Antinfiammatori e antivirali possono essere utilizzati nei pazienti con Covid-19. I primi possono aiutare a ridurre la sintomatologia, i secondi riducono enormemente le probabilità di ricovero e decesso nelle persone a rischio. Ma la narrazione secondo cui l'utilizzo precoce dei primi ridurrebbe del 90% i ricoveri è fuorviante e fuori contesto. Inseriti già nel 2020 nelle linee guida sul trattamento di Covid-19 da parte del Ministero della Salute, gli antinfiammatori possono essere utili nel migliorare lo stato di salute ma non rappresentano la cura definitiva.
COVID-19: EVOLUZIONE DELLA MALATTIA
L'infezione da Sars-Cov-2, il virus causa di Covid-19, è caratterizzata da tre fasi. La prima è quella acuta, dove il virus entra nelle cellule grazie all'interazione con il recettore ACE2. In questa fase Sars-Cov-2 si moltiplica nelle vie aeree dell'ospite causando i classici sintomi come febbre e tosse secca. Tecnicamente questa prima parte viene definita "fase virale" della malattia che, nella maggior parte dei casi, si risolve spontaneamente senza la necessità di interventi specifici. I problemi iniziano a sorgere quando l'infezione non si risolve in poco tempo e la carica virale aumenta. In questi casi la persona sviluppa un'infiammazione polmonare caratterizzata da tosse, febbre e difficoltà respiratorie. Una quota di queste persone evolve poi nella terza fase della malattia dove a creare il danno non è più il virus in sè ma l'infiammazione sistemica che può portare a morte.







