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Ginecologia

Brain fog: la “nebbia mentale” che compare in menopausa

Verso la fine dell’età fertile, si hanno vuoti di memoria, si è più stanche, l’umore vacilla. Non è una patologia, ma un disagio sì. Ecco come affrontarlo

La chiamano “brain fog”, nebbia mentale. Nome suggestivo, ma il disagio è notevole. Lo avvertono molte donne all’arrivo della menopausa, ed è un insieme di facilità a dimenticare, incapacità di concentrarsi, senso di affaticamento mentale, un non stare più bene nella propria pelle. 

I ricercatori che si occupano di menopausa e neuroscienze ne discutono, si interrogano su come studiare e comprendere il fenomeno. Anche a partire dai cambiamenti neurologici. Al Meeting annuale dell’Associazione americana per la menopausa a Orlando in Florida (Usa) lo scorso autunno, un team di giovani ricercatrici della Ponce Health Sciences University, Porto Rico, ha rivisto gli studi usciti tra il 2020 e il 2025 sui mutamenti neuroanatomici che si verificano nella menopausa. Giungendo all’affermazione che non soltanto gli ormoni cambiano (precisamente: calano), ma cambia anche la struttura del cervello.

COME CAMBIA IL CERVELLO

Diversi studi tra quelli revisionati, infatti, hanno identificato diminuzioni nel volume della materia grigia in regioni chiave come la corteccia frontale e temporale e come l’ippocampo, le quali sono più coinvolte nella memoria e nei processi decisionali. Tali riduzioni sono state associate ad alcune prestazioni della memoria, come le capacità verbali e visuospaziali.

Vari studi inoltre hanno osservato tramite risonanza magnetica un aumento delle iperintensità della sostanza bianca, soprattutto nelle donne che hanno avuto una menopausa precoce o che sperimentano frequentemente vampate di calore. Questo tipo di rilevazione può segnalare un’area di tessuto cerebrale segnata da un ridotto afflusso di sangue. 

È  interessante il dato che emergerebbe da alcune ricerche, per cui il volume della materia grigia potrebbe, in una certa misura, recuperare dopo la menopausa, fatto spiegabile con l’abilità del cervello ad adattarsi per via della sua neuroplasticità. Gli scienziati hanno anche identificato una maggiore densità di recettori degli estrogeni nella fase di transizione per la menopausa, il che potrebbe riflettere il tentativo cerebrale di compensare i livelli discendenti dell’ormone. Questo aumento è stato anche legato a una minore capacità mnemonica.      

IL BRAIN FOG? “NON È UNA MALATTIA”

Anna Maria Marconi, professoressa ordinaria di Ginecologia e Ostetricia all’Università di Milano, con grande esperienza nel campo della menopausa, esordisce chiarendo che il cosiddetto “brain fog” non è una vera patologia. E’ un disagio perché si dimenticano cose, si perde il filo del discorso, ci si può sentire più stanche. «Tutti questi disturbi avvengono maggiormente nella perimenopausa, cioè prima della menopausa che noi calcoliamo da quando scadono 12 mesi senza ciclo. Per incoraggiare, dico subito che le cose andranno meglio nella post-menopausa».

RAFFORZARE UNO STILE DI VITA SANO

Non sarà una vera patologia, tuttavia per molte donne il periodo in cui il ciclo comincia a saltare può venire vissuto come un malessere davvero fastidioso, che toglie sicurezza, rende più fragili. Che cosa si può fare?

Risponde la professoressa Marconi: «Bisognerebbe condurre una vita sana, e fin qui siamo nell’ovvio. Diciamo allora di puntare sulla dieta mediterranea, fare attività fisica, dormire bene. Che non equivale a dormire tanto: è la qualità del sonno che conta. Però queste donne hanno difficoltà a dormire per via delle vampate, dell’improvvisa sudorazione, del senso di incertezza. Può presentarsi anche una flessione dell’umore. Per questo diverse donne pensano che il loro stato sia l’anticamera della demenza senile, dell’Alzheimer, invece non è acclarato che la “nebbia mentale” porti a un decadimento cognitivo più tardi».

UN AIUTO DALLA TERAPIA SOSTITUTIVA (TOS)

Secondo la professoressa Marconi è importante anche valutare attentamente insieme al medico l’opportunità della terapia ormonale sostitutiva o Tos, ormai da tempo consolidata. «La terapia ormonale in menopausa non serve soltanto per migliorare i disturbi che “si sentono”, ovvero le vampate di calore, gli sbalzi d’umore, la patologia genito urinaria e, appunto l’insonnia, ma è una vera e propria assicurazione per la salute a venire – dichiara. - Oggi sappiamo che protegge la donna dall’insorgenza di patologie cardiovascolari (nell’età fertile le donne sono meno soggette ad infarti rispetto agli uomini, perché protette dagli ormoni), di tumore del colon e dell’ovaio. La terapia sostitutiva è, poi, la vera prevenzione dell’osteoporosi.

Alla Tos è tuttavia legato un rischio di tumore alla mammella. «Sì, ma è bassissimo. Nel computo rischi/benefici, la terapia sostitutiva condotta sotto controllo medico risulta idonea».

E fa ingrassare? «La menopausa sì che fa ingrassare, con la perdita di ormoni, più la vita sedentaria. Se poi si è stanche, insoddisfatte per l’insonnia e per le vampate di calore, cosa si fa? Ci si rifugia nel mangiare».

La Tos è a base di estrogeni e progesterone, gli ormoni femminili. Per quanto tempo si può fare? «Non esiste un limite predefinito. Una volta si diceva per non più di cinque anni, ma oggi non è più così - è la risposta della professoressa Anna Maria Marconi - è fondamentale però che la terapia venga rivalutata periodicamente insieme al medico».

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