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Ginecologia

Fibromialgia, buone prospettive di cura con la terapia iperbarica

pubblicato il 06-07-2015
aggiornato il 01-11-2017

La terapia iperbarica è il trattamento utilizzato anche contro le embolie nei sub. Uno studio conferma che l’ossigeno ad alta pressione modifica le zone cerebrali in cui nasce il dolore, responsabile della fibromialgia

Fibromialgia, buone prospettive di cura con la terapia iperbarica

Servirà ottenere conferme da un campione più ampio di pazienti. Ma le prime evidenze riguardanti l’utilizzo della camera iperbarica per attenuare i dolori e migliorare la qualità della vita dei pazienti affetti da fibromialgia sono incoraggianti. Al punto da spingere Piercarlo Sarzi Puttini, direttore dell’unità operativa di reumatologia dell’ospedale Sacco di Milano, ad affermare che «clinicamente si tratta di un dato superlativo, superiore a qualsiasi evidenza che emerge dalle terapie farmacologiche».


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UNA NUOVA ARMA A DISPOSIZIONE?

La speranza, per oltre un milione di italiani, giunge da una ricerca pubblicata su Plos One che evidenzia l’efficacia del trattamento in camera iperbarica condotto su 24 donne, da almeno due anni consapevoli di soffrire del disturbo. Dallo studio è emerso che cinque sedute a settimana (ognuna della durata di un’ora e mezza), effettuate per due mesi, sono state sufficienti a ridurre l’entità del dolore in maniera più significativa rispetto alle terapie oggi in uso.

Al momento contro la fibromialgia, che spesso i pazienti faticano a veder riconoscersi dallo stesso personale sanitario, si utilizzano diversi approcci. Quelli farmacologici prevedono l’impiego, anche combinato, di anticonvulsivanti, antidepressivi e oppiodi, per ridurre la percezione del dolore periferico a livello centrale o innalzare la soglia dello stesso. Ai farmaci possono essere abbinati trattamenti riabilitativi, per migliorare il torno muscolare e ridurre la percezione del dolore, e di psicoterapia.


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L’OSSIGENO CAMBIA LA STRUTTURA CEREBRALE

Oggi, invece, si ipotizza che la terapia iperbarica - già utilizzata, oltre che nei casi di embolia, nelle intossicazioni da monossido di carbonio, nelle infezioni tissutali, nelle gangrene e nelle ulcere cutanee - possa essere efficace anche contro la fibromialgia, che dopo l’artrosi è la seconda malattia più diffusa in ambito reumatologico (ne soffre il 2% della popolazione). Le risonanze magnetiche effettuate dopo il trattamento hanno posto in risalto variazioni nell’attività cerebrale dell’area - la corteccia insulare posteriore - in cui si sviluppa il dolore. Segno che l’infusione di ossigeno a pressione elevata agirebbe direttamente alla radice della fibromialgia, e non soltanto sui sintomi. Precedenti studi hanno già dimostrato che l’approccio terapeutico favorisce la riparazione dei neuroni colpiti da ictus cerebrale non troppo, esteso anche a distanza di anni dall’episodio. Se, come i reumatologi concordano, la fibromialgia - caratterizzata da dolore diffuso ai muscoli e alle ossa e dalla presenza di punti dolenti in caso di pressione - chiama in causa in maniera diretta il sistema nervoso centrale, non possono dunque stupire i riscontri che promuovono un intervento alla radice del dolore.


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Resta da capire quanto questo miglioramento possa essere stabile nel tempo. «Uno dei limiti dello studio è quello di non fornire indicazioni sulla durata della terapia - prosegue Sarzi Puttini -. Non sappiamo se a questi pazienti bastino due mesi di trattamento o sia necessario farli entrare in camera iperbarica con cadenza regolare. Di conseguenza varia anche l’aspetto legati ai costi e all’efficacia della terapia». Ma i benefici che la terapia apporta nelle persone che soffrono di cefalea e dolore post-traumatico, documentati da diverse ricerche, inducono lo specialista a essere fiducioso. «Oggi sappiamo che il dolore modifica la plasticità neuronale in questi pazienti. Se l’ossigenoterapia è riuscito a ridurlo nei casi di cefalea, non vedo perché non possa confermarsi anche nella nostra categoria di pazienti». Presto, proprio all’ospedale Sacco, partirà una sperimentazione che punta a confermare i risultati di questa ricerca.


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COME FUNZIONA LA CAMERA IPERBARICA?

L’ossigenoterapia iperbarica si effettua in un ambiente chiuso in cui la pressione atmosferica viene portata a livelli più alti rispetto alla norma. Durante la fase di compressione, i pazienti respirano di ossigeno puro attraverso maschere oro-nasali. I tempi del trattamento possono variare in base alla malattia da trattare, così come il numero di sedute totali.

Non possono entrare nella camera iperbarica solo le persone con gravi scompensi cardiaci, gli epilettici e chi soffre di claustrofobia. La terapia è adatta anche ai bambini e agli anziani che riescono a compensare la pressione attraverso la deglutizione.


@fabioditodaro

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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