Proteggere la pelle non significa temere il sole. Significa imparare a viverlo in modo consapevole, trasformando alcuni comportamenti semplici in abitudini quotidiane. Una sfida che sembra intuitiva, ma che nella pratica lascia ancora spazio a dubbi, sottovalutazioni e falsi miti.
È il quadro che emerge da un’indagine commissionata da Fondazione Umberto Veronesi ad AstraRicerche, realizzata nell’aprile 2026 su mille italiani rappresentativi della popolazione. I risultati raccontano una realtà composita: da una parte abbiamo generalmente una buona sensibilità verso la salute della pelle, dall’altra però i comportamenti di buon senso restano spesso occasionali, e la protezione dai raggi UV resta un problema da vacanza, lontano dalla quotidianità.
La buona notizia? È che la prevenzione è davvero a portata di mano: spesso bastano piccoli gesti ripetuti nel tempo.
INFORMATI SÌ, MA NON SEMPRE FINO IN FONDO
Secondo l’indagine AstraRicerche, quasi sei intervistati su dieci (59,6%) dichiarano di sentirsi molto o abbastanza informati sul tema della salute della pelle. Solo il 12,6%, però, ritiene di esserlo davvero molto. Parallelamente, oltre quattro persone su dieci mostrano qualche incertezza: il 26,7% si sente informato "così così" e il 13,8% ammette di sentirsi poco o per nulla informato.
Le donne tendono a percepirsi più preparate rispetto agli uomini (68% contro il 51%) e il livello di informazione dichiarata diminuisce progressivamente con l’età.
Quando cercano informazioni, gli italiani continuano a fidarsi soprattutto dei professionisti sanitari. Dermatologi e medici di famiglia rappresentano infatti i principali punti di riferimento: vengono consultati dal 70,9% degli intervistati. Il dermatologo, in particolare, è citato dal 51,7%, mentre il medico di famiglia dal 46,7%.
Anche quando si parla di credibilità il rapporto con i professionisti resta centrale: il 70% considera il dermatologo la fonte più affidabile e oltre la metà (50,5%) attribuisce questa caratteristica al medico di famiglia.
I social media, pur presenti nel percorso informativo, mantengono invece un ruolo marginale quando si parla di fiducia.
LE REGOLE FONDAMENTALI SONO NOTE
La gran parte degli intervistati sembra conoscere i principi di base della protezione solare.
L'85-90% infatti sa che:
- i bambini molto piccoli non devono essere esposti direttamente al sole e che bambini e adolescenti necessitano di una protezione elevata
- strumenti come cappelli, indumenti e ombra sono importanti
- essere già abbronzati non rappresenta una protezione sufficiente.
Anche il concetto di danno cumulativo appare abbastanza consolidato, dato che il 76-82% sanno che:
- i danni provocati dal sole iniziano già in giovane età
- gli effetti dell’esposizione si accumulano nel tempo
- le scottature in età giovanile sono legate a un aumento del rischio di melanoma in età adulta
RESTANO PERÒ ALCUNI FALSI MITI
Accanto alle conoscenze corrette persistono convinzioni che possono influenzare i comportamenti quotidiani. Ecco qui qualche esempio:
- il 41,7% degli intervistati continua a credere che le lampade abbronzanti possano in qualche modo "preparare" la pelle al sole oppure dichiara di non sapere se l’affermazione sia vera o falsa
- più di una persona su tre (34,3%) pensa che in primavera proteggersi sia meno importante, mentre il 29% non sa o non crede che la protezione sia necessaria anche nelle giornate nuvolose
- permangono inoltre dubbi sul rapporto tra crema solare e vitamina D: il 31,4% ritiene che sia meglio non utilizzare la protezione per favorire la produzione di vitamina D oppure non sa esprimersi
- il 27,5% crede sia vero che con una dieta ricca di carote, pomodori, frutta e vitamina C sia superfluo usare protezioni solari, o non sa dire se è vero o falso
- il dato forse più significativo riguarda però la pelle dei più giovani: soltanto il 26,9% riconosce come falsa l’idea che bambini e ragazzi recuperino più facilmente dopo una scottatura. Un risultato che suggerisce come il danno precoce continui a essere sottovalutato.
IL SOLE RESTA SOPRATTUTTO UN TEMA “DA VACANZA”
L’esposizione al sole viene associata prevalentemente ai momenti di svago. Il 72% degli italiani cita il mare o la montagna, mentre il 56,4% pensa al tempo libero all’aperto. Meno frequente è il riferimento alle situazioni quotidiane, come gli spostamenti a piedi o in bicicletta, l'attività fisica o lavorativa all'aperto.
La stessa tendenza emerge quando si parla di stagionalità. Poco più della metà degli intervistati (51,9%) ritiene corretto proteggersi tutto l’anno, mentre il 45,5% continua ad associare la protezione soprattutto alla primavera e all’estate.
IL PROBLEMA NON È SOLO USARE LA CREMA, MA USARLA BENE
Tra chi utilizza una protezione solare (43,9% sempre, 31,2% spesso) prevalgono fattori elevati:
- il 56,7% sceglie SPF 50+, mentre il 42,8% usa protezioni comprese tra SPF 20 e 30
le criticità emergono però nelle modalità di utilizzo:
- il 41,3% degli intervistati non sa quanta crema dovrebbe applicare correttamente e soltanto il 14,3% fornisce la risposta corretta, pari a circa 30 ml per un’applicazione completa;
- anche la riapplicazione resta poco sistematica: solo il 28,7% dichiara di rinnovare la protezione circa ogni due ore, come raccomandato;
- il 27,3% riapplica la crema soltanto quando se ne ricorda e l’11,9% la applica una sola volta.
Il problema quindi non sembra essere tanto la presenza della crema nella routine estiva, quanto il suo utilizzo corretto.
Coloro che, invece, non usano mai o quasi mai (25%) i filtri solari quando stanno al sole, lo fanno perlopiù per dimenticanza (55%), perché non amano la crema sulla pelle ("scomoda, appiccicosa, unta" per uno su quattro), perché temono di non abbronzarsi o amano "vedere il segno" (soprattutto le ragazze più giovani), perché costa troppo. Percentuali più limitate non credono sia utile o la ritengono dannosa per la salute o per l'ambiente.
PICCOLI GESTI, GRANDI DIFFERENZE
L’indagine restituisce un messaggio incoraggiante: gli italiani possiedono già molte delle conoscenze necessarie per proteggere la salute della pelle. La sfida però a questo punto sembra essere un’altra: trasformare informazioni corrette in abitudini consolidate.
- applicare una protezione adeguata
- ricordarsi di riapplicarla durante la giornata e dopo bagni o docce
- cercare l’ombra nelle ore più calde
- utilizzare abbigliamento leggero, cappello e occhiali da sole
- prestare attenzione all’indice UV
- osservare periodicamente la propria pelle
Sono azioni semplici, che non richiedono cambiamenti radicali. Perché la prevenzione, più che un gesto straordinario, è soprattutto una somma di piccoli comportamenti quotidiani.


