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Neuroscienze

Salute mentale: verso una psichiatria di precisione

Una commissione internazionale propone di portare anche nella salute mentale la logica della medicina di precisione, integrando colloquio clinico e misure del funzionamento cerebrale per arrivare, in futuro, a cure più mirate

Scegliere la terapia giusta per un disturbo mentale richiede spesso più tentativi. Non perché manchino le cure, ma perché sintomi come ansia, tristezza o apatia possono avere basi biologiche diverse da persona a persona. Per superare questo limite, un gruppo internazionale di scienziati e clinici ha dato vita alla Precision Mental Health Commission, convocata in collaborazione con la rivista scientifica Nature Mental Health.

L’obiettivo è portare anche nella salute mentale la logica della medicina di precisione: affiancare al colloquio clinico e all’osservazione dei sintomi misure più oggettive del funzionamento del cervello, in particolare dei circuiti che regolano emozioni e funzioni cognitive. L’idea non è sostituire il racconto del paziente, ma integrarlo con informazioni biologiche utili a orientare meglio diagnosi e terapia.

Più di 1 miliardo di persone nel mondo vive con una condizione di salute mentale. Ciononostante la risposta sanitaria pubblica resta inadeguata e la salute mentale rimane uno degli ambiti più trascurati della medicina. Da qui la proposta della Commissione: ridefinire progressivamente i disturbi mentali non solo in base ai sintomi, ma anche a partire da ciò che accade nel cervello, per arrivare in futuro a interventi più mirati.

IL PROBLEMA DEI “TENTATIVI ED ERRORI”

Oggi, nella maggior parte dei casi, la terapia per un disturbo mentale viene scelta sulla base dei sintomi e non di parametri biologici oggettivi legati all’organo bersaglio: il cervello. Un approccio limitato dal fatto che lo stesso sintomo, ad esempio la tristezza, l’apatia o l’ansia, può nascere da disfunzioni cerebrali diverse. Per questo è difficile individuare immediatamente il trattamento giusto e la psichiatria e la psicologia procedono spesso per tentativi successivi.

La conseguenza è che, per molti pazienti, arrivare a un trattamento efficace può richiedere anni. In questo lasso di tempo i sintomi persistono, le condizioni del paziente possono aggravarsi e influenzare la vita personale, professionale e sociale. Nella depressione maggiore, per esempio, solo circa un terzo dei pazienti ottiene la remissione con il primo trattamento; gli altri devono spesso cambiare più volte terapia, e a ogni fallimento il rischio di ricaduta cresce.

Secondo i promotori della Commissione, occorre mettere insieme le conoscenze neurologiche sul funzionamento del cervello con quelle della psichiatria e della psicologia, che si occupano di mente e comportamento.

LA LEZIONE DELL’ONCOLOGIA E DELLA CARDIOLOGIA

L’approccio non è nuovo in medicina: è la stessa logica della cosiddetta medicina di precisione. In oncologia, per esempio, lo studio delle caratteristiche molecolari di ogni singolo tumore permette ormai di scegliere terapie personalizzate, invece di trattare tutti i pazienti allo stesso modo. La salute mentale è uno dei campi della medicina che non utilizza ancora in modo sistematico misure dirette dell’organo coinvolto per orientare diagnosi e terapia.

Anche in cardiologia, l’introduzione di tecniche come la risonanza e l’ecocardiografia ha trasformato la disciplina, spostandola dalla diagnosi basata sui sintomi alla cura guidata da misure dirette della struttura e della funzione del cuore. La psichiatria, secondo i ricercatori, potrebbe trovarsi oggi a un punto di svolta simile: il colloquio clinico resta centrale, ma da solo offre una visione limitata della biologia sottostante.

Il paragone, però, va letto con cautela. Nei disturbi mentali il rapporto tra circuiti cerebrali, sintomi, storia personale, ambiente e risposta alle terapie è molto complesso. L’obiettivo non è sostituire la valutazione clinica, ma renderla più precisa grazie a nuovi strumenti di misurazione.

UN MODELLO BASATO SUI CIRCUITI CEREBRALI

La Commissione propone un modello fondato sui circuiti cerebrali: le reti di connessione che coordinano funzioni cognitive ed emotive. Oggi queste reti possono essere osservate e misurate con la risonanza magnetica funzionale(fMRI), che registra l’attività del cervello mentre la persona è a riposo o impegnata in un compito. Quando l’attività di questi circuiti si altera, possono emergere i sintomi e i comportamenti che riconosciamo come malattia mentale.

Se ogni circuito corrisponde a funzioni specifiche ed è modulato in modo diverso da farmaci e stimolazioni cerebrali, individuare il circuito alterato potrebbe aiutare a scegliere il trattamento più adatto. È questo il passaggio centrale della psichiatria di precisione: non fermarsi alla diagnosi generale, ma capire quali meccanismi cerebrali sono coinvolti nel singolo paziente.

IL LAVORO E I TEMPI DELLA COMMISSIONE

La Precision Mental Health Commission si propone di stabilire quali segnali del cervello indicano in modo affidabile una disfunzione, come si collegano all’evoluzione della malattia e alla risposta alle terapie, e quali standard di misurazione adottare perché i risultati siano comparabili tra centri diversi. Punterà inoltre a capire come ospedali, università, società scientifiche e sistemi sanitari possano integrare queste tecniche nella pratica clinica, definendo anche i quadri normativi e di rimborso necessari a un uso responsabile.

Il lavoro si tradurrà in pubblicazioni scientifiche, raccomandazioni sugli standard e in un rapporto finale d’azione pensato per guidare i sistemi sanitari verso un modello di cura più personalizzato.

La strada è ancora lunga. Oggi la risonanza funzionale non è uno strumento di routine in psichiatria: servono sequenze standardizzate, valori di riferimento condivisi, prove su campioni ampi e percorsi che la rendano sostenibile e rimborsabile nei sistemi sanitari. Il tentativo è di avvicinarsi a una salute mentale in cui, fin dal primo trattamento, aumentino le probabilità di offrire la cura giusta alla persona giusta.

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