Un anticorpo coniugato (sacituzumab tirumotecan) si è dimostrato utile nel migliorare il trattamento del tumore dell'endometrio nelle sue forme più avanzate. I risultati dello studio di fase III TroFuse-005 sono stati presentati a Madrid al congresso della European Society for Medical Oncology (ESMO) e pubblicati contemporaneamente su The Lancet. L'analisi, coordinata a livello internazionale dall'oncologa italiana Domenica Lorusso, si affianca a un'altra ricerca presentata al congresso che apre nuove prospettive per le pazienti con particolari caratteristiche molecolari del tumore.
COME SI CURA OGGI IL TUMORE DELL'ENDOMETRIO
Il tumore dell'endometrio è una delle neoplasie ginecologiche più frequenti. In Italia, nel 2024, sono state stimate circa 8.650 nuove diagnosi. Nella maggior parte dei casi viene individuato in fase iniziale, spesso grazie alla comparsa di sanguinamenti vaginali anomali, soprattutto dopo la menopausa. Quando la malattia è localizzata, il trattamento principale è la chirurgia, eventualmente seguita da altre terapie in base al rischio di recidiva.
La situazione cambia quando il tumore è avanzato o ricompare dopo le cure. In questi casi il trattamento si basa spesso sulla combinazione di carboplatino e paclitaxel, alla quale oggi può essere associata l'immunoterapia con farmaci come pembrolizumab o dostarlimab. La scelta dipende anche dalle caratteristiche molecolari del tumore, in particolare dalla presenza di alterazioni dei meccanismi di riparazione del DNA.
Nonostante i progressi ottenuti negli ultimi anni, quando la malattia continua ad avanzare dopo chemioterapia e immunoterapia, le opzioni terapeutiche diventano più limitate. Ed è proprio a queste pazienti che si rivolge il nuovo trattamento studiato in TroFuse-005.
COSA SONO GLI ANTICORPI FARMACO-CONIUGATI
Sacituzumab tirumotecan appartiene alla famiglia degli anticorpi farmaco-coniugati (ADC). Si tratta di farmaci che combinano un anticorpo capace di riconoscere una determinata proteina presente sulle cellule tumorali con un chemioterapico in grado di danneggiarle.
L'obiettivo è trasportare il farmaco antitumorale in modo più mirato rispetto alla chemioterapia tradizionale. Nel caso di sacituzumab tirumotecan il bersaglio è TROP2, una proteina frequentemente espressa anche nei tumori dell'endometrio.
Questa strategia è già ampiamente utilizzata nel tumore del seno, ma sono sempre più numerosi, come testimoniato al congresso ESMO, i tentativi di utilizzarla per altre neoplasie.
I RISULTATI DELLO STUDIO TROFUSE-005
Lo studio internazionale ha coinvolto 776 pazienti con carcinoma dell'endometrio avanzato o recidivato, precedentemente trattate con chemioterapia a base di platino e immunoterapia. Le partecipanti sono state suddivise in due gruppi: uno ha ricevuto sacituzumab tirumotecan, l'altro una chemioterapia scelta dal medico tra doxorubicina e paclitaxel.
Il risultato più importante riguarda la sopravvivenza globale. A un anno dall'inizio del trattamento era in vita il 63,4% delle donne che avevano ricevuto l'anticorpo coniugato, rispetto al 50,8% di quelle sottoposte alla chemioterapia tradizionale. Un beneficio confermato anche dalla sopravvivenza mediana, risultata di 19 mesi contro 12,1 mesi. Questo significa che, nel gruppo trattato con il nuovo farmaco, il momento in cui la metà delle pazienti era ancora in vita è stato raggiunto quasi sette mesi più tardi rispetto al gruppo di controllo. Non vuol dire, dunque, che ogni donna abbia vissuto sette mesi in più, ma che nel complesso il nuovo trattamento ha migliorato significativamente le prospettive di sopravvivenza.
Anche la sopravvivenza libera da progressione, ovvero il tempo trascorso senza che la malattia peggiori o si verifichi il decesso, è migliorata. Il tempo mediano è passato da 3,9 a 7,2 mesi: in altre parole, la metà delle pazienti trattate con il nuovo farmaco è rimasta senza progressione per almeno 7,2 mesi, contro 3,9 mesi con la chemioterapia. Inoltre, una riduzione misurabile del tumore è stata osservata nel 35% delle pazienti trattate con sacituzumab tirumotecan, contro il 17% del gruppo di controllo.
«Sacituzumab tirumotecan è il primo ADC anti-TROP2 a dimostrare un miglioramento della sopravvivenza globale nel cancro dell'endometrio avanzato o ricorrente in questo setting rispetto alla chemioterapia in uno studio globale di fase 3. I risultati del TroFuse-005 hanno il potenziale per cambiare il modo in cui trattiamo le pazienti che hanno ricevuto una precedente chemioterapia a base di platino e immunoterapia anti-PD-1/L1», ha spiegato Domenica Lorusso, direttrice del Programma di Ginecologia Oncologica dell'IRCCS Humanitas San Pio X e professoressa di Humanitas University, che ha coordinato la ricerca a livello internazionale.
I benefici si accompagnano però a effetti collaterali che richiedono attenzione. Gli eventi avversi correlati al trattamento di grado almeno 3 (quindi di entità non trascurabile) sono stati osservati nel 54% delle pazienti che hanno ricevuto il nuovo farmaco, rispetto al 41% di quelle trattate con chemioterapia. Tra i principali problemi figurano le alterazioni dei valori del sangue, come l'anemia. Le interruzioni definitive dovute agli effetti collaterali sono state invece poco frequenti.
NOVITÀ ANCHE PER L'IMMUNOTERAPIA SENZA CHEMIOTERAPIA
Ma al congresso di Madrid ci sono state altre novità relative a questo tumore: durante l'evento è stato presentato anche KEYNOTE-C93, uno studio di fase III che ha valutato una strategia differente: utilizzare la sola immunoterapia con pembrolizumab, evitando la chemioterapia, nelle pazienti con tumore dell'endometrio avanzato o recidivato caratterizzato da un deficit del sistema di riparazione del DNA chiamato mismatch repair (dMMR). Una strategia che si è dimostrata già utile in alcuni tumori del colon-retto.
La caratteristica dMMR è presente in circa un quarto dei tumori dell'endometrio e rende la malattia particolarmente sensibile all'utilizzo dell'immunoterapia. Nello studio, il tempo mediano trascorso senza progressione della malattia è stato di 38 mesi con pembrolizumab contro 8 mesi con la chemioterapia. Anche la qualità della vita è risultata migliore con l'immunoterapia.
«Oggi lo standard per queste pazienti è rappresentato dall'immunoterapia associata alla chemioterapia e dal trattamento di mantenimento con immunoterapia. Ma non tutte le pazienti sono candidabili alla chemioterapia. Questi risultati evidenziano il potenziale di un approccio senza chemioterapia per alcune pazienti con carcinoma dell'endometrio dMMR avanzato o recidivante», ha spiegato Sandro Pignata, direttore dell'Oncologia Medica del Dipartimento di Uro-ginecologia dell'IRCCS Fondazione Pascale di Napoli e principal investigator europeo dello studio.
Si tratta però di un risultato distinto da quello di TroFuse-005: in questo caso l'obiettivo non era introdurre un nuovo farmaco dopo il fallimento delle terapie precedenti, ma valutare se in alcune pazienti sia possibile evitare la chemioterapia già nelle fasi iniziali del trattamento sistemico.
QUALI PROSPETTIVE PER LE PAZIENTI
I risultati presentati a ESMO 2026 mostrano due possibili direzioni nell'evoluzione delle cure del tumore dell'endometrio. Da un lato, gli anticorpi farmaco-coniugati potrebbero ampliare le possibilità terapeutiche nelle forme avanzate già trattate, grazie a un beneficio dimostrato anche sulla sopravvivenza globale. Dall'altro, una selezione delle pazienti basata sulle caratteristiche molecolari potrebbe consentire di utilizzare l'immunoterapia senza chemioterapia in alcuni contesti.
Va inoltre detto che, per quanto riguarda sacituzumab tirumotecan, il farmaco non è ancora disponibile in Italia per il trattamento del tumore dell'endometrio, al di fuori delle sperimentazioni cliniche. I risultati ottenuti potrebbero però sostenere il percorso verso una futura autorizzazione.


