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Epatite C: nuovi farmaci per tutti?

Uno studio di farmacoeconomia traccia un modello per rendere la spesa sanitaria sostenibile per i malati di epatite C.

Epatite C, arriverà il giorno in cui sarà soltanto un ricordo, anche se adesso i medici si trovano di fronte a una scelta: su quali pazienti agire subito e su quali rimandare la terapia.

Questione di costi, che andrebbe però probabilmente rivisitata alla luce delle conclusioni di uno studio pubblicato su Global & Regional Health and Technology Assessment.

Considerando che oggi si spende un milione di euro per assistere più di ottocentomila persone - stime degli esperti, in assenza di un registro ufficiale: di fatto l’1,5% della popolazione italiana - e la possibilità di abbattere i casi di infezione in meno di vent’anni, l’obiettivo è allargare la platea degli infetti da trattare già a partire dal 2016.


UN FARMACO PER L'EPATITE C

Quanto all’efficacia, nessun dubbio. I nuovi farmaci per l’eradicazione dell’epatite C - attivi soprattutto contro i genotipi 1 e 4 - rappresentano uno dei successi più importanti della medicina, negli ultimi anni.

Se sui cirrotici si limitano a spegnere l'infiammazione che caratterizza la malattia, sui pazienti agli stadi iniziali riescono perfino a eliminare l'infezione virale. La percentuale di guarigione, nel complesso, si calcola intorno al 95% dei casi.

Il vero problema è rappresentato dal loro costo: poco meno di trentasettemila euro per un ciclo di terapie in Italia (320 i centri in cui è possibile sostenerla), in tutto 12 settimane.

Cifre che hanno costretto l’Agenzia Italiana per il Farmaco a prevedere la sua rimborsabilità soltanto per i pazienti più gravi: i cirrotici e coloro con un fegato in avanzato stato di fibrosi. «Ma il paziente da trattare sarebbe pure quello precoce, in grado di registrare maggiori benefici a lungo termine», afferma Antonio Gasbarrini, direttore dell’unità operativa di gastroenterologia del policlinico Gemelli di Roma.

L'opinione, condivisa da tutta la comunità scientifica, ha dovuto però fare i conti con la necessità di porre il medico di fronte a una scelta: curare subito chi è più in gravi condizioni o il paziente che potenzialmente ha davanti una maggiore prospettiva di vita?

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