Le strategie: prevenire il danno ai neuroni e ripristinare le naturali vie che inibiscono il dolore. Ma le terapie sono ancora insufficienti. Il limite sono gli effetti collaterali dei farmaci sulla memoria
Per alleviare una manifestazione dolorosa, il riscorso agli antidolorifici è quasi scontato. Non lo è, però, se il dolore è di tipo neuropatico: cronico, irrompe da una lesione permanente delle fibre nervose e i neuroni, alterati nella loro funzionalità, continuano a trasmettere l’impulso doloroso anche quando la causa scatenante è stata rimossa.
Dolore da arto fantasma, polineuropatia diabetica, nevralgia post-erpetica e fibromialgia sono solo alcuni degli esempi per cui un semplice analgesico non basta. Oggi le opzioni terapeutiche disponibili sono ancora insufficienti, sia in Italia che negli altri Paesi, e si riesce solo a dimezzare l’intensità di un dolore neuropatico, non ad estinguerlo. Ma la maggiore comprensione delle vie nervose che regolano il dolore lascia intravedere nuove molecole, potenzialmente efficaci.
IL NOME DEL FARMACO NON CONTA
Ciò che conta è che sia in grado di interferire con il circuito del dolore. Oggi i pazienti con dolore neuropatico – secondo le stime, il 25-28% degli italiani convive con dolore cronico, solo un terzo di essi è neuropatico – sono trattati con antiepilettici e antidepressivi. I primi agiscono sulla tendenza dei neuroni danneggiati a produrre continue scariche elettriche e a riprodurre, quindi, la percezione di dolore.
Gli antidepressivi, invece, potenziano una delle vie naturali per inibire il dolore, quella mediata dall’ormone noradrenalina. «Alcuni pazienti si rifiutano di prendere gli antidepressivi perchè pensano erroneamente che il loro dolore non sia preso sul serio – spiega Paolo Marchettini, responsabile della Medicina del Dolore presso l’Ospedale San Raffaele di Milano– La noradrenalina riesce a controllare il dolore in condizioni di emergenza, come quando siamo di fronte a un pericolo: l’organismo ne libera una quantità importante che ci rende anestetizzati, dando un sollievo immediato al dolore dato dalla paura». Una via efficace, come dimostrano i fachiri: camminano sui carboni ardenti perchè sono in grado di controllarla volontariamente, tramite la meditazione.






