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Ginecologia

Fecondazione eterologa e un nuovo concetto di famiglia

pubblicato il 28-04-2014
aggiornato il 01-02-2017

Non esiste un unico modello di famiglia e nella filiazione l’eredità biologica non può e non deve prevalere su quella culturale che rispetta la libertà di scelta di ogni individuo

Fecondazione eterologa e un nuovo concetto di famiglia

La pronuncia della Consulta sulla fecondazione eterologa è l’ultima di una serie di sentenze che hanno riguardato la Legge 40/2004 e che insieme ad alcune modifiche nelle Linee Guida hanno profondamente mutato i capisaldi della regolazione della procreazione assistita. Sono caduti il limite al numero di embrioni che è possibile creare, l’obbligo al loro trasferimento contestuale nel grembo materno e la gradualità nell’impiego della medicina della riproduzione. Inoltre, è ora possibile ricorrere alla diagnosi genetica pre-impianto ed è consentito l’accesso alle tecniche da parte delle persone sieropositive in base al riconoscimento che la condizione infettiva è di fatto ostativa alla riproduzione e quindi assimilabile a una forma di infertilità. Vi sono stati mutamenti significativi anche nell’organizzazione dei centri, nella composizione professionale dell’équipe e nei contenuti del consenso informato.

Il fallimento della struttura teorica e delle singole previsioni della legge 40/2004 è ormai evidente. Voluta per ovviare all’assenza di tutele specifiche, essa produce oggi il peggiore dei mali: un’applicazione non omogenea sul territorio nazionale e l’oggettiva difficoltà da parte dei cittadini e degli operatori a orientarsi tra i cambiamenti introdotti. È anzi possibile che nuove sentenze facciano cadere anche l’ultima delle restrizioni maggiormente contestate, ovvero la possibilità di accedere alle tecnologie della riproduzione da parte delle coppie fertili ma portatrici di malattie genetiche.

L’assunto intellettualmente e politicamente errato da cui la legge scaturiva è quello dell’imposizione di un pensiero unico su temi così profondamente personali, peraltro con restrizioni aggirabili recandosi in uno qualsiasi degli stati dell’Unione europea. Tra i divieti più penalizzanti vi era quello della fecondazione eterologa, basato sull’idea che la naturalità del concepimento e il legame genetico siano più importanti dell’idea di famiglia come ‘comunità di affetti’ e che il diritto a conoscere le proprie origine biologiche da parte del figlio non possa essere garantita in altro modo che proibendo il ricorso a un donatore di gameti. La pretesa ideologica è che esista un unico modello di famiglia e che nella filiazione sia proprio l’eredità biologica e non quella culturale ad essere centrale. 

La sentenza della Corte Costituzionale dovrebbe indurre alla ragionevolezza il Parlamento. Occorre infatti riaffrontare l’intera materia abbandonando l’idea che il diritto abbia un primato assoluto sulla scienza e che non esista una pluralità di posizioni etiche. La nuova normativa dovrebbe viceversa tenere conto dei progressi biomedici intervenuti negli ultimi anni e basarsi su principi quanto più possibile universali, che permettano ai cittadini che aderiscono a differenti visioni morali e religiose di veder rispettate le proprie scelte e la propria libertà.

Istituto di Tecnologie Biomediche CNR e  Presidente Comitato etico Fondazione Umberto Veronesi


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