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Oncologia

Con la medicina alternativa minori chance di sopravvivere al cancro

Il rischio di morte cresce in maniera significativa. L'analisi di un gruppo di ricercatori statunitensi è stata condotta nei cinque anni successivi alla diagnosi in pazienti affetti da tumori al seno, alla prostata, al polmone e al colon-retto

C'è chi pensa di bere urine e chi di ingurgitare bicarbonato. Chi opta per una dieta vegana e chi sposa il metodo Hamer: secondo cui il cancro non sarebbe altro che la ripercussione sul corpo di un malessere di origine psicologica. Non di rado le cure alternative contro i tumori vengono preferite a quelle validate dalla comunità scientifica. Numeri ufficiali relativi allo scenario italiano non ce ne sono, ma i recenti casi di cronaca della giovane Eleonora (leucemia) e della trentatreenne Alessandra (tumore al seno) hanno riacceso i riflettori sulla cosiddette terapie non convenzionali. Ma quando si ha un tumore, abbandonare le cure mediche per sposare la causa della medicina alternativa può aumentare le probabilità di morte in maniera significativa nei cinque anni che seguono la diagnosi. 

DIFFERENZE EVIDENTI NEI TASSI DI SOPRAVVIVENZA

Il dato emerge da uno studio condotto da un gruppo di scienziati del centro per la ricerca sul cancro di Yale e pubblicato sul Journal of the National Cancer Institute. I ricercatori hanno esaminato i dati di 840 pazienti che avevano ricevuto una diagnosi di cancro tra il 2004 e il 2013. Di questi, a seguito di una scelta spontanea, 280 s'erano affidati alla medicina non convenzionale: con approcci non sempre uguali tra loro. Nel confronto effettuato a cinque anni con i pazienti con le medesime neoplasie, trattate però con la chirurgia, la chemio e la radioterapia, è emerso un rischio di morte più alto per tutte le forme tumorali prese in esame. La probabilità, hanno spiegato gli autori dello studio, «è risultata in media accresciuta di 2,5 volte». Ma in alcuni casi, in realtà, l'aumento è risultato più che doppio. Mentre il 41 per cento di chi riceve trattamenti convenzionali per il tumore del polmone era vivo dopo cinque anni dalla diagnosi, soltanto il venti per cento degli altri risultava esserci riuscito. Idem dicasi per il tumore del colon: con quote di sopravvivenza variabili tra il 33 (pazienti curati con metodi alternativi) e il 79 per cento (dato medio registrato tra i malati trattati in maniera convenzionale).

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