Vaccini meno efficaci e bassa copertura con la dose booster negli anziani hanno messo la Cina in condizioni inimmaginabili a due anni dallo scoppio della pandemia
Milioni di persone in lock-down. Provviste alimentari che scarseggiano. Quarantene infinite. Ad osservare ciò che sta accadendo in Cina -e in particolar modo a Shanghai- sembra di essere tornati indietro di due anni quando nel gennaio 2020 esplose la pandemia da Covid-19. Uno scenario impensabile se si considera che buona parte del mondo, proprio in questo momento, ha allentato considerevolmente le restrizioni tornano ad una vita molto simile all'epoca pre-pandemia. Un capovolgimento di fronte che nasce essenzialmente da una mancanza di strategia sul lungo termine nella gestione ordinaria di Sars-Cov-2. A salire sul banco degli imputati è, in estrema sintesi, la campagna vaccinale cinese: di fronte ad Omicron la minor efficacia intrinseca dei vaccini a virus inattivato e la scarsa copertura con una terza dose ha portato ad una situazione che nelle settimane sta diventanto sempre più insostenibile per la popolazione cinese.
DA ESEMPIO VIRTUOSO A FLOP
Ad inizio pandemia -dopo le prime settimane di sottovalutazione della portata del danno che avrebbe generato di lì a poco il nuovo coronavirus- la Cina, grazie ad un imponente lock-down e ad un sistema di tracciamento e gestione delle quarantene inimmaginabile altrove, stando ai dati ufficiali è riuscita a domare la pandemia. Nei mesi in cui in Europa e Stati Uniti si discuteva su quali restrizioni adottare in attesa dei primi dati sui vaccini, la situazione in Cina risultava ampiamente gestibile con una popolazione tornata -pur con tutte le precauzioni del caso- ad una routine quasi normale. Oggi, a due anni di distanza, la situazione si è completamente ribaltata. La domanda che in molti si pongono è la seguente: «come è possibile, nonostante siano passati due anni, essere punto a capo con uno dei lock-down più severi mai sperimentati?».