Donazioni e trapianti: Italia al «top» per innovazione e sensibilità
Oltre 1.600 le donazioni di organo registrate nel 2018, 3.718 i trapianti effettuati. Calano le liste di attesa per il rene. Ma al Sud ancora troppo alto il numero delle opposizioni
Nel complesso, il 2018 può essere considerato l'anno del consolidamento. Dopo il «boom» del 2017, l'anno appena trascorso è servito all'Italia per legittimare la sua leadership europea nel campo della donazione e del trapianto degli organi. Osservando ciò che rimane da fare, però, non può non balzare all'occhio la differenza (in alcuni casi molto vistosa) che esiste tra alcune regioni del Nord e altre del Sud, in materia di donazione (anche per ragioni di organizzazione) e di opposizioni. I due parametri, in maniera opposta, descrivono la sensibilità della popolazione in materia. A riguardo rimane da fare ancora abbastanza, se il numero dei «no» dei parenti di una persona che muore in Puglia è più che doppio rispetto al dato analogo registrato in Lombardia.
ITALIA AI VERTICI PER INNOVAZIONE
Nel complesso, il rapporto presentato dal Centro Nazionale Trapianti conferma le indicazioni positive derivanti dal nostro Paese. Oltre trenta donatori ogni mille abitanti, liste d'attesa che calano per il rene e programmi innovativi che vengono copiati dagli altri Paesi. Il sistema dei trapianti italiano è un'eccellenza: questo non lo si può negare. «I dati relativi al 2018 consolidano le evidenze emerse l'anno precedente e confermano che il trend di crescita registrato negli ultimi quindici anni è il frutto anche di una forte componente innovatrice», afferma Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro Nazionale Trapianti. Tra le diverse innovazioni registrate nell'anno appena concluso, ci sono stati l'inizio del programma per le catene di trapianti di rene e il consolidamento del programma di trapianti da donatori a riceventi Hiv positivi o la pubblicazione dei risultati degli studi sull'effetto dell'attività fisica sui trapiantati, basato su un database unico al mondo.
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