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Cardiologia

Colesterolo Ldl: dopo un ictus cerebrale meglio «fermarsi» a 70

pubblicato il 22-11-2019

Diminuire i livelli di colesterolo «cattivo» contribuisce a evitare un secondo evento cardio o cerebrovascolare. Il limite da raggiungere è quello di 70 milligrammi per decilitro

Colesterolo Ldl: dopo un ictus cerebrale meglio «fermarsi» a 70

Il livello del colesterolo Ldl nel sangue è uno dei primi indicatori da tenere sotto controllo nelle persone colpite da un ictus cerebrale. Oggi che quasi l'80 per cento di loro supera l'evento acuto, l'attenzione alla prevenzione secondaria è sempre più rilevante. L'obbiettivo è quello di dare ai pazienti gli strumenti per evitare una ricaduta, che può manifestarsi con un nuovo ictus, con un infarto o con un'angina. Ma fino a quale valore andrebbe abbassato il colesterolo «cattivo» per non correre troppi rischi?

ICTUS CEREBRALE:
FARE PREVENZIONE E' POSSIBILE

COLESTEROLO LDL: MEGLIO FERMARSI A 70

Fino a poco tempo fa, era ignota la soglia al di sotto della quale il rischio di un nuovo evento acuto non si sarebbe ulteriormente ridotto. Adesso, invece, lo scenario comincia a essere più chiaro. Anche nel caso dell'ictus, così come accaduto per la prevenzione secondaria dell'infarto, abbassare i livelli del colesterolo Ldl a 70 milligrammi per decilitro diminuirebbe il rischio di incappare in un secondo evento. Questo è quello che si evince da uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine, in cui i ricercatori hanno osservato le ricadute registrate in due diversi gruppi di pazienti: colpiti da un ictus (nei tre mesi precedenti) o da un attacco ischemico transitorio (negli ultimi 15 giorni). Gli appartenenti al primo sono riusciti a raggiungere livelli ematici di colesterolo Ldl inferiore o pari a 70, mentre tutti gli altri viaggiavano nell'intervallo compreso tra 90 e 110. Dai risultati si è visto che, nei tre anni e mezzo successivi all'inizio delle cure, il target più basso ha determinato una riduzione del 25 per cento del rischio di successivi eventi acuti


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LA TERAPIA COMBINATA

Nei pazienti colpiti da un ictus provocato dall'aterosclerosi, da più di dieci anni la prevenzione secondaria ruota attorno all'uso delle statine. Questa categoria di farmaci, inibendo la sintesi di colesterolo da parte dell'organismo, è di supporto alla dieta e all'attività fisica nella gestione dei livelli di colesterolo. Nello studio, per raggiungere l'obiettivo di abbassare ulteriomente il livello di quello Ldl, due terzi dei pazienti hanno ricevuto una terapia combinata. Quando necessario, alle statine (ad alte dosi) è stato infatti aggiunto l'ezetimibe, un farmaco usato prevalentemente nelle forme di ipercolesterolemia familiare. L'approccio sperimentale ha determinato un rapido ribasso dei valori di colesterolo «cattivo», senza far aumentare in maniera significativa i casi di emorragia cerebrale (raro, ma possibile effetto collaterale determinato da livelli troppo bassi di colesterolo).  

COLESTEROLO: SEMPRE PIU' IN BASSO

Il messaggio che emerge da questo studio è lo stesso diffuso ad agosto, in occasione dell'aggiornamento delle linee guida sulle dislipidemie. Nel documento, rivolgendosi ai pazienti infartuati, gli specialisti hanno fissato un valore di colesterolo Ldl pari a 55 come «traguardo» per un'efficace prevenzione secondaria. Ancora più stringente il limite posto per i pazienti ad altissimo rischio, colpiti da ripetuti eventi ischemici (a livello cardiaco, cerebrale o periferico) e già in terapia con le statine. Per loro, il paletto dell’Ldl è stato posto a 40. Quanto alla prevenzione a seguito di un ictus, «non siamo in grado di dire se possa avere senso spingersi al di sotto di 70 - afferma Pierre Amarenco, responsabile dell'unità di neurologia e stroke unit dell'ospedale Bichat di Parigi e primo firmatario dell'articolo -. Bisogna trovare un equilibrio tra i benefici determinati dalla riduzione dei valori di colesterolo e il costo sostenuto per raggiungere l'obbiettivo. Oltre una certa soglia, il gioco al ribasso potrebbe non avere più un impatto significativo».

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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