Chiudi
Oncologia

Il tumore dell'ovaio si previene (anche) evitando il cibo spazzatura

pubblicato il 22-07-2020

Un consumo elevato di grassi trans aumenterebbe il rischio di insorgenza di tumore dell'ovaio. I consigli da seguire per una prevenzione efficace

Il tumore dell'ovaio si previene (anche) evitando il cibo spazzatura

Seguire una dieta povera di acidi grassi trans per prevenire l'insorgenza della più aggressiva forma di cancro ginecologico: il tumore dell'ovaio. È questo il messaggio che giunge da uno studio condotto dai ricercatori dell'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc), pubblicato sulla rivista Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention. La considerazione nasce dall'ultima tappa del lavoro condotto nell'ambito del progetto «Epic»: il maxi-studio avviato 27 anni anni fa per studiare il ruolo della dieta e più in generale degli stili di vita nell’insorgenza delle malattie oncologiche. Ricostruendo le abitudini alimentari delle donne ammalatesi, gli autori del lavoro hanno concluso che «chi consuma livelli elevati di cibi ricchi di grassi trans, ha un rischio del 34 per cento più elevato di sviluppare un carcinoma ovarico», rispetto a chi ne porta a tavola pochi o nessuno.  

TUMORE DELL'OVAIO: DI FRONTE
A QUALI SINTOMI INSOSPETTIRSI? 

TUMORE DELL'OVAIO: RISCHI CRESCENTI CON UNA DIETA RICCA DI GRASSI TRANS

Questo è il primo studio prospettico a dimostrare una relazione tra l'apporto di alimenti ricchi in acidi grassi trans e il rischio di sviluppare il tumore dell'ovaio. In precedenza, una correlazione analoga era emersa per i tumori al seno, alla prostata, al pancreas e al colon-retto. Partendo da quasi 1.500 diagnosi di tumore dell'ovaio e potendo contare anche sulle rilevazioni degli acidi grassi trans nel plasma, i ricercatori hanno potuto osservare un trend di crescita simile: tanto per i consumi di grassi trans quanto per il rischio di sviluppare un carcinoma. Secondo una stima formulata dagli epidemiologi dell'Istituto di Lione, «quasi il 12 per cento delle diagnosi potrebbe essere attribuibile a un elevato apporto di acidi grassi trans». È la prima volta che emerge una correlazione di questo tipo, per quello che è il più insidioso tumore ginecologico: 5.200 le diagnosi che si registrano ogni anno in Italia, 3.260 i decessi conteggiati nel nostro Paese nel 2018.


Quali sono i meccanismi che legano un alimento al rischio oncologico?

 

ACIDI GRASSI TRANS: DI COSA SI TRATTA? 

I grassi trans rappresentano un ingrediente presente in alcuni alimenti di origine animale: prodotti lattiero-caseari e carne derivata dai ruminanti. Quindi: hamburger, salsicce, interiora, burro e formaggi (sopratutto stagionati). Ma c'è una differenza di fondo tra gli alimenti che contengono naturalmente acidi grassi trans e gli stessi prodotti ad hoc e aggiunti agli alimenti. Il riferimento è sopratutto alla margarina, al burro chiarificato (di origine animale) e ad altri oli vegetali resi solidi e aggiunti a merendine, glasse, biscotti, patatine fritte, pasti confezionati per prolungare la vita dei prodotti reperibili sugli scaffali dei supermercati. Un'abitudine sbocciata a partire dalla fine degli anni '50, «quando si diffuse il messaggio che qualsiasi grasso di origine animale, come il burro, fosse assolutamente nocivo - dichiara Elena Dogliotti, biologa nutrizionista e membro della supervisione scientifica della Fondazione Umberto Veronesi -. Negli anni abbiamo però capito che un eccesso di grassi trans, seppure di origine vegetale, può essere più dannoso per il cuore e per le arterie. Il rischio complessivo di malattia cardiovascolare, per esempio, aumenta significativamente in relazione a un elevato consumo di acidi grassi trans. Per questo motivo il consiglio è quello di consumarne il meno possibile e di praticare attività fisica, che contribuisce a regolare l'equilibrio tra i grassi».


Tumore al seno: meno grassi nella dieta e diminuisce il rischio di morte


ACIDI GRASSI TRANS E CANCRO: QUALE RELAZIONE?

Il riscontro degli esperti - è bene precisarlo - è soltanto di natura epidemiologica. E, come tale, offre uno spunto di conoscenza utile (soprattutto) in chiave preventiva. Ma non dice nulla dei meccanismi biologici che potrebbero sottostare alla correlazione tra il consumo di acidi grassi trans e il rischio di ammalarsi di tumore dell'ovaio. I dati sperimentali in grado di supportare l'ipotesi sono ancora limitati. Diversi studi hanno però dimostrato - in maniera piuttosto incontrovertibile - che il consumo di acidi grassi trans predispone all'insorgenza del sovrappeso e dell'obesità. Ma non solo, visto che sembrerebbe accrescere lo stress ossidativo (associato allo sviluppo di malattie come le malattie cardiache), i livelli di estrogeni e l'infiammazione. Tutte condizioni di rischio considerate dei fattori che possono predisporre all'insorgenza del carcinoma ovarico. 

GRASSI TRANS: ADDIO ENTRO IL 2023?

Questi dati supportano quella che è l'intenzione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità: far sparire i grassi trans da tutti gli alimenti e da tutte le latitudini. Sull'onda di quanto fatto prima dalla Food and Drug Administration, che ha chiesto alle aziende alimentari di eliminare i grassi trans entro il 2020, l'indicazione rivolta dall'agenzia sanitaria dell'Onu ai singoli Stati è quella di legiferare per favorire l'eliminazione dei grassi nocivi dai prodotti di origine industriale e definire le eventuali sanzioni da applicare a chi violerà la norma. Mentre alle istituzioni sanitarie e alle aziende è richiesto di avviare campagne di comunicazione mirate a far conoscere i rischi alla cittadinanza. Le industrie dovranno compiere invece il passo più significativo: sostituire i grassi trans con oli e grassi più salutari. L'auspicio è quello di arrivare allo zero entro il 2023. In Italia, al momento, vige l’autoregolamentazione da parte delle aziende. Di più, invece, hanno fatto già da anni DanimarcaAustria, Ungheria, Islanda, Norvegia e Svizzera: fissando dei limiti nazionali per l’utilizzo di grassi trans negli alimenti che equivalgono quasi a dei divieti. 


I grassi favoriscono la crescita delle staminali del cancro al colon


ALMENO 12 TUMORI CORRELATI AI CHILI DI TROPPO 

Dopo il fumo di sigaretta, la qualità della dieta è considerata il secondo fattore di rischio per lo sviluppo dei tumori. Quali indicazioni seguire per porsi al riparo? A riguardo, torna utile rispolverare i consigli forniti dal «World Cancer Research Fund», che nella terza edizione del suo rapporto sui tumori ha puntato l’attenzione sulla dieta (oltre che sull’attività fisica) come elemento chiave per la prevenzione. L’organizzazione ha scelto di redigere un decalogo di consigli in chiave preventiva: mantenere il peso corporeo nei limiti della normalità; svolgere attività fisica; seguire una dieta ricca in cereali integrali, frutta, verdura e legumi; limitare il consumo di cibi pronti e trasformati, ricchi di grassi e zuccheri; limitare il consumo di carni rosse e processate; non esagerare con le bevande zuccherate; non bere alcolici; non usare integratori per prevenire i tumori; allattare al seno i propri figli; seguire le stesse raccomandazioni anche dopo una diagnosi di cancro. Nel dossier, gli esperti hanno ricordato come siano almeno 12 i tumori (cavo orale, mammella, esofago, colon-rettopancreas, colecisti, fegato, rene, ovaio, cervice uterinaendometrio e prostata) che risentono dell’effetto dei chili di troppo. Tutte malattie che, in termini di incidenza, risultano in crescita nei Paesi occidentali. 

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


Articoli correlati


Commenti (0)


In evidenza

Torna a inizio pagina