C’è un momento in cui la scuola smette di essere solo un luogo di apprendimento e diventa spazio di consapevolezza. È quello che sta accadendo con Scuole Amiche della Ricerca, il progetto di Fondazione Veronesi che quest’anno ha preso pienamente piede, coinvolgendo otto istituti in un percorso strutturato dedicato alla prevenzione, alla cultura scientifica e a un progetto di cittadinanza attiva.
Da Castellarano a Fiorano Modenese, da Parma a Cologna Veneta, da Legnago a Busseto, da Inveruno a Corsico milanese, le scuole hanno scelto di diventare parte attiva di una rete che promuove stili di vita sani e consapevoli e si attiva per una raccolta fondi destinata all’oncologia pediatrica. Ogni territorio ha visto il coinvolgimento di realtà imprenditoriali sensibili al tema della salute e dell’educazione, che hanno deciso di sostenere concretamente il progetto.
Scuole Amiche della Ricerca è stato infatti realizzato grazie alla collaborazione con Fondazione Iris Ceramica, Morato Group e SICIM, partner che hanno scelto di investire sui giovani e sul valore della prevenzione nei propri territori di riferimento.
Un’alleanza virtuosa tra scuola, fondazione e imprese, che dimostra come la responsabilità sociale possa tradursi in azioni educative concrete.
Laboratori che parlano il linguaggio dei ragazzi
Le scuole coinvolte hanno partecipato ai laboratori di Foodland, un percorso immersivo dedicato ad alimentazione, movimento e sostenibilità, Smogville, per conoscere e contrastare l’inquinamento indoor e outdoor, ed Escape Smoke, per sviluppare consapevolezza sui rischi legati al consumo di tabacco.
Non si è trattato di incontri frontali, ma di esperienze partecipative, in cui gli studenti sono stati chiamati a riflettere, discutere, mettersi in gioco. Le classi hanno risposto con entusiasmo, curiosità e spirito critico, dimostrando quanto sia forte il bisogno di strumenti chiari per orientarsi tra scelte quotidiane e informazioni spesso contraddittorie.
Un esempio emblematico arriva dall’Istituto Comprensivo Toscanini di Parma, dove il laboratorio Foodland ha suscitato un riscontro particolarmente significativo.
Come racconta la docente Giovanna Emilia Radice:
“L'accoglienza del laboratorio Foodland nella scuola secondaria di I grado ‘Toscanini’ di Parma è stata estremamente positiva, confermando quanto l'approccio ludico-didattico sia efficace anche per i ragazzi che si affacciano all'adolescenza. In un'età in cui le lezioni frontali possono risultare meno stimolanti, la struttura ad ‘arcipelago’ ha saputo catturare l'attenzione degli studenti, trasformando l'educazione civica e alimentare in un'esperienza partecipativa.
Uno dei punti più apprezzati è stato il ponte tra virtuale e pratico. Le attività proposte non si sono esaurite davanti allo schermo: i laboratori hanno infatti innescato discussioni vivaci sulle abitudini quotidiane, portando gli studenti a interrogarsi criticamente su cosa mettono nel piatto e su come utilizzano le risorse a casa.
Gli insegnanti hanno apprezzato la flessibilità dello strumento, capace di integrarsi perfettamente nei programmi di Scienze ed Educazione Civica, offrendo al contempo materiali pronti all'uso che riducono il carico di preparazione della lezione e aumentano l'impatto educativo.”
Parole che restituiscono con chiarezza il senso del progetto: un’educazione che non si ferma alla teoria, ma stimola scelte consapevoli nella vita quotidiana.
Verso il contest finale
Gli studenti sono ora al lavoro per il contest finale “A Scuola con il Pomodoro per la Ricerca”, un’iniziativa che li coinvolge in prima persona in un’attività solidale a sostegno della ricerca scientifica. Un’occasione per mettere in pratica quanto appreso, trasformando la consapevolezza maturata in classe in partecipazione attiva e responsabilità verso la comunità.
Scuole Amiche della Ricerca dimostra che parlare di prevenzione a scuola non significa trasmettere regole, ma offrire strumenti. Significa aprire domande, generare consapevolezza, costruire un dialogo tra scienza e nuove generazioni.
E quando questo accade, la ricerca non resta chiusa nei laboratori: entra nelle classi, nei territori, nelle scelte quotidiane di chi sta crescendo.

