A 5 anni dalla diagnosi di cancro quasi la metà dei decessi previsti potrebbe essere evitata intervenendo su prevenzione, diagnosi precoce e migliore accesso alle cure. È quanto emerge da un nuovo studio pubblicato su The Lancet Global Health. Scopriamo quali sono le morti evitabili e come gli studiosi suggeriscono di intervenire.
QUALI SONO LE MORTI EVITABILI?
Secondo lo studio, tra le persone a cui è stato diagnosticato un tumore nel 2022, entro cinque anni si prevedevano 9,4 milioni di decessi. Di questi, 4,5 milioni avrebbero potuto essere evitati. Ma cosa significa “evitabili”? Lo studio divide i decessi evitabili in due grandi categorie:
- Morti prevenibili: sono i decessi che non si sarebbero verificati se le persone non fossero state esposte ai principali fattori di rischio modificabili. In numeri parliamo di 3,1 milioni di morti prevenibili, pari al 33,2% di tutti i decessi attesi entro 5 anni
- Morti trattabili: sono i decessi che avrebbero potuto essere evitati se ogni Paese avesse avuto lo stesso livello di sopravvivenza a cinque anni dei migliori sistemi sanitari al mondo. Si parla di 1,4 milioni di morti trattabili, pari al 14,4% del totale dei decessi attesi
IL PESO DEI FATTORI DI RISCHIO
Per calcolare i decessi prevenibili, gli autori hanno utilizzato un indicatore epidemiologico chiamato Population Attributable Fraction (PAF). La PAF dice quale quota di tumori (e quindi di decessi) è attribuibile a un certo fattore di rischio. Lo studio considera cinque grandi categorie, scelte perché sono tra quelle per cui esistono dati globali abbastanza solidi:
- tabacco
- alcol
- eccesso di peso corporeo (sovrappeso/obesità)
- agenti infettivi (HPV, epatiti virali, Helicobacter pylori, ecc.)
- radiazioni ultraviolette (raggi UV)
Questi fattori rappresentano una fetta enorme del rischio oncologico mondiale. Non a caso, cinque tumori da soli rappresentano il 59,1% di tutti i decessi evitabili: polmone, fegato, stomaco, colon-retto e cervice uterina.
IL RUOLO DEL TABACCO E DELL’HPV
Non sorprende che il tabacco emerga come il fattore di rischio modificabile più importante al mondo e influenza non solo il tumore al polmone, ma anche molte altre sedi tumorali. Lo studio stima infatti che il tumore al polmone sia responsabile di 1,1 milioni di decessi prevenibili cioè il 34,6% di tutte le morti prevenibili. Questo significa che le politiche antifumo rappresentano misure con impatto diretto sulla sopravvivenza di milioni di persone.
Un’altra parte decisiva della mortalità prevenibile riguarda le infezioni, soprattutto nei Paesi a basso e medio sviluppo. Qui la prevenzione passa da strumenti concreti come vaccini (HPV, epatite B), screening e trattamento delle infezioni croniche e programmi di salute pubblica. In particolare, il tumore della cervice uterina è quasi un simbolo della prevenzione mancata.
COME SI STIMANO LE MORTI “TRATTABILI”
I decessi trattabili sono stimati con un ragionamento diverso. Gli autori hanno preso la sopravvivenza netta a 5 anni, cioè la probabilità di sopravvivere cinque anni ignorando altre cause di morte, e hanno simulato cosa accadrebbe se ogni Paese avesse la sopravvivenza dei migliori al mondo. Questo significa che i decessi trattabili dipendono dalla possibilità di garantire ovunque diagnosi precoce, chirurgia oncologica accessibile, radioterapia disponibile, farmaci essenziali, terapie moderne e continuità di cura. In sostanza è un dato che misura, in modo implicito, l’efficacia reale dei sistemi sanitari.
IL PESO DEL TUMORE AL SENO
Il tumore che genera più decessi trattabili è quello della mammella nelle donne: circa 200.000 decessi trattabili, pari al 14,8% di tutte le morti trattabili. Questo significa che molte donne muoionoperché arrivano tardi alla diagnosi o non ricevono cure adeguate.
Nei Paesi a basso e medio Indice di Sviluppo Umano, il tumore al seno viene spesso diagnosticato in fase avanzata, quando le opzioni terapeutiche sono più complesse e la sopravvivenza si riduce drasticamente.
Qui entrano in gioco fattori molto concreti come distanza dai centri diagnostici, liste d’attesa, costi insostenibili, mancanza di oncologi, chirurghi e radioterapia, sistemi sanitari non universali.
LE DISUGUAGLIANZE GLOBALI
Lo studio evidenzia che la mortalità oncologica dipende non solo dalla biologia dei tumori, ma anche dalla geografia e dal livello di sviluppo. La quota di morti evitabili supera il 40% in 15 regioni su 19, con i valori più alti in Africa orientale e meridionale e in Asia centro-meridionale e orientale, e i più bassi in Australia, Nuova Zelanda, Nord Europa, Europa occidentale e Nord America.
A livello nazionale, i dieci Paesi con la percentuale più alta di decessi evitabili sono tutti africani (per esempio Sierra Leone 72,8%, Gambia 70%, Malawi 69,6%), mentre Svezia, Norvegia e Finlandia registrano le quote più basse (28–32%). Ciò non significa meno cancro, ma che in questi Paesi più tumori vengono prevenuti, diagnosticati precocemente o trattati efficacemente.
Le componenti prevenibile e trattabile non si distribuiscono in modo uniforme:
- In molte aree di Asia e Africa, la quota prevenibile supera il 30%, arrivando fino al 37,8% in Asia orientale, a causa di maggiore esposizione ai fattori di rischio e politiche di prevenzione meno efficaci.
- Le quote più alte di decessi trattabili si trovano in Africa occidentale (32,2%), Africa centrale (29,2%) e Africa orientale (28,2%), dove il problema principale è garantire cure efficaci dopo la diagnosi.
- In Nord America, i decessi trattabili sono molto più bassi (7,6%), segno che diagnosi precoce e trattamenti funzionano meglio.
COME RIDURRE LA MORTALITÀ
Gli stessi autori riconoscono limiti importanti che, paradossalmente, rafforzano il messaggio dello studio. Infatti si considerano solo i decessi entro cinque anni, si includono solo cinque fattori di rischio (mancano inquinamento atmosferico, dieta, esposizioni professionali) e in molti Paesi mancano registri tumorali completi. In altre parole, i 4,5 milioni di morti evitabili stimati dallo studio sono con ogni probabilità una valutazione prudente.
Ridurre davvero il peso del cancro significa quindi investire con decisione in prevenzione primaria, diagnosi tempestive e trattamenti accessibili. Senza questi strumenti, anche tumori potenzialmente guaribili diventano più insidiosi.


