A partire dal 24 febbraio, con lo scoppio della guerra, sono circa cinque i milioni di bambini ucraini che hanno dovuto abbandonare le loro case. Dopo aver sperimentato la paura e le minacce quotidiane dei bombardamenti, sono stati costretti a confrontarsi con il dramma della separazione dai padri e dai fratelli più grandi, e con l’angoscia costante di non poterli più rivedere. Gli aiuti per fornire alloggi, vestiti, cibo, acqua, giocattoli e libri sono stati numerosi. Anche in tempo di guerra, infatti, i bambini hanno il diritto di avere una vita decorosa e soprattutto adatta alla loro età, continuando a giocare e studiare. Ci sono alcuni bambini, tuttavia, che devono affrontare un’altra sfida: quella contro un tumore. Non può essere la guerra a fermare le cure e i trattamenti di cui necessitano, e a spegnere la speranza di poter guarire.
(nella foto di Silvia Pastore, un piccolo paziente presso l'Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino)
LA RETE AIEOP ACCOGLIE I PAZIENTI ONCOLOGICI
A causa della guerra, molti bambini che soffrono di patologie severe, come quelle oncologiche, rischiano di vedere i propri trattamenti interrotti. Con questi, svanisce anche la possibilità di sconfiggere la malattia e, dunque, di sopravvivere. Venti Centri di oncologia pediatrica che fanno parte dell’Associazione Italiana di Ematologia Oncologica Pediatrica (AIEOP) hanno preso in carico 123 pazienti oncologici ucraini per fornire loro cure e trattamenti adeguati.
I Centri con un maggior numero di pazienti accolti afferiscono all’Irccs Bambino Gesù di Roma (28 bambini), all’Ospedale Regina Margherita di Torino (21 bambini), all’Ospedale San Gerardo e Fondazione Monza e Brianza di Monza (13 bambini), all’IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano (9 bambini) e all’IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia (9 bambini). Altri sono ricoverati all'IRCCS Gaslini di Genova, al Centro Regionale di Oncoematologia Pediatrica della Regione Toscana, al Policlinico Rossi di Verona, agli Spedali Civili di Brescia e alla Clinica Sant’Orsola Malpighi di Bologna.
Ad avere bisogno di cura e assistenza medica e psicologica, non solo solo i piccoli pazienti, ma anche i genitori, solitamente le mamme, fratelli e sorelle.







