Le Car-T, l'ultima frontiera della lotta contro i tumori, potrebbero presto trovare un'applicazione anche per «riparare» il cuore. Questo è lo spiraglio aperto da un gruppo di ricercatori dell'Università della Pennsylvania, che ha testato la possibilità di trattare la fibrosi cardiaca ricorrendo alle cellule del sistema immunitario manipolate in laboratorio. L'esperimento, descritto in un articolo pubblicato sulla rivista Nature, è stato condotto soltanto su modello animale (topi). Ma visti i risultati, non è da escludere che «con questo approccio si vada oltre l'oncologia, per trattare alcune malattie cardiache», per dirla con Haig Aghajanian, ricercatore del dipartimento di biologia dello sviluppo dell'ateneo di Philadelphia e prima firma della pubblicazione.
UN CUORE «DURO» POMPA MALE IL SANGUE
Gli scienziati hanno valutato l'efficacia delle Car-T nel trattamento della fibrosi cardiaca, caratterizzata dall'ispessimento del connettivo nel tessuto muscolare del cuore. Questa condizione si verifica solitamente a causa di un indebolimento del miocardio, a seguito di un infarto o comunque con il protrarsi (e l'aggravarsi) dell'ipertensione. Il cuore, in queste situazioni, diventa più «rigido» e meno efficiente nella distribuzione del sangue in tutto l'organismo. Se perdurante nel tempo, la fibrosi può determinare l'insorgere di un'insufficienza cardiaca: condizione a oggi irreversibile. Non sono infatti disponibili farmaci in grado di riportare alle origini l'architettura del cuore, chiamato ad assolvere il compito di «pompa» con la rimanente parte sana.







