Una ‘rivoluzione conservativa’ si profila nell’approccio terapeutico ai fibromi dell’utero: un trattamento pre-chirurgico per via orale sarebbe in grado di ridurre sensibilmente la pesante sintomatologia, ridimensionare il volume della malattia permettendo di posticipare, o talvolta di evitare, l’intervento e di progettare anche una maternità. Approvato in Europa nel 2012 e già largamente utilizzato in diversi paesi dell’unione, è ora disponibile anche in Italia.
I FIBROMI UTERINI
Sono fra i più diffusi tumori benigni dell’apparato riproduttivo femminile, colpiscono in età fertile per lo più fra i 30 e i 45 anni, con un sensibile impatto sulla qualità della vita e sulla femminilità. Interessano solo in Italia 3 milioni di donne, 24 milioni in Europa ma, nonostante l’incidenza, di questo tumore si sa ancora poco. Flussi molto abbondanti e perdite tra un ciclo e l’altro, anemia, dolore pelvico e cronico, senso di compressione, rapporti sessuali dolorosi, aumentata frequenza delle minzioni e incontinenza urinaria. «Questi sintomi – spiega Nicoletta Biglia, professore Associato di ginecologia e ostetricia all’Università di Torino – variano in base al numero, alla localizzazione e alla dimensione dei fibromi che, in media, restano sotto i 5 centimetri ma che possono superare anche i 15-20, dando la sensazione di un addome gonfio e mettendo a rischio anche la fertilità».
Sintomatologia che porta con sé la compromissione della vita di coppia e lavorativa, una riduzione delle relazioni interpersonali e un ridimensionamento della qualità della vita con rinunce a sport, tempo libero e piccoli piaceri femminili. Un quadro già delicato nel quale si inseriscono ansia e il timore di una mancata maternità per l’eventuale asportazione dell’utero. Perché la cura dei fibromi uterini è principalmente chirurgica, dovuta anche all’assenza di una terapia medica soddisfacente e efficace.
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