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Trapianti d'organo, morte cerebrale e coma: facciamo chiarezza

E’ solo in caso di morte cerebrale, attentamente valutata da una commissione, che avviene il prelievo per un trapianto d'organo. Coma e stato vegetativo non c'entrano con la donazione di organi

Quando si può procedere a un prelievo di organi per un trapianto? Come si accerta la morte cerebrale e che differenza c'è con il coma o gli stati vegetativi? In questi giorni diversi quotidiani riportano la notizia del risveglio, dopo quattro anni di stato vegetativo, di una 68enne donna palermitana. Un evento raro - non impossibile come riporta la letteratura medica - in cui però occorre una doverosa precisazione. Nei racconti apparsi sui media alcuni articoli accennano che ai tempi dell’aneurisma - l’evento che ha portato la donna a versare in stato di coma - un anestesista avrebbe avanzato ai parenti una richiesta di consenso al prelievo degli organi. Un’inesattezza piuttosto grave - frutto anche di un utilizzo improprio dei termini - che potrebbe indurre in chi legge forti dubbi su chi siano effettivamente le persone a cui vengono prelevati gli organi. Sgombriamo il campo da ogni dubbio: «È solo in caso di morte cerebrale accertata che avviene - su richiesta di consenso - il prelievo. Una condizione ben diversa dal coma e stato vegetativo, situazioni in cui il prelievo degli organi non può in alcun modo avvenire» spiega Alessandro Nanni Costa, responsabile del Centro Nazionale Trapianti. 

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