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Oncologia

Premiati i 194 giovani ricercatori con i Grant della Fondazione Veronesi

pubblicato il 28-04-2017
aggiornato il 25-09-2017

A Milano la cerimonia di consegna delle borse di ricerca 2017 ai giovani scienziati. Tutti gli interventi, fra cui Alberto Mantovani, Pier Giuseppe Pelicci, Pietro Bartolo. La Regione Lombardia istituisce la Giornata della Ricerca e la dedica a Umberto Veronesi

Premiati i 194 giovani ricercatori con i Grant della Fondazione Veronesi

Sogno, curiosità, umanità sono state le parole d’ordine dell’annuale cerimonia di consegna dei Grant, le borse di ricerca assegnate dalla Fondazione Veronesi. È stata la prima senza Umberto Veronesi, un’edizione particolarmente ricca, con 194 giovani ricercatori premiati e sostenuti per il loro lavoro su progetti d’avanguardia, e particolarmente rosa, con una netta maggioranza di donne fra i destinatari dei Grant.

LE FAMIGLIE IN PLATEA 

Molti gli interventi di grandi personaggi della scienza e della cultura nello scenario dell’Unicredit Pavilion, al centro del nuovo cuore di Milano disegnato da Gae Aulenti. Intensi i discorsi, di fronte a una platea attenta, composta non solo dai giovani scienziati ma anche dalle loro famiglie, dai genitori orgogliosi e consapevoli del difficile contesto in cui versa la ricerca italiana («Che emozione, dopo tanti sacrifici. Chissà il prossimo anno») a mariti e compagni con passeggino intenti a persuadere piccoli preoccupati («No dalla mamma non puoi andare adesso, vedi, deve ricevere un premio importante»).

RICERCA INVESTIMENTO PER IL FUTURO

A tenere le fila della mattinata è stata Eliana Liotta, giornalista e scrittrice, che ha ricordato come «la ricerca non sia una spesa ma un investimento», un punto cardine per la Fondazione, che ha quadruplicato il numero dei ricercatori premiati rispetto alla prima edizione della cerimonia, nel 2011, e che in quattordici anni di lavoro, con l’aiuto di tanti sostenitori che si sono rimboccati le maniche, ha finanziato oltre cento progetti e quasi 1.200 giovani scienziati che hanno potuto impegnarsi in progetti d’avanguardia dedicati a oncologia, malattie cardiovascolari e malattie croniche, neuroscienze, prevenzione e nutrigenomica.

FESTEGGIAMO LA SCIENZA (IN ROSA)

Dopo i ringraziamenti di Andrea Casini, co-head Italia Unicredit («Grazie per quello che fate e per quello che farete»), la parola è passata a Paolo Veronesi, presidente della Fondazione Umberto Veronesi e direttore della Senologia chirurgica all'Istituto Europeo di Oncologia, che ha voluto ripercorrere l’evoluzione della medicina verso terapie sempre più efficaci e rispettose del paziente, e ha sottolineato il lavoro di divulgazione portato avanti dalla Fondazione, un compito in cui tutte le persone di scienza dovrebbero sentirsi coinvolte: «Una missione importante in un momento di disinformazione scientifica dilagante». E in quella che ha definito «una giornata per celebrare la scienza e per dire grazie ai ricercatori, che ogni giorno portano avanti con passione il loro lavoro» ha tirato le somme sulle borse assegnate: «su quasi 700 richieste di alto livello, sono stati selezionati con procedure trasparenti e criteri stringenti 194 ricercatori, la maggior parte donne, il che la dice lunga su quello che sarà il futuro della ricerca, sempre più in rosa». Concludendo con un appello diretto: «Mio padre ci ha lasciato un messaggio che potete leggere un po’ ovunque: ‘Andate avanti perché il mondo ha bisogno di scienza e ragione’. Credo sia compito vostro, e di tutti noi, raccogliere il testimone e andare avanti su questa strada. Auguri».

Pelicci: «La Fondazione va avanti nel solco tracciato da Umberto Veronesi»

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27-04-2017

DOVE VA LA RICERCA

Di rivoluzione in corso hanno parlato anche due grandi voci della scienza italiana. Pier Giuseppe Pelicci, membro del comitato scientifico della Fondazione Umberto Veronesi e direttore della ricerca all'Istituto Europeo di Oncologia, ha ricordato le conquiste e le sfide ancora da superare della medicina di precisione. «Spero sentiate tutta la responsabilità di un momento storico per la medicina. Non c’è mai stata una così grande disponibilità di informazioni e di scoperte, assisteremo a grandi risultati. Mi spiace solo che io non ci sarò, ma voi siete giovani, li vedrete e ne sarete parte». Alberto Mantovani, immunologo di fama internazionale e direttore scientifico dell’Istituto Clinico Humanitas, ha esortato a «non avere paura di sognare», citando il suo libro, Decalogo per aspiranti scienziati. Ha ripercorso la storia straordinaria dell’immunologia, di come abbia contribuito a «cambiare il destino del mondo. Solo chi ha visto morire bambini di croup difterico sa cosa significa vederne altri salvati dagli anticorpi. La prospettiva di vita è passata nei paesi ricchi da 40 a 80 anni; l’immunologia è stato uno strumento importante di questa rivoluzione e oggi sta cambiando il paradigma anche nelle cure contro il cancro». Le sfide sono tante, compresa quella di condividere le conquiste della scienza con l’umanità intera. «Non è accettabile che oggi due milioni e mezzo di bambini muoiano ogni anno perché non hanno accesso alle vaccinazioni elementari o che per una giovane donna in Africa subsahariana l’HPV resti la prima causa di anni di vita perduti. Non abbiate paura di sognare con i piedi per terra, nuotate controcorrente».

PERCHE' CI SI CIURA MEGLIO DOVA SI FA PIU' RICERCA?



LA «MISERICORDIA CIVILE»

E ancora dalle parole di Umberto Veronesi è partito Ferruccio de Bortoli, giornalista e presidente della Associazione Vidas, una realtà storica per l’assistenza ai malati terminali e per le cure palliative, fondata proprio dall’oncologo milanese insieme a Giovanna Cavazzoni, accomunati dalla volontà di combattere il dolore fisico e psichico e di non abbandonare il malato che non può più guarire ma accompagnarlo con rispetto e comprensione. «Qui c’è tutto il senso di quella che io chiamo misericordia civile» ha dichiarato de Bortoli. «Oggi è un giorno importante anche perché dimostra la vitalità della ricerca italiana, ci dimostra che la scuola italiana dà risultati, la produttività pro capite dei ricercatori italiani è fra le più alte al mondo. Oggi va ricordato questo risultato, nel segno del sorriso - che non ci lascia - di Umberto Veronesi». Luciano Fontana, direttore del Corriere della Sera, ha ricordato l’antica collaborazione fra la Fondazione Veronesi e il giornale (da cui deriva, dal 2003, Sportello Cancro, servizio unico nel suo genere di informazione e orientamento per i malati di tumore e per il loro familiari). «Se buona informazione e ricerca si mettono insieme possono fare qualcosa di importante per il Paese».


LA GIORNATA DELLA RICERCA DEDICATA A UMBERTO VERONESI

Non sono mancate le istituzioni milanesi e lombarde, con l’intervento di Anna Scavuzzo, vicesindaco di Milano e assessore all’educazione e istruzione, che ha parlato di Milano città della scienza, citando il percorso difficile della divulgazione scientifica, nella consapevolezza del valore del metodo scientifico anche per migliorare il linguaggio e la capacità decisionale della politica. Luca Del Gobbo, assessore regionale all’università, ricerca e innovazione ha annunciato che sarà dedicata a Umberto Veronesi la Giornata della Ricerca che la Regione Lombardia celebrerà ogni 8 novembre, anniversario della sua scomparsa. Con un appello per il sostegno alla ricerca scientifica indipendente è intervenuto Vittorio Podestà, atleta paraciclista e vincitore di due medaglie alle Olimpiadi di Rio nel 2016. «Uno sportivo è un grande sognatore che ha cercato di immaginare una sfida e una vittoria. Ai ricercatori che oggi meritatamente vengono premiati mi accomuna la curiosità, che mi ha aiutato a superare l’incidente, che spinge l’uomo a superare gli ostacoli e vedere cosa siamo in grado di fare anche nelle condizioni più difficili».

LA SCIENZA COME ELEMENTO CHIAVE PER PROMUOVERE LA SOLIDARIETA'

NUOVE SPERANZE

Pietro Bartolo, medico chirurgo e direttore del poliambulatorio di Lampedusa ha voluto accompagnare una dichiarazione di stima per i ricercatori («il nostro orgoglio, in Italia e anche all’estero») a un appello affinchè la spinta verso la scoperta, «la curiositas» non sia mai distante dal contatto con l’umanità, vera destinataria delle conquiste della scienza. «Incontro le storie di tante persone, con i miei collaboratori abbiamo visitato circa 300.000 migranti, uno per uno. Chiedo a chi lavora con me di avere prima di tutto un approccio umano. Con una pacca sulla spalla, uno sguardo, una tazza di tè caldo persone che hanno attraversato prove terribili e che spesso hanno perso tutto devono sapere di essere arrivati in una terra sicura. Ed era questo che voleva il professore. Vi saluto, con l’auspicio che da qui possano nascere nuove idee e nuova speranza». A lui l’applauso più lungo della mattinata. 


Donatella Barus
Donatella Barus

Giornalista professionista, dirige dal 2014 il sito della Fondazione Umberto Veronesi. E’ laureata in Scienze della Comunicazione, ha un Master in comunicazione. Dal 2003 al 2010 ha lavorato alla realizzazione e redazione di Sportello cancro (Corriere della Sera e Fondazione Veronesi). Ha scritto insieme a Roberto Boffi il manuale “Spegnila!” (Rizzoli), dedicato a chi vuole smettere di fumare.


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