Per le bambine vaccinate contro il papilloma virus (HPV) a 12-13 anni il rischio di morire per tumore della cervice uterina entro i 30 anni è prossimo allo zero. Il dato arriva da una ricerca inglese, la prima nel suo genere, che ha dimostrato il nesso fra una copertura vaccinale elevata e il calo non solo delle diagnosi, ma anche dei decessi per carcinoma del collo dell’utero.
LO STUDIO
Apparso sulla rivista The Lancet, lo studio tira le somme analizzando la mortalità per carcinoma cervicale fra il 2001 e il 2024: in questo lasso di tempo in Gran Bretagna si sono registrate 200 vittime in meno rispetto ai trend attesi, rilevando in donne di 20-29 anni una sostanziale riduzione nella mortalità per tumore del collo dell’utero, associata a un’alta copertura della vaccinazione anti-HPV.
La Gran Bretagna è stata fra i primi Paesi ad introdurre la vaccinazione a partire dal 2008, e fra i più attivi a promuoverla. Nel quinquennio 2020-2024, fra le donne di 20-24 anni, ovvero ragazze che per l’88-90% erano state vaccinate entro i 13 anni, non si è registrato alcun decesso per tumore cervicale. Ci si aspettava, secondo i tassi storici per quella fascia d’età e quel lasso di tempo, di contare 23 vittime. Zero vittime contro le 23 attese.
I RISULTATI
Nelle ragazze più grandi con una copertura vaccinale un po’ più bassa (fra il 63 e l’87% vaccinate contro l’HPV entro i 18 anni) la riduzione della mortalità per cancro cervicale rispetto alle attese è stata meno marcata, ma lo stesso estremamente significativa.
In sintesi, la riduzione di mortalità per carcinoma cervicale è stata:
- del 100% per le donne che avevano 20-24 anni fra il 2020 e il 2024;
- dell’80% per le donne che avevano 20-24 anni fra il 2015 e il 2019;
- del 69% per le donne che avevano 25-29 anni fra il 2020 e il 2024.
COME INTERPRETARE I DATI
Si tratta di uno studio osservazionale, che normalmente non basta a stabilire un nesso di causalità fra due eventi (la vaccinazione e la riduzione della mortalità, in questo caso). Eppure, secondo i ricercatori, i loro dati forniscono la prima robusta prova a livello nazionale del fatto che un’alta copertura della vaccinazione anti-HPV abbatte le morti per tumore del collo dell’utero.
Perché? Non potrebbe dipendere da altro, essere un vantaggio da imputare al miglioramento delle cure? O allo screening? O a un calo nelle infezioni da Papilloma virus? No, osservano gli autori del lavoro, perché nel periodo considerato in Inghilterra è stato interrotto lo screening alle ragazze prima dei 25 anni e i tassi di adesione sono scesi, il che al massimo avrebbe aumentato il rischio di morire per un tumore cervicale, anziché diminuirlo. I dati sulle infezioni sessualmente trasmesse, dal canto loro, non sono cambiati un granché, e i miglioramenti nelle cure avrebbero dovuto manifestarsi nello stesso modo in tutte le fasce d’età, cosa che non è avvenuta. Inoltre, ci sono già in letteratura prove solide del fatto che la vaccinazione nelle giovani donne previene l’infezione persistente da HPV e i tumori cervicali, e del fatto che ci sono meno tumori cervicali nelle donne vaccinate.
Tutto ciò, concludono i ricercatori inglesi, ci dice che arrivare a eliminare il carcinoma del collo dell’utero come problema sanitario si può, che l’obiettivo dell’OMS non è una chimera ma una possibilità concreta da perseguire.
IL TUMORE DEL COLLO DELL’UTERO
I nuovi casi di carcinoma cervicale nel mondo sono stati circa 660.000 nel 2022, con 350.000 decessi. È il quarto cancro fra le donne per incidenza e mortalità, e colpisce perlopiù donne giovani. In Italia si sono registrati 2.382 nuove diagnosi nel 2024. La storia del tumore della cervice nei paesi ad alto reddito come quelli europei è la storia di una prevenzione che funziona: l’introduzione dello screening con il Pap test (oggi affiancato dall’HPV test) ha permesso di intercettare precocemente lesioni tumorali o pretumorali. Tant'è che il tasso di incidenza è passato da 14 per 100.000 donne nel 1980 a 4 per 100.000 nel 2012; il tasso standardizzato di mortalità è sceso da 7 per 100.000 donne nel 1980 a circa 2 per 100.000 nel 2012.
L’arrivo della vaccinazione ha permesso di prevenire la causa della quasi totalità dei tumori cervicali, il Papilloma virus. Ed è qui che si è fatta strda la speranza – fondata – di eliminare il tumore della cervice uterina nel mondo con la combinazione di vaccinazione, screening e accesso alle terapie. L’Hpv è associato anche al 42-45% dei tumori dell’orofaringe, al 90% dei carcinomi squamosi dell’ano, al 70-75% dei tumori di vulva e vagina.
LE COPERTURE VACCINALI
In Italia la copertura vaccinale media per HPV per le ragazze nate nel 2012 è del 51% (dati 2024), per le nate nel 2011 è del 64%; per le 17enni (nate nel 2009) la copertura arriva al 71%. Il valore di copertura vaccinale per HPV nei ragazzi della coorte più giovane (2012) è pari al 44,65%, mentre quello della coorte 2011 è al 55,80%.
Le differenze fra regioni sono profonde, e si va dai minimi della Sicilia (37,7% nelle femmine nate nel , 19,2% nei maschi) e della Campania (44,5% le femmine e 21,3% i maschi), ai massimi di Lombardia (82,6% e 74,8%) e Umbria (81,3% e 72,4%). In ogni caso nessuna regione raggiunge la soglia che sarebbe ottimale stando al Piano nazionale di prevenzione vaccinale, ovvero una copertura del 95% nel dodicesimo anno di vita.


