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Oncologia

Tumore del retto: quando si può rinunciare all'intervento

La «vigile attesa» sembra avere la stessa efficacia della chirurgia del tumore del retto. Ma i dati sono ancora preliminari. Ecco perché viene «proposta» soltanto all'interno di studi clinici

«Guarda e aspetta». Al di là dell'uso dell'inglese («watch-and-wait»), la rinuncia al ricorso all'intervento chirurgico nei pazienti colpiti da un tumore del retto basso (in prossimità dell'ano) è un opzione che risulta sempre più diffusa. In alcuni casi, evitando l'operazione si riesce a garantire al paziente la stessa probabilità di guarigione e un'identica frequenza di ricomparsa della malattia. Ma i benefici derivanti dal mancato ingresso in sala operatoria rimandano anche alla qualità della vita. Oltre al rischio di vedere compromesse la funzione sessuale e la continenza, in alcuni casi l'asportazione dell'ultimo tratto dell'intestino comporta la colostomia, ovvero la deviazione dell'ultimo tratto del tubo digerente e il ricorso a una sacca esterna per raccogliere le feci. Uno scenario evitabile, almeno all'inizio, scegliendo un approccio conservativo.  

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