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Coronavirus, dichiarata l'emergenza sanitaria globale

Aggiornato l'alert dell'Organizzazione Mondiale della Sanità per l'epidemia causata dal coronavirus a partire dalla Cina. Primi due casi anche in Italia. I consigli per prevenire il contagio

Il rischio, prima «moderato» e poi «elevato», è passato al massimo livello di guardia. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato l'emergenza sanitaria globale per l'epidemia da coronavirus (2019-nCoV). I casi confermati in Cina sono quasi 8.000 e una settantina in altri Paesi: tra cui l'Italia, che nella serata del 30 gennaio ha confermato le prime due diagnosi e annunciato da subito lo stop ai voli da e verso il Paese orientale. Le persone colpite, entrambe cinesi, sono ricoverate all'Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma. Quanto ai decessi, tutti verificatisi in Cina, si è a quota 170 (dato OMS al 30 gennaio). 

CORONAVIRUS: SITUAZIONE IN DIVENIRE

Dopo aver innalzato il rischio già nella giornata di martedì, l'ultimo provvedimento si è reso necessario alla luce dell'ampia diffusione del virus. La situazione rimane in continua evoluzione. Che il numero dei contagi potesse crescere - per l’Organizzazione Mondiale della Sanità ogni malato infetta in media tra 1,4 e 2.5 persone: il morbillo arriva a 18 - e interessare anche altri Paesi era un'evenienza prevista da tutti i modelli su cui gli esperti hanno lavorato a partire dal primo caso di infezione. L'ipotesi di dichiarare l'emergenza sanitaria globale - condizione riconosciuta già in passato in occasioni di epidemie come l’H1N1, Zika o Ebola - era stata avanzata già nei giorni scorsi da Ranieri Guerra, direttore generale aggiunto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Dai casi registrati finora, comunque, questo coronavirus sembra essere meno letale (2-9 per cento) rispetto alla Sars, che tra il 2002 e il 2003 fece all'incirca 800 morti (mortalità del 10 per cento). Ma più virulento, però.

VIRUS ANCHE DA PERSONE ASINTOMATICHE? 

Fondamentale è stato riconoscere prima la trasmissione dall'animale (quale però non è ancora stato chiarito) all'uomo, poi quella da uomo a uomo. Un rischio che, come spiega Silvio Brusaferro, presidente dell'Istituto Superiore di Sanità, può concretizzarsi soltanto «in caso di contatto molto ravvicinato con una persona che ha già contratto il coronavirus o che nelle ultime due settimane si è recata in una delle aree a rischio». Detto ciò, occorre comunque considerare che non è da escludere l'ipotesi che il virus si «annidi» nell'organismo senza generare sintomi. Ciò equivale a dire che, al momento, anche una persona senza le manifestazioni dell'infezione potrebbe «veicolare» il coronavirus. È quello che è accaduto prima in Germania e poi negli Stati Uniti. Un'eventualità che comunque non cambia le misure di precauzione già attuate in Italia, a partire dagli aeroporti

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