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Oncologia
Daniele Banfi

Vaccini anti-cancro: cosa sono? A cosa servono?

pubblicato il 31-08-2022


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I vaccini terapeutici anti-cancro hanno funzione curativa. Non prevengono la malattia ma aiutano il sistema immunitario a riconoscere ed eliminare il tumore

Vaccini anti-cancro: cosa sono? A cosa servono?

Nella cura dei tumori esistono differenti strategie per eliminare le cellule cancerose. Una di queste è rappresentata dai vaccini anti-cancro, strumenti utili a stimolare il sistema immunitario a riconoscere e combattere il tumore. A differenza dei vaccini classici, che servono ad evitare di sviluppare la malattia, quelli anti-cancro rientrano nella categoria dei vaccini terapeutici ed hanno lo scopo di addestrare il sistema immunitario. Ad oggi sono ancora molto pochi quelli correntemente in uso ma negli ultimi mesi, complice il boom della tecnologia dei vaccini a mRNA, sono molte le sperimentazioni che si sono avviate in campo oncologico.

CANCRO E IMMUNOTERAPIA

La principale novità nella cura dei tumori avvenuta nell'ultimo decennio è stato l'avvento dell'immunoterapia, una strategia che ha permesso di trasformare alcune neoplasie in vere e proprie malattie croniche estendendo notevolmente l'aspettativa di vita dei malati. «L'idea di fondo -spiega il professor Michele Maio, direttore del Centro di Immuno-Oncologia presso l’ospedale Policlinico Le Scotte di Siena e presidente di Fondazione NIBIT- è sfruttare la capacità delle cellule del nostro sistema immunitario di riconoscere ed eliminare le cellule cancerose. In particolare con l’immunoterapia l'obbiettivo è quello di "tenere sempre accesa" questa capacità che, nel tempo, senza alcun intervento tende a scemare poichè spenta dal tumore stesso». In questo modo grazie agli immunoterapici è possibile controllare sempre più a lungo la malattia. Melanoma, tumore del polmone, tumore del rene, tumore al seno e molte altre neoplasie possono essere affrontate con maggiore successo grazie all'utilizzo dell'immunoterapia.

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AIUTARE IL SISTEMA IMMUNITARIO CON I VACCINI ANTI-CANCRO

I vaccini anti-cancro invece, pur essendo "immunoterapia", sono strumenti differenti rispetto ai classici immunoterapici. Mentre questi ultimi "sbloccano" il sistema immunitario provocando una risposta generalizzata, i vaccini terapeutici si comportano come se stessero conducendo una partita di fioretto con il tumore. «Tecnicamente questi vaccini si utilizzano per innescare una risposta immunitaria contro un bersaglio ben preciso. Un po' come fanno i vaccini anti-Covid contro la proteina spike, i vaccini terapeutici innescano una risposta contro una proteina specifica (antigene tumorale) della cellula cancerosa assente invece nelle cellule sane. In altre parole di tratta di vaccini progettati in base alle caratteristiche specifiche del tumore» spiega Maio.

COMBINARE DIFFERENTI STRATEGIE

Attenzione però a pensare che i vaccini terapeutici siano la soluzione al problema cancro. Una delle principali caratteristiche di questi "prodotti" è il lento meccanismo d'azione. «Prima che inizino ad avere effetto -spiega Maio- occorrono alcuni mesi. Per questa ragione le persone che possono beneficiare maggiormente dei vaccini terapeutici sono quelle a cui è stato asportato un tumore o chi ha una malattia non in fase avanzata. Per questi ultimi è meglio utilizzare l'immunoterapia classica, più veloce e potente. C'è poi un altro aspetto da non sottovalutare: i tumori crescono in un microambiente in grado di proteggerlo dagli attacchi esterni. Ecco perché occorre utilizzare più strategie per cercare di raggiungerne il cuore attraverso l'utilizzo di combinazioni e sequenze di immunoterapici, chemioterapia e vaccini terapeutici. Non ci sarà mai dunque una strategia unica».

LE SPERIMENTAZIONI IN ATTO

Ad oggi i vaccini terapeutici in commercio sono solo due: sipuleucel-T per il tumore della prostata (non in Europa a causa del modesto vantaggio offerto rispetto ad altre terapie) e Talimogene laherparepvec per alcune forme di melanoma metastatico. Molti sono però quelli in fase sperimentale come ad esempio nel tumore al seno, nel tumore del fegato, nel tumore della prostata e nel tumore del colon-retto. «Le ricerche oggi in corso riguardano molte neoplasie ma l'attenzione si sta concentrando in particolare nel comprendere se i vaccini terapeutici possono essere utili nelle forme più resistenti. Al tal proposito stiamo lavorando a degli studi clinici riguardanti un mix di tumori differenti che hanno come comune denominatore lo stesso antigene tumorale. Altri invece riguardano l'uso di un immunoterapico per potenziare l’efficacia del vaccino. La strategia per affrontare la malattia non può basarsi su un unico approccio. I vaccini terapeutici, così come l'immunoterapia, potranno essere utili solo quando combinati» conclude Maio.

L'EQUIVOCO DELLA PAROLA VACCINO

Chiarito il significato di vaccino terapeutico, ciò non significa che i vaccini non abbiano a che fare con i tumori. E' questo il caso dei vaccini classici, ovvero quelli studiati per prevenire le malattie. Esistono alcune neoplasie che sono causate dalla presenza di infezioni virali come il tumore della cervice uterina (causato dal virus HPV) e il tumore del fegato (causato anche dal virus dell'epatite B). Per questi due virus fortunatamente sono disponibili vaccini efficaci nel ridurre le probabilità di sviluppare l'infezione riducendo così enormemente la possibilità di andare incontro a tumore sul lungo termine. Vaccini preventivi che nulla hanno a che fare con la versione “terapeutica”.

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Daniele Banfi
Daniele Banfi

Giornalista professionista è redattore del sito della Fondazione Umberto Veronesi dal 2011. Laureato in Biologia presso l'Università Bicocca di Milano - con specializzazione in Genetica conseguita presso l'Università Diderot di Parigi - ha un master in Comunicazione della Scienza. Collabora con diverse testate nazionali.


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