Oncologia

Chi sopravvive al tumore rischia meno l'Alzheimer

pubblicato il 26-05-2012

E anche meno il Parkinson. Una ricerca Usa constata una “associazione inversa” tra cancro e malattie neurodegenerative. Fabrizio Tagliavini del Besta: «Il motivo potrebbe stare in una molecola detta Pin1, che di solito è ‘sovraespressa’ nei malati oncologici e poco presente nel cervello colpito da demenza»

Chi sopravvive al tumore rischia meno l'Alzheimer

Chi sopravvive a un tumore ha un minore rischio di contrarre l’Alzheimer. E vale pure l’opposto: chi è stato colpito dalla malattia degenerativa al cervello meno facilmente degli altri verrà aggredito da un cancro. Un’associazione inversa che era stata già notata e che è stata portata di attualità da una ricerca pubblicata sul British Medical Journal  e condotta dalla specialista americana in geriatria e oncologia Jane A. Driver di Boston. Indagate per oltre 10 anni 1.300 persone dai 65 anni in su che avevano o non avevano avuto un cancro ma che certamente non portavano  segni di demenza quando furono arruolate. Come mai questa “associazione inversa” se non si vuole ipotizzare una clemenza del destino?

SOLO PROVE SU ANIMALI - «L’ipotesi, che si deve sempre alla Driver, è che il legame tra le due gravi malattie sia costituita da una molecola, denominata Pin 1», spiega il professor Fabrizio Tagliavini dell’Istituto Besta di Milano, dove dirige l’Unità operativa di  neuropatologia. «Questa molecola ha due funzioni essenziali: facilita la conformazione delle proteine  e controlla il ciclo cellulare. Ora, si è notato che questa molecola è ‘sovraespressa’ in molti tumori umani mentre la sua funzione è ridotta in un cervello colpito dall’Alzheimer».

Applicazioni pratiche? Siamo lontanissimi, ancora a livelli di prove sui topi. «E qui si è mostrato che l’inibizione di questa Pin 1, necessaria per la divisione cellulare,  provoca una regressione del tumore, mentre se la si potenzia nei modelli animali si è visto che inibisce la neurodegenerazione. Questo termine è quanto mai appropriato perché si è verificato che la stessa inibizione si ha con il Parkinson ».

IL “VANTAGGIO” DEL FUMATORE - C’è un’altra particolarità della ricerca dinanzi alla quale il professor Tagliavini ammette che ipotesi ancora non si possono fare. Ed è questa: chi ha avuto un cancro correlato al fumo ha probabilità ancora minori di essere colpito da Alzheimer. Ma anche in questo caso non tiri un sospiro di sollievo chi non riesce a staccarsi dalla sigaretta: perché chi sopravvive a questi tipi di tumore, è più soggetto in modo sensibile a possibilità di ictus. «Questo studio è abbastanza solido e molto interessante», conclude lo specialista del Besta, «ma va confermato con ricerche su una popolazione più estesa».

 

Serena Zoli
Serena Zoli

Giornalista professionista, per 30 anni al Corriere della Sera, autrice del libro “E liberaci dal male oscuro - Che cos’è la depressione e come se ne esce”.


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