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Pediatria

In caso di trauma cranico per i bambini è indispensabile la tac

pubblicato il 30-07-2012
aggiornato il 12-07-2017

E’ il mezzo diagnostico più sicuro e non serve un particolare esame del sangue, come invece sostiene una teoria francese

In caso di trauma cranico per i bambini è indispensabile la tac

«Fare una Tac cerebrale a un bambino che ha riportato un trauma cranico  non comporta un’irradiazione preoccupante, ed è il mezzo diagnostico più sicuro per capire che cosa sta succedendo. Non la si fa sempre, ma in certi casi occorre.»

 

INUTILE L’ESAME DEL SANGUE

 Il dottor Giuseppe Bertolozzi, dirigente medico di primo livello nel dipartimento di emergenza-urgenza della Clinica pediatrica De Marchi di Milano (Fondazione Irccs Policlinico) è scettico su una notizia che arriva dalla Francia, secondo la quale basterebbe dosare nel sangue il livello di una proteina rilasciata dalle cellule gliali del cervello , la S100 b, per capire se il trauma cranico ha prodotto sofferenza cerebrale. Aggiunge Bertolozzi: «Affidarsi soltanto a un esame chimico mi sembra azzardato. Se sarà dimostrata una vera efficacia, lo vedrei meglio come un test di conferma dei metodi già in uso.» E i metodi già in uso sono un tris: «L’esame clinico che si fa con la visita medica, la valutazione degli eventuali sintomi, l’osservazione prolungata per 12 o 24 ore. Anni fa si usava la radiografia del cranio per trovare eventuali fratture, ma si è visto poi che ci può essere frattura senza sofferenza cerebrale, e viceversa questa può esserci anche se il cranio è illeso.» Il cervello è delicato, nei bambini e nei giovanissimi. Non per nulla in Olanda la Federazione Gioco Calcio proibisce il colpo di testa  ai calciatori che hanno meno di 16 anni.

 

I RISCHI DI TRAUMI CRANICI

 «Più il bimbo è piccolo, più i traumi cranici sono pericolosi» dice Bertolozzi. Quindi attenzione e protezione sono le parole d’ordine. Se si vuole un riscontro storico, c’è un quadro del pittore fiammingo Cornelis de Vos (1586-1651): nel ritrarre la propria famiglia, ha mostrato il bimbo più piccolo con un morbido cerchio paracolpi sopra l’elegante cuffietta di pizzo. Quali sono le regole che i genitori devono applicare?  Risponde  Bertolozzi: «Mai violare la norma del seggiolino in auto. Mai portare il bimbo con sé in bicicletta senza avergli messo il caschetto. Fare grande attenzione nei parchi-gioco. Può sembrare assurdo, ma ci sono attrezzature a rischio di trauma cranico.»

 

I PRIMI INTERVENTI DA FARE

 E quando la botta in testa è stata presa, che fare? «Se il bimbo è piccolo (sotto i 3 anni) , e peggio ancora se è neonato, devono preoccupare le cadute, soprattutto se da oltre un metro di altezza. E’ un buon segno se il bimbo piange, è invece un brutto segno se rimane intontito, se vomita ripetutamente, se ha convulsioni. Se dove ha preso la botta c’è una tumefazione molle, nel 90% dei casi c’è una frattura del cranio.» Bisogna sempre portare il bambino al Pronto Soccorso?  «A meno che l’incidente sia stato minimo, e il bambino stia decisamente bene, è prudente farlo. Non sempre una sofferenza cerebrale si dimostra subito, ed è bene che i medici lo tengano in osservazione». 

 


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