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Oncologia

Tumore al seno: cure più rischiose per il cuore se si è in sovrappeso

pubblicato il 17-01-2020

L'eccesso di peso aumenta le probabilità che le cure oncologiche danneggino il cuore delle donne colpite da un tumore al seno. Per proteggersi sport e dieta equilibrata

Tumore al seno: cure più rischiose per il cuore se si è in sovrappeso

Quasi sempre si parla di quanto sia importante mantenere il peso corporeo nella norma per ridurre il rischio di ammalarsi di cancro. Non meno importante, però, è prefissarsi lo stesso obbiettivo anche dopo aver ricevuto una diagnosi oncologica. Oggi si sa con certezza che una simile indicazione è valida per i tumori dell'apparato digerente e per quelli «alimentati» dagli ormoni: tra cui i tumori al seno. Affrontare le terapie evitando l'eccesso ponderale (sovrappeso o obesità) riduce infatti il rischio di comparsa di recidive e le probabilità che le cure possano danneggiare il cuore

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Se sul primo aspetto l'opinione è ormai condivisa dagli specialisti, a fare chiarezza sul secondo punto è uno studio pubblicato sulla rivista Plos Medicine. Il lavoro dei ricercatori francesi puntava a chiarire l'impatto che l'eccesso di peso può avere sulla salute cardiovascolare delle donne colpite dal un tumore al seno. Il lavoro, condotto selezionando 929 pazienti in cura con le antracicline o con il trastuzumab (farmaci con cui viene curato il 25-30 per cento delle donne alle prese con la più diffusa neoplasia femminile), ha confermato le risultanze di una metanalisi pubblicata nel 2016 sul Journal of Clinical Oncology. Sovrappeso e obesità - al pari del fumo, dell'ipertensione e di una diagnosi di diabete - rappresentano un'insidia per la tenuta del cuore delle donne alle prese con la chemioterapia. Nei due anni successivi alla conclusione delle cure, conseguenze a carico del muscolo cardiaco sono state rilevate in poco più di 3 pazienti su 100. Un dato che dimostra come il rischio esista, pur essendo circoscritto. A preoccupare i ricercatori, piuttosto, è stato l'aver scoperto una più alta incidenza di complicanze cardiovascolari tra le donne in sovrappeso e obese.

 


IN FORMA, NONOSTANTE IL TUMORE

L'obbiettivo di mantenere una buona condizione fisica non deve per questo essere cancellato dopo la scoperta della malattia. «Se necessario, perdere peso è un obbiettivo che una donna che riceve una diagnosi di tumore al seno deve prefiggersi - afferma Michelino De Laurentiis, direttore del dipartimento di senologia e oncologia toracopolmonare dell'Istituto Nazionale Tumori Fondazione Pascale di Napoli -. Mangiare poco e fare attività fisica a partire dalla fase in cui ci si sottopone alla chemioterapia riduce il rischio di recidiva e di mortalità complessiva, con un'efficacia che va a sommarsi a quella determinata dai farmaci». Un nesso, quest'ultimo, che scaturisce anche dalla «protezione» dell'apparato cardiovascolare. Motivo per cui, dal momento che il sovrappeso e l'obesità rappresentano un fattore di rischio anche per le persone sane, non si dovrebbe prescindere dal mantenimento di un adeguato peso corporeo. «Se in passato consigliavamo il riposo, oggi siamo impegnati a far capire alle pazienti quanto sia importante svolgere un'attività commisurata alle capacità di ognuna di loro», aggiunge lo specialista. Aspetto che incontra però ancora qualche difficoltà, nell'applicazione. A meno che non lo fosse già prima di ammalarsi, non è sempre semplice infatti far diventare sportiva una donna che ha appena scoperto di avere un cancro.

CARDIOTOSSICITA': CHE COSA VUOL DIRE?

Quando si parla di cardiotossicità delle cure oncologiche, si fa riferimento soprattutto al rischio di insorgenza dello scompenso cardiaco. Le conseguenze delle terapie oncologiche vengono accertate nel momento in cui la frazione di eiezione ventricolare - la porzione di sangue che il cuore pompa nell'aorta a ogni battito cardiaco - cala di oltre il 10 per cento e si assesta, complessivamente, al di sotto del 50 per cento. Per la diagnosi precoce, nei centri specializzati si ricorre anche a indagini più specifiche. Ma in linea più generale, «possono bastare un controllo regolare della pressione sanguigna, oltre all'elettrocardiogramma: da effettuare prima dell'inizio delle terapie e poi con un follow-up regolare», prosegue De Laurentiis. In questo modo possono essere colti i possibili campanelli d'allarme prima che lo scompenso si manifesti: con l'affanno, la comparsa di edemi, la spossatezza e un sonno poco rigenerante. Meno di frequente, ma con un'incidenza comunque più elevata rispetto al resto della popolazione, nei pazienti oncologici si rilevano aritmie o eventi acuti quale l'infarto del miocardio.


Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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