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Oncologia

Con la medicina alternativa minori chance di sopravvivere al cancro

pubblicato il 28-09-2017
aggiornato il 27-11-2017

Il rischio di morte cresce in maniera significativa. L'analisi di un gruppo di ricercatori statunitensi è stata condotta nei cinque anni successivi alla diagnosi in pazienti affetti da tumori al seno, alla prostata, al polmone e al colon-retto

Con la medicina alternativa minori chance di sopravvivere al cancro

C'è chi pensa di bere urine e chi di ingurgitare bicarbonato. Chi opta per una dieta vegana e chi sposa il metodo Hamer: secondo cui il cancro non sarebbe altro che la ripercussione sul corpo di un malessere di origine psicologica. Non di rado le cure alternative contro i tumori vengono preferite a quelle validate dalla comunità scientifica. Numeri ufficiali relativi allo scenario italiano non ce ne sono, ma i recenti casi di cronaca della giovane Eleonora (leucemia) e della trentatreenne Alessandra (tumore al seno) hanno riacceso i riflettori sulla cosiddette terapie non convenzionali. Ma quando si ha un tumore, abbandonare le cure mediche per sposare la causa della medicina alternativa può aumentare le probabilità di morte in maniera significativa nei cinque anni che seguono la diagnosi. 

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DIFFERENZE EVIDENTI NEI TASSI DI SOPRAVVIVENZA

Il dato emerge da uno studio condotto da un gruppo di scienziati del centro per la ricerca sul cancro di Yale e pubblicato sul Journal of the National Cancer Institute. I ricercatori hanno esaminato i dati di 840 pazienti che avevano ricevuto una diagnosi di cancro tra il 2004 e il 2013. Di questi, a seguito di una scelta spontanea, 280 s'erano affidati alla medicina non convenzionale: con approcci non sempre uguali tra loro. Nel confronto effettuato a cinque anni con i pazienti con le medesime neoplasie, trattate però con la chirurgia, la chemio e la radioterapia, è emerso un rischio di morte più alto per tutte le forme tumorali prese in esame. La probabilità, hanno spiegato gli autori dello studio, «è risultata in media accresciuta di 2,5 volte». Ma in alcuni casi, in realtà, l'aumento è risultato più che doppio. Mentre il 41 per cento di chi riceve trattamenti convenzionali per il tumore del polmone era vivo dopo cinque anni dalla diagnosi, soltanto il venti per cento degli altri risultava esserci riuscito. Idem dicasi per il tumore del colon: con quote di sopravvivenza variabili tra il 33 (pazienti curati con metodi alternativi) e il 79 per cento (dato medio registrato tra i malati trattati in maniera convenzionale).

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COME MAI C'E' CHI SOPRAVVIVE? 

Qualcuno potrebbe però chiedersi: come mai, se simili approcci sono privi di efficacia, c'è anche chi sopravvive comunque oltre i cinque anni pur avendo sposato la linea della medicina alternativa? Premesso che sarebbe errato raggruppare tutti i tumori sotto un unico cappello, secondo i ricercatori a fare la differenza sarebbe la scelta di tornare alle terapie convenzionali che molti dei pazienti coinvolti nello studio avrebbero assunto dopo aver verificato l'assenza dei risultati sperati. Prova ne è pure il riscontro che chi aveva deciso fin da subito di affidarsi alla medicina non convenzionale, senza nemmeno iniziare un trattamento standard, mostrava tassi di sopravvivenza sensibilmente più bassi rispetto agli altri pazienti. 

PAZIENTI BENESTANTI E ISTRUITI

I risultati hanno fornito la prova documentale «che l'uso della medicina alternativa al posto di quella tradizionale peggiora i tassi di sopravvivenza tra i malatki di cancro», afferma Skyler Johnson, radioterapista allo Yale Cancer Center e prima firma della pubblicazione. «L'auspicio è che queste informazioni possano essere utilizzate da tutti i medici nei colloqui con i loro pazienti, per farli desistere dall'idea di abbandonare le cure standardizzate per approcci che non hanno mai dimostrato un beneficio in termini di sopravvivenza». Eppure, nonostante ciò, gli esperti denotano un interesse crescente nei confronti di questi approcci non convenzionali. Negli anni scorsi un oncologo statunitense segnalò come perfino Steve Jobs sarebbe morto per aver dato fiducia a trattamenti non validati su base scientifica. La percezione, pur in assenza di statistiche ufficiali, è che un'analoga tendenza si stia registrando anche in Italia: nonostante nel nostro Paese gli standard di cura siano tra i migliori in Europa. La ricerca ha svelato come i pazienti che optavano per la medicina alternativa - che viene ben distinta da quella complementare e integrativa: definizione con la quale si riconoscono le pratiche utilizzate in aggiunta alle terapie tradizionali - fossero mediamente più giovani, benestanti, istruiti e meno frequentemente condizionati dalla contemporanea presenza di altre malattie. Un dato che, secondo gli specialisti, non deve stupire. Negli Stati Uniti le terapie non convenzionali non risultano coperte dalle assicurazioni, motivo per rappresentano una soluzione alla portata soltanto per i più abbienti.

 

 

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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