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Giochiamo insieme la partita della prevenzione

pubblicato il 25-01-2013

Campionessa sul campo, Enrica Merlo, lo è anche nella vita: “Spero che l’incontro tra volley e scienza sia fruttuoso per il bene di tutti, per la ricerca e per l’informazione scientifica”

Giochiamo insieme la partita della prevenzione

 

Campionessa sul campo, Enrica Merlo, lo è anche nella vita: “Spero che l’incontro tra volley e scienza sia fruttuoso per il bene di tutti, per la ricerca e per l’informazione scientifica”

E’ al suo primo anno da capitano, Enrica Merlo, libero della Foppapedretti Bergamo.

Maglia numero 8 e grandi occhi chiari, ha da poche settimane festeggiato i 24 anni. Gioca in serie A dal 2004, il suo compito è tenere su palloni imprendibili e questa volta tifa per la ricerca scientifica.

C'era anche lei alla presentazione dell’All Star Game femminile 2013, evento di grande sport che con la Fondazione Veronesi sarà dedicato alla ricerca e alla prevenzione (al Palaolimpia di Verona domenica 27 gennaio ore 18.30, in onda su RaiSport2 alle 20.30). Enrica giocherà nell'All Star Team Italia, che affronterà la selezione "Resto del mondo".

«E’ una grande iniziativa! Sono convinta che questo incontro fra pallavolo e ricerca darà buoni frutti. Il supporto di tanti personaggi di alto livello del mondo dello sport avvicinerà molte persone (penso soprattutto ai più piccoli e alle loro famiglie) ai temi della scienza e della prevenzione. Questa – dice Enrica - è anche la nostra partita: ce la metteremo tutta, ne va del nostro bene!».

Fra sacrificio e cura di sé, quanto “costa” a un’atleta restare in forma? «Viviamo per il nostro sport 8-9 ore al giorno, impegniamo il nostro fisico aldilà dei limiti cosiderati comuni, per anni: solo seguendo un corretto stile di vita, con un’alimentazione equilibrata, niente alcol e fumo, orari regolari e tanto riposo possiamo reggere i ritmi e mantenere il livello delle nostre prestazioni. Sembrerà brutale, ma il nostro corpo è il nostro mezzo di lavoro. Non siamo sole in questo, per fortuna nel mondo professionistico siamo affiancate da medici, nutrizionisti, ortopedici di ottimo livello che ci guidano e ci tengono al riparo dai rischi dell’improvvisazione».

L’evento con Fondazione Veronesi servirà anche a diffondere la cultura della prevenzione. I dati più recenti ci dicono che ancora oggi oltre la metà degli italiani non fa prevenzione e non risponde agli inviti allo screening. «Noi donne di sport sicuramente abbiamo un vantaggio, anzi due – commenta Enrica Merlo -. Siamo costantemente sottoposte a controlli, la società ci segue e si preoccupa della nostra salute, a tutto tondo. Perciò... siamo abituate, la visita dal ginecologo, gli esami del sangue, per noi è routine. Il secondo vantaggio è che conosciamo bene il nostro corpo, lo osserviamo, stiamo attente ai segnali di disagio; dobbiamo avere una salute che ci permetta di fare al meglio il nostro lavoro. E’ un messaggio che reputo fondamentale: la prevenzione conta, eccome!».

Cosa pensa un’atleta, abituata al pubblico e agli applausi, del lavoro dei ricercatori, quasi sempre lontano dalla ribalta? «Noi non siamo solo atlete, siamo innanzitutto donne, e quindi sapere che ci sono persone –spesso ragazze come noi – che ogni giorno lavorano per fare ricerca e scoprire magari qualcosa che un giorno sarà utile alla nostra salute fa piacere e fa sentire... più tranquille. Ho avuto poche volte occasione di ascoltare il professor Veronesi, ma ogni volta mi ha colpito, soprattutto per come parla dell’universo femminile (“le donne possiedono straordinarie qualità intellettuali e di personalità. Non devono tralasciare niente per valorizzarle”). E’ bello sentire parole così, ed è bellissimo sentirle da un uomo! Magari accadesse più spesso...».

Donatella Barus


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