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Oncologia

Mastectomia preventiva: «Utile in pochi casi ad alto rischio»

pubblicato il 15-05-2013
aggiornato il 14-01-2017

L’opinione del senologo Alberto Luini. «Le donne sono preparate, vogliono controlli personalizzati e informazioni chiare». In Italia forse un centinaio di interventi l’anno

Mastectomia preventiva: «Utile in pochi casi ad alto rischio»

Si discute di mastectomia profilattica, ovvero la rimozione preventiva di una o entrambe le mammelle in donne sane, che sanno però di essere esposte ad un rischio elevato di sviluppare un carcinoma mammario nell’arco della loro vita. La molla è stata la dichiarazione dell’attrice e regista Angelina Jolie, che ha rivelato di essersi sottoposta all’intervento, consapevole di essere portatrice di una alterazione genetica che aumenta le probabilità di ammalarsi. Abbiamo chiesto il parere di Alberto Luini, direttore della Senologia del centro che in Italia effettua il maggior numero di interventi per tumore al seno, l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, e segretario scientifico della FONCaM (Forza Operativa Nazionale sul Carcinoma Mammario).

Dottor Luini, quante mastectomie profilattiche si fanno in Italia? Sono in aumento?

«Posso dare una stima ragionevole. Se calcoliamo che l'Istituto Europeo di Oncologia (Ieo), il principale centro di eccellenza per la senologia, effettua circa 10 mastectomie profilattiche ogni anno e consideriamo tutti i centri di eccellenza italiani nel trattamento senologico, possiamo stimare che le mastectomie profilattiche annuali possano raggiungere forse un numero di 50-100. Non credo siano in aumento perché la scuola senologica italiana ha dato il via alla senologia mondiale, la senologia è una delle specializzazioni medico-scientifiche dove non si eredita un approccio dagli Stati Uniti ma anzi si stabilisce ciò che poi altri Paesi adotteranno. Porto gli esempi della tecnica ROLL per l'individuazione delle lesioni mammarie non palpabili, inventata proprio in IEO a Milano, e la quadrantectomia di Umberto Veronesi. L'approccio sembra in parte più aggressivo verso la mastectomia profilattica per tante ragioni, alcune delle quali anche medico-legali. In Italia preferiamo un approccio personalizzato: controlli individualizzati per ciascuna donna, con l'attenzione alle aspettative di vita (gravidanza, allattamento) e, ove utile e condiviso, anche la mastectomia in una minoranza di casi».

Il ragionamento di Angelina Jolie apparentemente non fa una grinza: faccio un test, so di avere un elevatissimo rischio di sviluppare un tumore prima o poi nella vita. Perché non rimuovere il rischio e vivere con meno paura?

«La questione non è così semplice. Il rischio di tumore al seno diminuisce certo, ma non si azzera. La mastectomia può lasciare una piccola parte di tessuto mammario sotto la pelle, e questo tessuto deve essere tenuto in considerazione. Poi c'è il fatto che un ragionamento apparentemente lineare non tiene conto dell'impatto psicologico di una mutilazione come la mastectomia, anche se le ricostruzioni con chirurgia plastica sono effettivamente tecnicamente perfette, e delle possibili complicanze chirurgiche o dell'insoddisfazione della donna di fronte a un'immagine di sé alterata».

Negli ospedali cosa accade? Si tratta di un intervento richiesto dalle donne? Casi clamorosi come quest'ultimo avranno il loro impatto culturale anche nei vostri ambulatori?

«Le donne chiedono informazioni, vogliono sapere. Sono preparate, conoscono i rischi e si aspettano da noi l'equilibrio nel consigliarle. Non chiedono molto la mastectomia profilattica in realtà, vogliono sapere cosa sia ma quasi mai hanno il desiderio di riceverla. Vogliono, invece, e hanno ragione, controlli accurati e personalizzati, vogliono che i medici spieghino loro quanto e cosa rischiano. La mastectomia profilattica non è nelle loro aspettative, anche perché rende impossibile l'allattamento (donne che desiderano una gravidanza) e in ogni caso altera la percezione di sé. Certo, gli esempi di donne molto famose pongono il dubbio, ed è giusto che sia così. Nessuno dice che la mastectomia profilattica sia sbagliata: non lo è. Si deve avere un approccio individuale, sviluppare una buona relazione tra donna e medici e arrivare insieme a una decisione giusta per quella donna, proprio per lei. La decisione in qualche caso è la mastectomia».

In conclusione: chi dovrebbe sottoporsi a test genetici e con quali accorgimenti? che fare se si è positive al test?

«Chi è preparato a sentirsi dare la risposta. Non tutti lo sono. I test sono importantissimi ma hanno un peso psicologico e nelle scelte della vita. Chi ha una familiarità molto alta per tumore può chiedere una valutazione nei centri di eccellenza: non si fa subito il test, si procede con colloqui e test e questionari, per arrivare solo quando è il caso, e quando la persona è motivata, al test genetico».


@donatellabarus 

Donatella Barus
Donatella Barus

Giornalista professionista, dirige dal 2014 il sito della Fondazione Umberto Veronesi. E’ laureata in Scienze della Comunicazione, ha un Master in comunicazione. Dal 2003 al 2010 ha lavorato alla realizzazione e redazione di Sportello cancro (Corriere della Sera e Fondazione Veronesi). Ha scritto insieme a Roberto Boffi il manuale “Spegnila!” (Rizzoli), dedicato a chi vuole smettere di fumare.


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