Covid-19 torna ad occupare il dibattito pubblico. Dopo la progressiva discesa nel numero di casi, ricoveri e decessi dall'ultima "ondata" dell'inverno 2022, l'inizio del mese di giugno è stato caratterizzato da una ripresa sempre più sostenuta della circolazione virale. Intendiamoci: la situazione, in termini di pressione sugli ospedali e nel numero di decessi non è affatto paragonabile a quanto accaduto ad inizio anno. Sars-Cov-2 però -complice la "nascita" di una variante sempre più contagiosa come Omicron 5, una popolazione a rischio poco vaccinata con la quarta dose e un virus capace di eludere almeno parzialmente la risposta immunitaria- sta rialzando la testa. Una situazione da monitorare che non deve però indurci nell'errore di credere di essere punto a capo. Oggi, grazie ai vaccini, all'immunità ibrida delle tante persone che sono entrate in contatto con il virus nonostante la vaccinazione e grazie allo sviluppo degli antivirali, l'impatto della malattia si è fatto meno severo. Proteggere le fasce più deboli rimane la priorità. Monitorare l'evoluzione del virus ed intervenire con eventuali richiami è però altrettanto importante, esattamente come accade con altre malattie infettive con cui conviviamo da centinaia di anni.
DA WUHAN A OMICRON
Qualsiasi virus, quando si moltiplica, porta con sé degli errori di “copiatura” nel proprio codice genetico. Sars-Cov-2 non è da meno. Dalla prima sequenza conosciuta e depositata ad inizio gennaio 2020 ad oggi sono moltissime le mutazioni che si sono andate a creare. Si tratta di un fenomeno del tutto naturale. Quando queste mutazioni si accumulano nel tempo o comunque quando si verificano alcune particolari condizioni (come l’infezione nelle persone immunocompromesse) può accadere che il virus cambi le proprie caratteristiche al punto tale da dare origine ad una variante virale rispetto al virus originale. Se la variante acqusisce delle caratteristiche tali da migliorarne la diffusione, questa vince su tutte le altre. In questi due anni e mezzo di pandemia lo abbiamo visto: il virus si è evoluto talmente tanto da aver generato diverse varianti sempre più contagiose, ultima in ordine di tempo la Omicron, responsabile già a gennaio di un picco di contagi mai registrato da inizio pandemia.







