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Oncologia

Tumori del seno: Veronesi premiato dalla Komen Foundation

pubblicato il 08-10-2012

Dalla più grande associazione mondiale dedicata alla malattia, lo Scientific and medical award per l’impegno “nella battaglia globale contro il tumore al seno”

Tumori del seno: Veronesi premiato dalla Komen Foundation

Dalla più grande associazione mondiale dedicata alla malattia, lo Scientific and medical award per la lotta globale contro il cancro al seno. «Lo condivido con ricercatori e medici appassionati»

Ancora una bella giornata per l’oncologia italiana. Il 28 settembre, all’Eisenhower Tower di Washington, Umberto Veronesi è stato premiato con lo Scientific and medical award come “eroe nella battaglia globale contro il tumore al seno” dalla Susan Komen Foundation, la più grande associazione dedicata alla lotta a questa malattia, che dal 1982 ad oggi ha raccolto e distribuito circa 2 miliardi di dollari per programmi di ricerca e di cura negli Stati Uniti e in altri 50 Paesi. La Komen Foundation, che ha diffuso il simbolo del nastro rosa per la lotta al tumore del seno, è presente anche in Italia dove è nota fra l’altro per la grande iniziativa di sensibilizzazione Race for the Cure, corsa benefica che si tiene ogni anno in varie città e che nel 2011 ha coinvolto oltre 80.000 podisti.

UN PREMIO CONDIVISO- Il riconoscimento è destinato ai personaggi che si sono battuti contro il cancro e hanno contribuito a diminuire la mortalità di questa malattia e a promuovere le attività di prevenzione. Profonda emozione nelle parole di Umberto Veronesi: «Il tumore al seno fa parte, insieme al tumore del polmone, a quello della prostata e all’intestino, dei cosiddetti Big Killer che sono responsabili, da soli, del 40% della mortalità per tumore. La ricerca deve indirizzarsi verso diagnosi precoce, prevenzione e trattamento, elementi che solo uniti tra loro possono dare importanti risultati. Desidero ringraziare per questo importante riconoscimento: attribuisco, per formazione e pensiero, un grande valore alla parola “eroe” e mi sento onorato di poter ricevere oggi un premio internazionale, che così mi definisce». I risultati, ribadisce ancora lo scienziato, non si raggiungono da soli: «Ritengo giusto condividere questo riconoscimento con tutti coloro che, ricercatori e medici, lavorano con passione, determinazione e professionalità, rendendo ogni giorno più forte ed efficace la lotta contro il tumore al seno».

CURARE NEL RISPETTO DELLA PAZIENTE – A Veronesi, padre della chirurgia conservativa per la mammella, viene riconosciuto di aver dimostrato che la mastectomia non è sempre indispensabile per debellare la malattia, e poi che anche lo scavo ascellare si poteva in molti casi evitare grazie all’analisi del linfonodo sentinella. Altrettanto importanti gli studi sulla chemioprevenzione e sulla radioterapia per ridurre i rischi di recidive (nel 1996 allo stesso Veronesi fu assegnato dalla Komen Foundation il Brinker Award,  per gli “studi determinanti nel valutare tanto la necessità di irradiare il seno dopo chirurgia conservativa, quanto le modalità di irradiazione che dimostrano la migliore efficacia terapeutica”). Vale la pena ricordare, inoltre, che per due volte l’American College of Surgeons ha indicato il nome di Umberto Veronesi per il Nobel alla Medicina.

OGNI ANNO UN PASSO IN PIU’ – Si stima che nel 2012 il tumore della mammella colpirà 46.000 persone (su un totale di 364.000 nuove diagnosi di tumore) e nel 99% dei casi saranno donne. Rappresenta la prima causa femminile di morte per tumore, con 13.000 decessi l’anno. Dagli anni ’80 i tassi di mortalità sono calo, leggero ma costante: ogni anno l’1,7% in meno. La percentuale di pazienti che sopravvivono alla malattia ha raggiunto l’87%, grazie al miglioramento delle terapie e ai programmi di screening per la diagnosi precoce (I numeri del cancro in Italia, 2012).

Donatella Barus


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