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Neuroscienze

Ictus: come ridurre il rischio di un secondo evento

Dopo un ictus il rischio di un secondo evento rimane elevato, soprattutto nei primi anni. Il controllo dei fattori di rischio cardiovascolare, l’aderenza alle terapie e stili di vita sani possono ridurre in modo significativo la probabilità di recidiva

Chi ha avuto un ictus ha un rischio significativo di andare incontro a un secondo evento, soprattutto nei primi mesi successivi. Una parte importante di queste recidive, tuttavia, può essere prevenuta intervenendo sui fattori di rischio cardiovascolare, seguendo le terapie prescritte e adottando stili di vita più sani. Si tratta di un aspetto cruciale se si considera l’impatto globale della malattia: ogni anno si registrano quasi 12 milioni di nuovi casi e circa 94 milioni di persone convivono con le conseguenze di un ictus. Numeri che rendono questa patologia una delle principali sfide di salute pubblica a livello mondiale. Rappresenta infatti la terza causa di morte e la quarta causa di anni di vita persi in buona salute.

Dopo un primo episodio il rischio di recidiva rimane concreto, ma molto può essere fatto agendo sui fattori di rischio e adottando strategie di prevenzione secondaria mirate in base alla causa della malattia. Agire presto è fondamentale: consapevolezza, monitoraggio nel tempo e aderenza alle terapie rappresentano strumenti concreti per ridurre il rischio di un nuovo ictus, come sottolineato da un recente studio pubblicato sul New England Journal of Medicine.

TIPI DI ICTUS E FATTORI DI RISCHIO

I principali tipi di ictus sono quello ischemico e quello emorragico. L’ictus ischemico, definito come una lesione del sistema nervoso centrale causata dalla perdita di flusso sanguigno, è nella maggior parte dei casi dovuto a tromboembolia arteriosa. In sostanza, un vaso a livello cerebrale non riceve più sangue a causa della presenza di un coagulo. Può manifestarsi sotto forma di TIA (Attacco Ischemico Transitorio), un evento di entità minore, causato da una temporanea interruzione del flusso sanguigno cerebrale, che presenta sintomi simili all’ictus (debolezza, afasia, vertigini), che durano solitamente da pochi minuti a un’ora risolvendosi senza danni permanenti, ma che richiede in ogni caso cure immediate per prevenire ictus futuri.

L’ictus emorragico, invece, è dovuto alla rottura di un vaso sanguigno nel cervello, spesso causata da ipertensione arteriosa, aneurismi o malformazioni vascolari. L’incidenza è simile tra uomini e donne, ma la prevalenza è più elevata nelle donne, probabilmente in relazione alla maggiore longevità.

Tra i principali fattori di rischio per l’ictus ischemico e per alcuni tipi di ictus emorragico figurano pressione arteriosa elevata, colesterolo LDL alto, glicemia aumentata, fumo di sigaretta e inquinamento atmosferico. Colpisce un dato importante: circa il 90% degli ictus ischemici è legato a fattori di rischio potenzialmente modificabili. Questo significa che la prevenzione ha un margine di azione concreto.

IL RISCHIO DI RECIDIVA DOPO UN ICTUS

Nonostante l’elevata incidenza e l’impatto sulla mortalità, circa l’80% delle persone che hanno avuto un ictus ischemico riesce a tornare a vivere in comunità. Questo dato, però, non elimina un elemento centrale: chi ha già avuto un ictus presenta un rischio aumentato di andare incontro a un nuovo evento, non solo cerebrale ma anche cardiaco, come l’infarto del miocardio, o a morte per altre cause cardiovascolari.

Il rischio di recidiva è più alto nella prima settimana dopo l’evento iniziale, ma rimane significativo anche negli anni successivi. Un’analisi condotta su 138.000 pazienti ha stimato un rischio annuo del 4,3% per un nuovo ictus, dello 0,9% per infarto miocardico e dello 0,5% per morte cardiaca.

A cinque anni, la probabilità di un nuovo ictus varia in base al tipo di evento iniziale: 23% dopo ictus criptogenetico (dovuto a cause sconosciute), 20% dopo ictus dei piccoli vasi, 23% dopo ictus delle grandi arterie e 25% dopo ictus cardioembolico, causato cioè da un coagulo formatosi nel cuore.

Questi dati sono importanti perché le recidive si associano frequentemente a conseguenze rilevanti, come disabilità, morte, demenza e declino cognitivo. Per questo, intervenire sui fattori di rischio cardiovascolare e adottare strategie mirate in base al meccanismo che ha causato l’ictus può ridurre in modo sostanziale questo rischio.

STILI DI VITA CHE FANNO LA DIFFERENZA

Le strategie terapeutiche, scelte dai medici in base alle cause dell’ictus e alle caratteristiche del singolo paziente, sono fondamentali per una prevenzione secondaria efficace, e rendono necessaria la collaborazione di chi ha già subito un ictus con una aderenza adeguata ai trattamenti. È quindi importante seguire alla lettera i consigli del medico.

Tuttavia, come riportato nel recente studio sul NEJM, esiste un insieme di interventi non farmacologici che riguardano direttamente comportamenti e stili di vita. Si tratta di aspetti che possono incidere in modo concreto sul rischio di recidiva e che, per questo, è importante conoscere e seguire.

La cessazione completa del fumo è una priorità: continuare a fumare è associato a un raddoppio del rischio di un nuovo ictus. Anche l’attività fisica ha un ruolo chiave: è raccomandato svolgere esercizio di intensità moderata o elevata per almeno 20 minuti, almeno due volte a settimana. Questa abitudine è stata associata a una riduzione del 40% del rischio di eventi cardiovascolari ricorrenti, mentre la sedentarietà rappresenta uno dei principali fattori di rischio modificabili.

L’alimentazione è un altro pilastro della prevenzione. Il modello di riferimento è la dieta mediterranea, ricca di verdura, frutta, cereali, pesce, pollame, latticini a basso contenuto di grassi, olio d’oliva e frutta secca, con un consumo limitato di alimenti trasformati, latticini ad alto contenuto di grassi e carne rossa.

È inoltre consigliata una riduzione dell’apporto di sale, con un obiettivo inferiore a 2,3 grammi di sodio al giorno (poco più di un cucchiaino da tè raso di sale totale giornaliero). Il mantenimento di un peso corporeo sano (o la perdita di peso nei pazienti con obesità) è considerato prioritario, così come la limitazione del consumo di alcol.

Dopo un ictus il rischio di recidiva rimane elevato, soprattutto nei primi anni. È proprio in questa fase che il controllo dei fattori di rischio cardiovascolare, l’aderenza alle terapie e l’adozione di stili di vita più sani possono fare la differenza, riducendo in modo significativo la probabilità di un nuovo evento.

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