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I nostri ricercatori

Una nuova strategia terapeutica per la cura del glioma

pubblicato il 24-07-2017
aggiornato il 28-07-2017

Dai batteri una molecola ad azione antitumorale non tossica per i neuroni potrebbe aprire la strada a una promettente terapia per questi tumori cerebrali a prognosi ancora infausta

Una nuova strategia terapeutica per la cura del glioma

I gliomi sono tumori del sistema nervoso centrale che possono svilupparsi da diverse cellule cerebrali; fra di essi, il glioblastoma multiforme è il più aggressivo. Colpisce generalmente tra i 45 e i 75 anni di età, ma ne esistono anche forme infantili. La prognosi di questo tumore è spesso negativa: i pazienti con glioblastoma generalmente sopravvivono meno di un anno dalla prima diagnosi, anche se sottoposti a rimozione chirurgica, seguita da radioterapia e chemioterapia. C’è, quindi, un estremo bisogno di sviluppare nuove strategie terapeutiche e di comprendere in maniera più dettagliata la fisiopatologia di questo tumore cerebrale. Tra i ricercatori votati a questa missione c’è anche Chiara Cerri. A Pisa Chiara ha prima studiato: biologia all’università cittadina e dottorato di ricerca come allieva di perfezionamento presso la Scuola Normale Superiore. E ora lavora come ricercatrice all’Istituto di Neuroscienze del Cnr, grazie al contributo assicurato alla Fondazione Umberto Veronesi dall'associazione «Dedicato a te».
 

Chiara, raccontaci più nei dettagli la tua ricerca sui gliomi. 

«Il progetto studia i cambiamenti funzionali che accompagnano la crescita tumorale: utilizzando un modello murino di glioma, analizzeremo le disfunzioni visive e la comparsa di crisi epilettiche, spesso diagnosticate nei pazienti affetti da queste neoplasie. In questo modo, potremo testare le potenzialità terapeutiche di CNF1, una tossina batterica che ha dimostrato di avere effetti anti-tumorali e neuro-protettivi; somministrare CNF1 permetterà di recuperare i deficit funzionali indotti dal glioma e di rallentare la crescita del tumore? Questa è la domanda a cui vogliamo dare risposta».

 

Quale sarebbe il vantaggio di usare un a tossina batterico rispetto alla chemioterapia?

«A differenza di altri agenti anti-tumorali, CNF1 non è tossica per i neuroni e le sua azione anti-proliferativa è ben evidente nei modelli sperimentali. Il nostro progetto fornirà per la prima volta un’analisi dettagliata della risposta neuronale legati allo sviluppo del glioma e chiariranno se CNF1 è anche in grado di preservare la struttura e la funzione dei neuroni vicini al tumore».

 

Quali prospettive apre per le eventuali possibili applicazioni alla salute umana?

«Nel suo complesso, questo progetto aiuterà a chiarire le alterazioni funzionali delle aree cerebrali interessate dal tumore e validerà una nuova opzione terapeutica per il trattamento del glioma. CNF1 potrebbe, infatti, essere implementata in protocolli clinici simili a quelli già esistenti per la somministrazione locale di farmaci anti-tumorali».

 

Quando hai capito che la tua strada era quella della ricerca?

«La prima volta in cui, all’Università, ho visitato un laboratorio e ho guardato al microscopio un vetrino durante le esercitazioni di istologia».

 

Come ti vedi fra dieci anni?

«Vorrei arrivare a gestire un mio gruppo di ricerca».

 

Cosa ti piace di più del tuo lavoro?

«Ti mette in relazione con molte persone da più parti del mondo per lo scambio di idee e collaborazioni. E’ per me una soddisfazione ottenere risultati interessanti e poi divulgarli all’interno della comunità scientifica».

 

E cosa invece eviteresti volentieri?

«La precarietà».

 

Se ti dico scienza e ricerca, cosa ti viene in mente?

«Futuro e progresso».

Una figura che ha ispirato nella tua vita.

«La mia insegnante di scienze al liceo. Talmente tanto che se non avessi deciso di fare ricerca, avrei seguito anche io le sue orme».

 

Qual è il senso profondo che ti spinge a fare ricerca ogni giorno?

«La speranza che i miei risultati possano un giorno essere applicabili ai pazienti».
 

Cosa ne pensi dei complottisti e delle persone contrarie alla scienza per motivi ideologici?

«Non condivido la loro chiusura mentale. Le cause sono sicuramente l’ignoranza, la cattiva informazione e il pregiudizio».

 

Chiara Segré
Chiara Segré

Chiara Segré è biologa e dottore di ricerca in oncologia molecolare, con un master in giornalismo e comunicazione della scienza. Ha lavorato otto anni nella ricerca sul cancro e dal 2010 si occupa di divulgazione scientifica. Attualmente è Responsabile della Supervisione Scientifica della Fondazione Umberto Veronesi, oltre che scrittrice di libri per bambini e ragazzi.


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