Donare il sangue è donare vita. La “sacralità” del gesto non prevede si possa pagarlo. Non si paga la vita. Ma una ricompensa forse maggiore c’è: il sentimento di un dovere etico compiuto. Lo si avverte dentro di sé, è il senso della nostra solidarietà innata a emergere. Forse lo si coglieva di più, questo aspetto, un tempo. Una signora in fila per donare racconta agli altri in attesa come lei che suo nonno donava il sangue, e se serviva anche ma in modo diretto: lui su un lettino con l’ago nel braccio dava e l’altro in un lettino a fianco con l’ago del braccio a riceveva. Tutto gratuitamente, ovvio. Ma non è poi ovvio, in diversi paesi la donazione del sangue ha un prezzo e c’è chi va a donare quando ha bisogno di soldi, non sempre nelle condizioni migliori. Stupirà apprendere che in Italia la gratuità è obbligatoria dal 1990, l’abbiamo sempre data per scontata. «Ma in effetti già prima– spiega il direttore dell’Avis, Associazione volontari italiani del sangue, Giampietro Briola – vigeva la gratuità salvo certe associazioni minori che avevano un tariffario per sangue e per plasma. Ora non più».
Donazione di sangue: ecco perché serve (ed è gratuita)
Il 14 giugno è la Giornata mondiale della donazione di sangue. Lo slogan è “Donare il sangue è un atto di solidarietà. Unisciti a noi e salva vite”

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