loro capacità di migliorare il controllo della glicemia sono stati sviluppati inizialmente per il diabete di tipo 2. Con il tempo, però, è diventato evidente un altro effetto: chi li assume tende a mangiare meno e a perdere peso.
È soprattutto con molecole come semaglutide e, più recentemente, tirzepatide che la perdita di peso osservata negli studi è diventata particolarmente rilevante. Da qui il loro ingresso nel trattamento dell'obesità e del sovrappeso quando associato ad altri problemi di salute.
Le indicazioni si sono poi ulteriormente ampliate. In alcune categorie di pazienti questi farmaci hanno infatti mostrato benefici che vanno oltre il controllo del peso, con una riduzione del rischio cardiovascolare e, per alcune molecole e popolazioni, effetti favorevoli anche sulla salute renale.
COSA HA TROVATO LO STUDIO
Proprio alla luce del grande successo di questi farmaci nel controllo del peso e della loro diffusione sempre maggiore, gli autori dello studio hanno cercato di capire quanto le prescrizioni di liraglutide, semaglutide e tirzepatide registrate nel database statunitense Epic Cosmos fossero riconducibili alle indicazioni approvate.
Hanno quindi selezionato le persone che, sulla base delle informazioni disponibili nelle cartelle cliniche, non sembravano rientrare in queste indicazioni.
Il risultato è che, tra oltre 92 milioni di adulti, circa 1,1 milioni avevano ricevuto comunque almeno una prescrizione.
Il dato più interessante riguarda però chi erano queste persone. Circa il 35% aveva un indice di massa corporea nella norma. Molti altri erano in sovrappeso, ma senza quelle condizioni associate che normalmente giustificano l'impiego del farmaco per la gestione del peso.
Le prescrizioni riguardavano soprattutto donne ed erano più frequenti tra persone con assicurazione sanitaria privata e residenti nelle aree meno svantaggiate.
Lo studio ha inoltre rilevato una maggiore presenza di disturbi del comportamento alimentare tra chi riceveva questi farmaci senza un'apparente indicazione rispetto alla popolazione di confronto.
E IN ITALIA?
Anche in Italia il ricorso a questi farmaci è cresciuto rapidamente. Secondo i dati AIFA, nel 2024 le confezioni di semaglutide acquistate privatamente dai cittadini hanno superato quota 326 mila, quasi l'80% in più rispetto all'anno precedente, mentre tirzepatide ha superato le 30 mila confezioni già nel primo anno di commercializzazione.
Nel 2025 la crescita è proseguita: tirzepatide è diventata, con circa 225 milioni di euro di spesa, il farmaco di fascia A maggiormente acquistato privatamente dagli italiani.
I dati disponibili non permettono però di stabilire quante di queste prescrizioni riguardino persone senza una reale indicazione clinica, come invece ha provato a fare lo studio statunitense.
IL CONFINE NON È SEMPRE NETTO
Tornando al caso degli USA, gli stessi autori ammettono però che l'analisi non permette di sapere con certezza perché ogni singola persona abbia ricevuto il farmaco. Le cartelle cliniche possono essere incomplete e una condizione che giustifica la prescrizione potrebbe non essere stata registrata. Per questo lo studio parla di assenza di un'apparente indicazione, non di prescrizioni sicuramente inappropriate.
Resta però un segnale importante. Questi farmaci sono stati studiati soprattutto in persone con diabete, obesità o un rischio metabolico e cardiovascolare elevato. È in queste popolazioni che si conoscono meglio i benefici e i possibili rischi del trattamento.
Molto meno si sa, invece, di cosa accada quando vengono utilizzati da persone normopeso o da chi vuole perdere pochi chili senza avere una chiara indicazione clinica. Ed è proprio qui che il successo dei GLP-1 pone una domanda nuova: non più soltanto quanto siano efficaci, ma quanto lontano abbia senso spingersi nel loro utilizzo quando l'indicazione clinica diventa meno evidente.


