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Oncologia

Dopo un tumore al seno, dieta e movimento fanno la differenza

Due studi che saranno presentati ad ASCO rafforzano il ruolo dello stile di vita dopo un tumore al seno: benefici su metabolismo e qualità di vita, mentre sulle recidive serve ancora cautela

Dieta, attività fisica e controllo del peso sono tutti fattori che possono migliorare la salute delle donne operate per tumore al seno. A confermarlo ancora una volta sono due studi, dedicati al ruolo degli interventi sullo stile di vita dopo la diagnosi, che saranno presentati al congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO).

Il primo, condotto in Italia all'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, ha valutato un programma basato su dieta mediterranea a basso indice glicemico, camminata veloce quotidiana e supplementazione con vitamina D. I risultati hanno mostrato benefici su peso e sindrome metabolica. Inoltre, nelle donne con tumore ormono-positivo più aderenti al programma, è emerso un segnale favorevole sulla riduzione del rischio di recidiva. 

Il secondo studio, il trial BWEL, ha analizzato l’effetto di un intervento di perdita di peso sulla qualità di vita nelle donne con tumore al seno e indice di massa corporea elevato. I benefici riguardano soprattutto funzione fisica, salute globale, partecipazione alle attività quotidiane e riduzione della fatigue. 

Anche se nel complesso i dati non trasformano dieta e attività fisica in una vera e propria terapia anticancro, le evidenze raggiunte indicano che lo stile di vita può diventare una componente sempre più concreta della presa in carico dopo la diagnosi: non più solo raccomandazioni generiche, ma interventi strutturati, misurabili e valutati in studi clinici.

DAL BUONSENSO AGLI STUDI CLINICI

Mangiare meglio, muoversi di più e controllare il peso sono da sempre indicazioni generiche e di buon senso che i medici continuano a consigliare alle donne dopo una diagnosi di tumore al seno. Importanti per la salute generale, spesso sono difficili da tradurre in programmi precisi.

Oggi però lo scenario sta cambiando. La domanda non è più soltanto se sia opportuno promuovere uno stile di vita sano bensì se programmi strutturati di alimentazione, attività fisica e perdita di peso possano migliorare la salute globale delle pazienti?

I due studi presentati ad ASCO vanno proprio in questa direzione. Pur con obiettivi diversi, le analisi hanno mostrato che intervenire sullo stile di vita può produrre effetti misurabili su aspetti molto concreti della salute: peso corporeo, metabolismo, funzione fisica, fatigue e qualità di vita.

DIETA MEDITERRANEA, CAMMINO E VITAMINA D

Lo studio italiano ha coinvolto quasi 500 donne tra i 30 e i 74 anni, arruolate entro 12 mesi da una diagnosi di tumore al seno in stadio I-III. Le partecipanti sono state assegnate a due gruppi: uno ha ricevuto consigli standard su dieta mediterranea e riduzione della sedentarietà; l’altro un intervento più intenso, con indicazioni su dieta mediterranea a basso indice glicemico e 30 minuti al giorno di camminata veloce aggiuntiva. In entrambi i gruppi è stata prevista la supplementazione con vitamina D. 

L’obiettivo principale era valutare il rischio di recidiva a 33 mesi. Seppur globalmente lo studio non ha fornito dati statisticamente significativi nella riduzione del rischio di recidiva per tutte le donne prese in esame, il dato più interessante è emerso osservando l’aderenza al programma: tra le donne con tumore al seno ormono-positivo che hanno seguito più fedelmente l’intervento, il rischio di recidiva è risultato più basso rispetto alle altre. La riduzione stimata è stata del 76%. 

Un risultato da leggere però con attenzione: ciò non significa che dieta e attività fisica possano sostituire le terapie oncologiche. E non basta, da solo, per trasformare il programma in una strategia anti-recidiva già definita. Il risultato indica però che nelle pazienti più aderenti, soprattutto nel sottogruppo con tumore ormono-positivo, un segnale favorevole sembra esserci.

BENEFICI SU PESO E METABOLISMO

Più immediati sono i risultati sul piano metabolico. Le donne assegnate all’intervento intensivo hanno perso più peso rispetto al gruppo di controllo: circa 3 chili contro 1,7. Anche l’indice di massa corporea si è ridotto in modo più marcato.

Un altro dato riguarda la sindrome metabolica, una condizione in cui si sommano più fattori di rischio, come aumento della circonferenza addominale, pressione alta, alterazioni della glicemia e dei grassi nel sangue. Nello studio, la percentuale di donne che rientravano nei criteri della sindrome metabolica si è ridotta del 65% nel gruppo intervento e del 34% nel gruppo di controllo. La probabilità di remissione, cioè di uscire da quella condizione e non rientrare più nei criteri diagnostici, è risultata circa 2,5 volte più alta tra le donne che avevano seguito il programma intensivo.

Si tratta di un dato importante poiché dopo un tumore al seno, migliorare il profilo metabolico non è un aspetto secondario: significa intervenire su salute cardiovascolare, peso e sedentarietà, elementi che incidono sulla qualità della vita e sulla salute a lungo termine.

PERDERE PESO MIGLIORA LA QUALITÀ DI VITA

Il secondo studio, BWEL, ha affrontato lo stesso tema da un’altra prospettiva: non tanto il rischio di recidiva, quanto la qualità di vita. Il trial ha coinvolto donne con tumore al seno in stadio II-III e indice di massa corporea elevato. Le partecipanti sono state assegnate a un programma di perdita di peso della durata di 24 mesi, associato a educazione alla salute, oppure alla sola educazione alla salute.

Nei dati presentati ad ASCO, relativi alle prime 540 pazienti, a 6 mesi il gruppo sottoposto all’intervento di perdita di peso ha mostrato risultati migliori in diversi ambiti: funzione fisica, salute generale, partecipazione alle attività quotidiane Benefici che, nel complesso, si sono mantenuti anche a 24 mesi.

Importante anche il dato sulla fatigue, che si è ridotta grazie al programma di movimento. La stanchezza persistente è uno dei sintomi più frequenti dopo le cure oncologiche e può interferire con il lavoro, la vita familiare e la ripresa delle normali attività. Ridurla significa migliorare un aspetto molto concreto della quotidianità delle pazienti.

Non tutti gli indicatori, però, sono migliorati. Nello studio, purtroppo, non sono emerse differenze significative per ansia, depressione, disturbi del sonno e dolore.

UNA PARTE DELLA CURA DOPO LA DIAGNOSI

Presi insieme, i due studi indicano una direzione chiara: lo stile di vita sta entrando sempre di più nella presa in carico delle donne dopo un tumore al seno. Per ora, nel tumore al seno, i dati più solidi riguardano peso, metabolismo, funzione fisica, fatigue e qualità di vita. Sul rischio di recidiva il quadro resta più prudente: il segnale osservato nelle donne più aderenti al programma italiano, soprattutto nei tumori ormono-positivi, è interessante ma deve essere confermato. In altre neoplasie, però, il tema dell’attività fisica ha già raggiunto un livello di evidenza più avanzato. Nel tumore del colon, lo studio CHALLENGE -come raccontato in questo nostro approfondimento dal congresso ASCO dello scorso anno- ha dimostrato che un programma strutturato di esercizio fisico dopo chirurgia e chemioterapia adiuvante può ridurre il rischio di recidiva o di nuovo tumore e migliorare la sopravvivenza nei pazienti con malattia in stadio III o II ad alto rischio.

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