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Cardiologia

La mammografia fa bene anche al cuore

Le immagini dello screening mammografico contengono informazioni utili a stimare il rischio cardiovascolare femminile. I risultati presentati ad ESC

Una mammografia può dire molto più di quanto sembri. Non solo la presenza di un tumore al seno, ma anche il rischio che una donna sviluppi malattie cardiovascolari come ipertensione, cardiopatia ischemica o ictus. A confermarlo sono due studi indipendenti, uno presentato al recente congresso della Società Europea di Cardiologia (ESC) 2026 svoltosi a Monaco di Baviera e basato sull'intelligenza artificiale, l'altro una meta-analisi pubblicata nei mesi scorsi su American Journal of Cardiology che riguarda un marcatore già visibile a occhio nudo nelle immagini: la calcificazione delle arterie mammarie.

IL PROBLEMA: UNA DIAGNOSI CHE ARRIVA TROPPO TARDI

Le malattie cardiovascolari restano la prima causa di morte tra le donne nel mondo, ma continuano a essere sottodiagnosticate e sottotrattate. A ribadirlo è dottoressa Viana Copeland, del Chaim Sheba Medical Center dell'Università di Tel Aviv, che ha presentato lo studio ESC: quando le donne arrivano a un consulto medico per sintomi cardiovascolari, spesso la malattia è già a uno stadio avanzato. Al contrario, molte donne si sottopongono regolarmente allo screening mammografico anche quando non hanno mai cercato assistenza per problemi cardiaci. Da qui l'idea di sfruttare quell'esame, già ampiamente diffuso, per intercettare precocemente anche il rischio cardiovascolare.

UN ALGORITMO CHE LEGGE IL RISCHIO CARDIOVASCOLARE NELLA MAMMOGRAFIA

Lo studio ha analizzato i dati di 29.921 donne sottoposte complessivamente a 97.364 esami mammografici, con un'età mediana di 54 anni. Attraverso cartelle cliniche elettroniche, prescrizioni farmacologiche e referti di procedure e imaging, i ricercatori hanno ricostruito la presenza di tre condizioni cardiovascolari comuni: ipertensione (16% delle donne), cardiopatia ischemica (2,5%) e ictus (2,5%).

Su questi dati è stato addestrato un modello di deep learning, capace di riconoscere nelle immagini mammografiche pattern associati a ciascuna delle tre patologie. Le prestazioni sono state misurate con l'AUROC, un indice che va da 0,5 (previsione casuale) a 1,0 (discriminazione perfetta): il modello ha raggiunto 0,79 per l'ipertensione, 0,78 per la cardiopatia ischemica e 0,86 per l'ictus, risultati confermati anche tenendo conto dell'età delle partecipanti e della presenza o assenza di un tumore al seno.

«Poiché la mammografia è già ampiamente utilizzata, analizzare le stesse immagini per ottenere informazioni cardiovascolari potrebbe offrire un approccio scalabile, senza bisogno di un esame di imaging aggiuntivo. La mammografia raggiunge inoltre molte donne in età di mezzo, un momento cruciale per riconoscere e affrontare il rischio cardiovascolare» ha spiegato l'esperta. I ricercatori stanno ora lavorando per migliorare l'accuratezza del modello e ridurre falsi positivi e falsi negativi, e intendono verificare se le mammografie possano aiutare a individuare anche altre condizioni cardiovascolari.

UN SEGNALE GIÀ VISIBILE: LA CALCIFICAZIONE DELLE ARTERIE MAMMARIE

Ma non serve necessariamente un algoritmo per trovare indizi cardiovascolari in una mammografia: da tempo i radiologi osservano, in alcune immagini, la cosiddetta calcificazione arteriosa mammaria (BAC), un accumulo di calcio nella parete delle arterie del seno visibile allo screening di routine. Una meta-analisi che ha riunito i risultati di 45 studi precedenti, per un totale di 68.584 donne, ha ora quantificato quanto questo segnale sia legato al rischio cardiovascolare.

La BAC era presente nel 17,1% delle donne analizzate ed era associata a diabete, ipertensione e ipercolesterolemia (mentre risultava, sorprendentemente, meno frequente nelle fumatrici). Ma il dato più rilevante riguarda l'evoluzione nel tempo: nelle donne con BAC, il rischio di sviluppare un ictus nel corso del follow-up è risultato più che doppio, così come quello di scompenso cardiaco e di morte per cause cardiache; anche la mortalità complessiva per qualsiasi causa è risultata più che raddoppiata. Gli autori sottolineano che tra i diversi studi inclusi c'era una notevole variabilità di risultati, un limite che invita a interpretare i dati aggregati con cautela — ma la direzione del segnale è coerente: la BAC potrebbe rappresentare un marcatore utile per stimare il rischio cardiovascolare, da affiancare ai fattori di rischio già noti.

DALLA SPERIMENTAZIONE ALLA PRATICA CLINICA

Le due ricerche arrivano da strade diverse -una punta su un modello di intelligenza artificiale addestrato su grandi quantità di dati, l'altra su un segno radiologico già osservabile da anni- ma convergono su un'idea condivisa: la mammografia, esame che raggiunge milioni di donne ogni anno per lo screening del tumore al seno, potrebbe diventare anche un'occasione per intercettare precocemente il rischio cardiovascolare, senza bisogno di esami aggiuntivi. La sfida ora è stabilirne accuratezza e affidabilità, per passare dalla sperimentazione all'applicazione clinica.

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