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Farmaci venduti online, la metà è «contraffatta»

pubblicato il 26-05-2012
aggiornato il 18-01-2017

Non si sa con precisione da dove provengono, né cosa contengono e spesso le etichette sono false. Il mercato è in crescita, ma un farmaco economico può costare la vita

Farmaci venduti online, la metà è «contraffatta»

Non si sa con precisione da dove provengono, né cosa contengono e spesso le etichette sono false. Il mercato è in crescita, ma un farmaco economico può costare la vita

Si era sottoposta a un comunissimo test per capire il perchè di un persistente bruciore di stomaco ed è morta. La vicenda di Teresa Sunna, 28enne deceduta sabato 24 marzo, è ormai purtroppo tristemente nota: in uno studio medico privato di Barletta ha ingerito una dose letale di nitrito di sodio, etichettato come innocuo sorbitolo, prima di sottoporsi all’esame per rilevare eventuali intolleranze alimentari. Gli inquirenti della procura di Trani stanno indagando sull’ipotesi di un errore di confezionamento o di etichettatura, ma quel che risulta particolarmente grave in questa vicenda è che ad acquistare su Internet sia stato un centro medico e non uno «sprovveduto» cittadino. Un caso isolato, dicono le autorità. Tanto più che l’ambulatorio privato pugliese pare non fosse legalmente autorizzato.

I FARMACI SI COMPRANO SOLO IN FARMACIA - Il caso di Teresa ha comunque riacceso i riflettori su un grande pericolo in agguato sotto la superficie del  mare magnum internettiano: la vendita illegale di farmaci contraffatti tramite web è spaventosamente in crescita. E, secondo le stime del ministero della Salute, moltissimi italiani (oltre il 40 per cento) neppure sanno che nel nostro Paese è vietato l’acquisto di medicinali via internet. Ma c’è di peggio: stando ai dati in possesso dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) nemmeno tutti i medici sono ben informati.
«L’unico modo sicuro per acquistare un farmaco è comprarlo in farmacia» ribadisce il ministro della Salute Renato Balduzzi.
I prezzi vantaggiosi e la facilità di acquisto (garantendo l’anonimato, un vantaggio assai gradito specie a chi cerca rimedi contro l’impotenza) fungono da suadenti sirene per i naviganti di internet e per quei pazienti in difficoltà economiche. Ma gli esiti dell’inchiesta condotta recentemente dall’Aifa non lasciano dubbi: i farmaci comprati su Internet risultano contraffatti in oltre la metà dei casi. Ovvero non hanno né la qualità né la sicurezza degli originali e, quindi, non solo non garantiscono l’effetto benefico desiderato, ma possono comportare grandi rischi per la salute. 

LA CONTRAFFAZIONE? IN ITALIA NON ESISTE - In Italia il fenomeno della contraffazione è pressoché inesistente: la percentuale dei farmaci contraffatti presenti sul nostro mercato è pari allo 0,1 per cento, grazie soprattutto al sistema di tracciabilità del farmaco, che consente il monitoraggio, attraverso il bollino a lettura ottica, di ogni singola confezione.
Stando alle stime dell’Organizzazione mondiale della sanità, però, la situazione oltralpe è ben diversa: se in Europa soltanto l’uno per cento dei medicinali in commercio sarebbe contraffatto, si sale al 6-7 per cento considerando il traffico globale, con un pericolosissimo 20-30 per cento per i prodotti venduti nei Paesi in via di sviluppo. Da dove, secondo diverse inchieste, provengono in realtà moltissimi dei farmaci acquistati online sia dagli americani che dagli europei.
Il problema dunque ci riguarda ugualmente: se si acquista via web non si sa da dove provengano i medicinali, né cosa contengano in realtà (raramente quanto riportato sulle etichette corrisponde al vero). E’ bene che lo sappia quel 33 per cento di Italiani che valuta positivamente, come riporta un sondaggio Aifa, la possibilità di acquistare farmaci in rete.

 

Vera Martinella
Vera Martinella

Laureata in Storia, dopo un master in comunicazione, inizia a lavorare come giornalista, online ancor prima che su carta. Dal 2003 cura Sportello Cancro, sezione dedicata all'oncologia sul sito del Corriere della Sera, nata quello stesso anno in collaborazione con Fondazione Umberto Veronesi.


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