Quasi una donna su tre, tra quelle che soffrono di disturbi legati alla menopausa, non ne ha mai parlato con un medico. Spesso perché considera quei sintomi una conseguenza naturale dell'età, qualcosa con cui imparare a convivere. Ma se è vero che la menopausa rappresenta una fase fisiologica della vita, questo non significa che vampate, insonnia e altri disturbi debbano essere necessariamente sopportati, soprattutto quando finiscono per interferire con il lavoro, le relazioni e le attività quotidiane.
È uno degli aspetti che emerge da un'indagine condotta da AstraRicerche per Bayer Italia su 1.000 donne tra i 50 e i 70 anni, diffusa in occasione della Giornata mondiale della menopausa del 18 ottobre. La ricerca fotografa un apparente paradosso: il 70,6% delle intervistate ritiene che oggi si parli di menopausa più apertamente rispetto al passato, ma il 65,2% pensa che se ne parli ancora troppo poco. E, soprattutto, tra le donne che riferiscono disturbi, il 30,8% dichiara di non averne discusso con un medico.
Trattandosi di un'indagine basata sulle dichiarazioni delle partecipanti, e non di uno studio clinico, i risultati descrivono le esperienze delle donne intervistate e non possono essere automaticamente estesi all'intera popolazione femminile italiana. I dati offrono però lo spunto per affrontare una questione più ampia: quanto sappiamo dei sintomi della menopausa e delle possibilità per gestirli?
QUANDO VAMPATE E INSONNIA CONDIZIONANO LA QUOTIDIANITÀ
La menopausa viene identificata, generalmente a posteriori, dopo dodici mesi consecutivi senza mestruazioni, in assenza di altre cause. I cambiamenti ormonali che la precedono e la accompagnano possono provocare sintomi molto diversi per tipo, intensità e durata. Alcune donne attraversano questa fase senza particolari difficoltà, mentre per altre i disturbi possono incidere sensibilmente sulla qualità della vita.
Tra i più caratteristici ci sono le vampate di calore e le sudorazioni notturne, chiamate sintomi vasomotori. Possono comparire improvvisamente, interrompere il sonno e ripetersi più volte durante il giorno o la notte. A questi possono associarsi difficoltà di concentrazione, irritabilità e stanchezza, anche come conseguenza del riposo insufficiente.
Nell'indagine AstraRicerche, il 40,7% delle intervistate riferisce disturbi del sonno moderati o severi e il 37,3% vampate di intensità moderata o severa. Tra le donne che hanno sperimentato vampate o problemi di sonno, il 62,4% dichiara di aver rinunciato ad almeno un'attività o di averla svolta peggio di quanto avrebbe voluto.
Sono esperienze che trovano riscontro anche nella letteratura scientifica. Secondo The Menopause Society, i sintomi vasomotori possono protrarsi mediamente per diversi anni e, in una parte delle donne, persistere per oltre un decennio. Non sono quindi necessariamente disturbi brevi o trascurabili, anche se il loro andamento varia molto da persona a persona.
PERCHÉ MOLTE DONNE NON NE PARLANO CON IL MEDICO?
Uno degli ostacoli pare sia proprio la percezione della menopausa come evento naturale. Tra le intervistate con disturbi che non ne hanno parlato con un medico, il 63,7% indica come motivo principale il fatto di considerarli normali o non abbastanza importanti da richiedere attenzione.
A questo si aggiunge una difficoltà che riguarda il modo in cui la menopausa viene vissuta e raccontata. Più di una donna su tre dichiara di aver nascosto i propri sintomi e quasi la metà riferisce di aver adottato almeno un comportamento per nascondere la menopausa.
Il rischio è che il desiderio di non attribuire alla menopausa il significato di una malattia finisca per produrre l'effetto opposto a quello auspicato: rendere meno visibili bisogni di salute che potrebbero trovare una risposta.
Parlarne con il medico non significa necessariamente iniziare una terapia. Può servire anzitutto a capire se i disturbi siano effettivamente legati alla transizione menopausale, quanto incidano sulla vita quotidiana e quali interventi possano essere utili: non tutti i problemi che compaiono in questa fase della vita, infatti, devono essere automaticamente attribuiti alla menopausa.
LA MENOPAUSA RIGUARDA ANCHE LA SALUTE A LUNGO TERMINE
I sintomi più evidenti non sono l'unico aspetto da considerare: durante la transizione menopausale si verificano cambiamenti che possono coinvolgere la salute delle ossa, la composizione corporea e diversi fattori di rischio cardiovascolare.
La riduzione degli estrogeni contribuisce, per esempio, all'accelerazione della perdita di massa ossea, che nel tempo può aumentare il rischio di osteoporosi e fratture. Possono inoltre modificarsi la distribuzione del grasso corporeo e alcuni parametri metabolici, tra cui i livelli di colesterolo.
Secondo un documento scientifico dell'American Heart Association, la transizione menopausale rappresenta un periodo importante per la prevenzione cardiovascolare. Gli studi longitudinali mostrano cambiamenti sfavorevoli di alcuni fattori di rischio che non possono essere spiegati soltanto dall'avanzare dell'età.
Questo non significa che la menopausa provochi inevitabilmente una malattia cardiovascolare, né che ogni donna debba sottoporsi a controlli specialistici. Significa piuttosto che questa fase può essere un'occasione utile per valutare pressione arteriosa, profilo lipidico, glicemia e altri fattori di rischio, tenendo conto della storia clinica individuale.
Anche le vampate sono state associate, in alcuni studi, a indicatori meno favorevoli della salute cardiovascolare. Si tratta però di associazioni epidemiologiche, che non permettono di considerare le vampate una diagnosi o una prova di un problema cardiaco.
Nell'indagine AstraRicerche, soltanto il 24,7% delle donne intervistate associa la menopausa al rischio cardiovascolare. È un risultato che richiama l'importanza di un'informazione capace di andare oltre i sintomi più conosciuti, senza trasformare una fase naturale della vita in una condizione di malattia.
CHE COSA SI PUÒ FARE PER STARE MEGLIO?
Non esiste un unico trattamento adatto a tutte le donne. Le possibilità dipendono dal tipo di disturbi, dalla loro intensità, dall'età, dalle condizioni di salute e dalle preferenze individuali.
Mantenere un'attività fisica regolare, seguire un'alimentazione equilibrata, evitare il fumo e curare la qualità del sonno sono abitudini importanti per la salute generale, soprattutto in una fase della vita in cui possono cambiare il rischio cardiovascolare e quello di osteoporosi. Non bisogna però confondere questi benefici con un'efficacia dimostrata nel trattamento delle vampate: per molti accorgimenti comunemente suggeriti, le prove scientifiche di una riduzione significativa dei sintomi vasomotori sono limitate.
Tra gli interventi non farmacologici con evidenze di efficacia figura la terapia cognitivo-comportamentale specifica per la menopausa. Le linee guida NICE la indicano come un'opzione per aiutare a gestire le vampate e i problemi di sonno associati ai sintomi vasomotori, anche quando una donna preferisce non assumere farmaci o non può ricorrere alla terapia ormonale.
Quando invece i disturbi sono più intensi, possono essere presi in considerazione trattamenti farmacologici: la terapia ormonale della menopausa è il trattamento più efficace per le vampate e le sudorazioni notturne, ma non è indicata indistintamente per tutte. Benefici e rischi variano in funzione dell'età, del tempo trascorso dalla menopausa, del tipo di trattamento e della storia clinica.
In particolare, la terapia ormonale sistemica è generalmente controindicata nelle donne che hanno avuto un tumore al seno, anche se non tutte le neoplasie mammarie presentano le stesse caratteristiche. Eventuali eccezioni richiedono una valutazione specialistica. Anche il possibile aumento del rischio di tumore mammario associato ad alcuni regimi di terapia ormonale deve essere discusso considerando la formulazione e la durata del trattamento, oltre al rischio individuale.
Esistono inoltre opzioni farmacologiche non ormonali, tra cui farmaci come il fezolinetant, che agisce sui meccanismi cerebrali coinvolti nella regolazione della temperatura corporea, e altri medicinali utilizzati in specifiche situazioni cliniche. La loro scelta richiede una valutazione medica, anche alla luce delle indicazioni autorizzate, delle controindicazioni e dei possibili effetti indesiderati.
Un discorso a parte meritano i disturbi genitourinari, come secchezza vaginale e dolore durante i rapporti, per i quali possono essere utili trattamenti locali e altre strategie specifiche. Anche questi sintomi, spesso poco discussi, possono avere un impatto importante sulla qualità della vita.
PIÙ INFORMAZIONI, MA SOPRATTUTTO RISPOSTE CONCRETE
Nell'indagine, oltre la metà delle intervistate chiede informazioni più chiare e pratiche sulla menopausa. Il 42,9% vorrebbe poter contare su servizi e professionisti maggiormente dedicati, mentre il 42% auspica che questa fase della vita smetta di essere associata all'inizio della vecchiaia.
Sono richieste che suggeriscono quanto il problema non sia soltanto parlare di più della menopausa, ma parlarne meglio. Significa riconoscere che le esperienze delle donne possono essere molto diverse, evitare sia la banalizzazione dei sintomi sia la loro eccessiva medicalizzazione e offrire informazioni affidabili sulle possibilità di intervento.
Una donna che dorme male da mesi, che fatica a concentrarsi sul lavoro o che vive con disagio i cambiamenti della propria sessualità dovrebbe poter affrontare questi problemi durante una visita, senza sentirsi dire che sono semplicemente una conseguenza dell'età. Non perché ogni sintomo richieda un farmaco, ma perché merita di essere ascoltato, valutato e, quando possibile, alleviato.


