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Fumo

Divieti e aumento dei prezzi aiutano a ridurre il fumo fra i giovani?

L'effetto di divieti e aumenti di prezzo è concreto, ma varia fra paesi e anche fra maschi e femmine. I dati di un'indagine su 12.000 ragazzi in 26 Stati europei

L'Unione Europea ha un obiettivo ambizioso: arrivare ad una "tobacco free generation", portando la quota di fumatori sotto il 5% entro il 2040. In particolare si sta discutendo l'aggiornamento della direttiva sui prodotti del tabacco, e il dibattito su come regolamentare i nuovi prodotti — sigarette elettroniche, prodotti a tabacco riscaldato, nicotine pouches — è più vivo che mai. 

Il 93% delle persone che fumano regolarmente nell'Unione Europea ha iniziato prima dei 25 anni. Chi arriva ai 25 anni senza aver mai fumato con regolarità ha una probabilità molto bassa di diventare un fumatore cronico. 

A fare il punto su questa situazione è una nuova analisi pubblicata su The Lancet Regional Health, condotto nell'ambito del progetto EUREST-RISE, finanziato dal programma europeo Horizon 2020. Si tratta del primo studio longitudinale su scala Europea che valuta in modo sistematico e comparato l'effetto di due delle principali politiche anti-tabacco sui giovani: l'aumento del prezzo delle sigarette attraverso la tassazione e l'introduzione di leggi che vietano la vendita di tabacco ai minori di 18 anni.

TRE NOTIZIE: UNA BUONA, UNA CATTIVA E UNA COSÌ COSÌ

La buona notizia che emerge dalla ricerca è che, tra il 2012 e il 2023, la prevalenza del fumo tra i giovani europei è scesa di oltre 6 punti percentuali, passando dal 28,4% al 22,2%. Una tendenza positiva, che dimostra come le politiche di contrasto al tabagismo degli ultimi anni abbiano avuto un qualche effetto. 

Percentuale di fumatori fra i giovani europei 15-24 anni

  • 28%
    2012
  • 22%
    2023

La cattiva notizia è che questa discesa nella prevalenza di fumatori non è stata lineare né uniforme. Ci sono stati anni di stagnazione e persino di inversione di tendenza. Inoltre, resta il fatto che nel 2023 ancora un giovane su cinque fra i 15 e i 24 anni è fumatore, che significa circa 10,4 milioni di persone, ossia un Paese grande quanto il Belgio. In Italia fuma quasi un ragazzo su quattro senza considerare che fra gli adolescenti il vero problema emergente sono le sigarette elettroniche e il policonsumo, ossia il fare uso di tabacco ma anche di e-cig. 

Secondo le indagini coordinate dal Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità, in Italia oltre un terzo degli studenti tra i 14 e i 17 anni fa uso nei 30 giorni precedenti la rilevazione di almeno un prodotto contenente nicotina, fra sigarette e e-cig.

I RISULTATI DELL'ANALISI

A quanto pare l'effetto dell’aumento del prezzo delle sigarette incide sullo smettere di fumare: un aumento di 1 euro nel prezzo di un pacchetto di sigarette (al netto dell'inflazione) è associato a una riduzione di 3,4 punti percentuali nella prevalenza del fumo tra i giovani maschi. Tuttavia, questa associazione risulta meno significativa per le ragazze in alcune regioni europee, e non è uniforme per la popolazione giovanile complessiva a livello europeo. Questo suggerisce che uomini e donne rispondono diversamente agli incentivi economici legati al prezzo del tabacco — una differenza che le politiche pubbliche dovrebbero tenere in considerazione.

COME SONO STATI RACCOLTI I DATI

I ricercatori hanno analizzato i dati di 26 Stati membri dell'UE, attingendo all'Eurobarometro— il grande sondaggio periodico commissionato dalla Commissione Europea — condotte tra il 2012 e il 2023, per un totale di oltre 12.000 intervistati nella fascia d'età 15-24 anni. L'Eurobarometro ha il grande vantaggio di utilizzare metodologie standardizzate in tutti i Paesi, rendendo i dati davvero comparabili a livello transnazionale.

Su questa base, i ricercatori hanno costruito modelli statistici a effetti fissi, una tecnica che permette di isolare l'impatto di specifiche variabili — in questo caso il prezzo delle sigarette e l'introduzione delle leggi sull'età minima di acquisto — controllando al tempo stesso per altri fattori, come le politiche di controllo del tabacco già in vigore e le differenze strutturali tra i Paesi.

PERCHÉ TUTTE QUESTE DIFFERENZE GEOGRAFICHE?

Il risultato più sorprendente è la profonda variazione regionale osservata nello studio. L'effetto del prezzo sulla riduzione del fumo giovanile è forte e significativo in Europa meridionale (per entrambi i sessi) e in Europa settentrionale (per i soli maschi). In Europa occidentale e orientale, invece, non emerge alcuna associazione rilevante. Perché questa differenza così marcata? Gli autori non forniscono una risposta definitiva, ma suggeriscono che entri in gioco una combinazione di fattori: diversi livelli di reddito giovanile, differenti dinamiche del mercato del tabacco (inclusa la presenza di prodotti di contrabbando), abitudini culturali diverse e soprattutto — come vedremo — differenze nell'effettiva applicazione delle norme.

LE LEGGI SULL’ETÀ MINIMA FUNZIONANO?

Quanto ai divieti di vendita ai minori di 18 anni, i dati mostrano che la loro introduzione non è significativamente associata a una riduzione della prevalenza del fumo tra i giovani a livello europeo. Un risultato che, a prima vista, potrebbe sembrare sconfortante, ma che gli autori leggono in modo più sfumato: il problema, spiegano, non è che queste leggi non funzionino in linea di principio, ma che non vengono fatte rispettare in modo adeguato. In molti Paesi, i controlli sull'età dei compratori nei punti vendita sono rari o inefficaci. Le differenze di prezzo tra i Paesi dell'UE sono enormi, il che favorisce l'acquisto transfrontaliero e il contrabbando. Le sanzioni per i venditori che non rispettano le norme sono spesso troppo blande per costituire un deterrente reale.

Il risultato è che due delle principali leve di policy anti-tabacco finiscono per operare al di sotto del loro potenziale. Non è un fallimento delle politiche in sé: è un fallimento della governance.

CHE COSA SERVE PER RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO DEL 2040

Le raccomandazioni che emergono dalla ricerca sono chiare:

  • anzitutto armonizzare le politiche fiscali. Le differenze di prezzo tra i Paesi dell'UE creano opportunità di elusione e contrabbando che annullano in parte l'effetto della tassazione. Serve una convergenza verso l'alto dei prezzi minimi a livello europeo, con meccanismi che impediscano l'acquisto transfrontaliero a scopo di risparmio;
  • secondo, sia per le leggi sul prezzo sia per i divieti di vendita ai minori, serve un investimento serio nei controlli e nelle sanzioni. I rivenditori che vendono sigarette ai minorenni devono affrontare conseguenze reali e significative. I meccanismi di contrasto al contrabbando devono essere potenziati;
  • inoltre, tassazione e divieti di vendita sono strumenti necessari, ma non sufficienti. Devono essere affiancati da campagne di comunicazione efficaci, programmi scolastici di prevenzione, restrizioni alla pubblicità e alla promozione dei prodotti del tabacco, e politiche che riducano la disponibilità di sigarette nei contesti frequentati dai giovani.

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