Perché dopo la vaccinazione ad alcune persone viene la febbre e ad altre nulla? La risposta potrebbe risiedere nei miliardi di batteri che popolano il nostro tratto digerente. Secondo uno studio pubblicato su Science, il microbioma intestinale potrebbe contribuire a determinare l'intensità della risposta infiammatoria dopo una vaccinazione. Un risultato che aggiunge un tassello alla comprensione del rapporto tra i microrganismi che convivono con noi e il sistema immunitario.
PERCHÉ DOPO UN VACCINO PUÒ COMPARIRE LA FEBBRE?
Tra i possibili effetti collaterali temporanei delle vaccinazioni, la febbre è uno dei più comuni. Tecnicamente si tratta di una manifestazione della risposta infiammatoria che accompagna l'attivazione del sistema immunitario. Quando riceviamo un vaccino, infatti, il nostro organismo riconosce gli antigeni contenuti nel vaccino e avvia una serie di processi necessari a sviluppare una risposta immunitaria specifica. In questo contesto vengono prodotte anche molecole infiammatorie che possono determinare un aumento della temperatura corporea.
Non tutte le persone, però, reagiscono allo stesso modo. L'assenza di febbre non significa che il vaccino non stia funzionando, così come la sua comparsa non indica necessariamente una protezione maggiore. Per comprendere le ragioni di questa variabilità, un gruppo internazionale di ricercatori ha deciso di indagare il possibile ruolo del microbioma intestinale.
COSA C'ENTRA IL MICROBIOMA INTESTINALE?
La scelta di studiare il microbioma non è casuale. L'intestino ospita un'enorme comunità di microrganismi che interagisce continuamente con il nostro organismo. Questi microrganismi non partecipano soltanto alla digestione, ma contribuiscono anche a regolare l'attività del sistema immunitario. Da tempo esistono studi che stanno indagando, ad esempio, il rapporto tra la composizione batterica intestinale e la risposta all'immunoterapia.
Partendo da queste conoscenze, gli autori dello studio hanno analizzato 171 adulti sani sottoposti a vaccinazione contro SARS-CoV-2 con un vaccino a mRNA, studiando il loro microbioma intestinale e alcuni indicatori immunitari prima e dopo la somministrazione.
Dall'analisi è emersa una differenza interessante. Le persone che avevano sviluppato una febbre più intensa presentavano, già prima della vaccinazione, una maggiore presenza e attività di batteri capaci di produrre flagellina, una proteina che costituisce i flagelli, strutture utilizzate da diversi batteri per muoversi.
La flagellina può essere riconosciuta dal sistema immunitario e favorire l'attivazione di meccanismi infiammatori. I partecipanti con una maggiore risposta febbrile presentavano infatti, già prima della vaccinazione, alcuni indicatori compatibili con uno stato infiammatorio di basso grado.
In altre parole, il sistema immunitario di alcune persone potrebbe trovarsi in una condizione di maggiore attivazione ancora prima di ricevere il vaccino, predisponendo l'organismo a una risposta infiammatoria più intensa.
GLI ESPERIMENTI SUI MODELLI ANIMALI
Per verificare che il microbioma avesse un ruolo diretto, e non fosse semplicemente associato alla comparsa della febbre, gli scienziati hanno condotto anche alcuni esperimenti su modello animale per comprendere meglio il meccanismo.
Trasferendo negli animali il microbioma intestinale dei partecipanti allo studio, gli autori hanno osservato che i topi che avevano ricevuto il microbioma delle persone con maggiore risposta febbrile sviluppavano una reazione infiammatoria più intensa dopo la vaccinazione rispetto agli altri.
Ulteriori esperimenti hanno indicato che questo effetto dipendeva almeno in parte dal riconoscimento della flagellina batterica da parte del sistema immunitario.
Gli autori hanno esplorato anche il possibile ruolo dell'alimentazione, uno dei fattori che contribuiscono a modificare la composizione del microbioma. Alcune caratteristiche della dieta sono risultate associate a risposte infiammatorie differenti. Si tratta però di osservazioni preliminari che non consentono di stabilire se modificare l'alimentazione possa ridurre la comparsa della febbre dopo una vaccinazione.
COSA CI DICE LO STUDIO?
Risultati interessanti che non devono però cambiare il modo in cui ci si avvicina alla vaccinazione. Lo studio offre infatti una nuova chiave di lettura per comprendere perché, di fronte allo stesso stimolo, il nostro sistema immunitario possa reagire in maniera differente. Da qui a suggerire di modificare temporaneamente la dieta per evitare la febbre dopo una vaccinazione, però, la strada è ancora lunga.


