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Oncologia

Per il tumore al seno una semplice iniezione

pubblicato il 16-04-2013

Il futuro della terapia con anticorpi monoclonali potrà essere sottocute. Molti i vantaggi: migliore qualità della vita, minore invasività, somministrazione e degenza più brevi. E’ in via sperimentale al Pascale di Napoli

Per il tumore al seno una semplice iniezione

Il futuro della terapia con anticorpi monoclonali potrà essere sottocute. Molti i vantaggi: migliore qualità della vita, minore invasività, somministrazione e degenza più brevi. E’ in via sperimentale al Pascale di Napoli

È in corso a Napoli, presso l’Istituto Nazionale Tumori Pascale, una sperimentazione per la somministrazione della terapia biologica con trastuzumab (Herceptin®) sottocute in caso di tumore HER2 positivo. Ad annunciare la modalità innovativa del trattamento è Michelino De Laurentiis, direttore dell’U.O.C. Oncologia Medica Senologica della struttura partenopea. L’iniziativa rientra nell’ambito del progetto itinerante All around patients, rivolta a sensibilizzare le donne affette da tumore del seno sulle innovazioni diagnostico-terapeutiche presenti nelle strutture ospedaliere italiane di eccellenza.

LO STUDIO –Potrebbe presto cambiare volto la somministrazione del trastuzumab in caso di tumore alla mammella HER2 positivo: una forma di neoplasia particolarmente aggressiva che colpisce circa il 25% delle donne, specie in giovane età. «La nostra struttura è coordinatrice di uno studio clinico, lo SafeHER – spiega De Laurentiis – partito nel 2012 e a cui partecipano circa 500 centri internazionali, che ha l’intento di testare l’efficacia della somministrazione di terapia biologica per via sottocutanea. Il progetto prevede il reclutamento (ancora in corso) di circa 2.500 donne che riceveranno per un anno, come terapia adiuvante, l’anticorpo monoclonale trastuzumab (trattamento indispensabile per i tumori mammari HER2-positivi) nell’innovativa formulazione. La modalità di somministrazione è duplice a seconda del gruppo a cui le donne verranno candidate: o con una iniezione effettuata dal personale sanitario o autosomministrata attraverso un dispositivo elettronico usa-e-getta appositamente creato e consegnato alle pazienti». I risultati preliminari dello studio sono positivi. «Essi sono sovrapponibili – continua l’oncologo – a quelli ottenuti con il trattamento per via endovena, ma con il vantaggio di migliorare la qualità della vita della donna». Sono molteplici infatti i benefici di una terapia sottocutanea. «In primo luogo – continua De Laurentiis – la modalità di somministrazione è meno invasiva rispetto a quella endovenosa, può avvenire in tempi più rapidi (si passa dai 30-90 minuti di un trattamento ‘tradizionale’ a circa 5) e non vi è attesa per la poltrona d’infusione. Questo significa che anche la permanenza in ospedale per il trattamento è ridotta al minimo indispensabile».

IL FUTURO – Niente spostamenti e sempre meno disagi: si fa largo, nelle aspettative degli oncologi, la possibilità in un prossimo futuro di trattamenti gestiti al domicilio. «Per l’autosomministrazione dei farmaci – conclude il direttore – molto dipenderà dagli Enti regolatori (ma siamo ottimisti poiché l’Europa è all’avanguardia su questi temi rispetto agli Stati Uniti) e dalle pazienti le cui preferenze a un trattamento per via tradizionale o più rivoluzionaria sottocute verranno vagliate con lo studio mirato, il PrefHER».

Francesca Morelli


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