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Il segreto per vivere 100 anni? Mangiare poco, anzi pochissimo

pubblicato il 20-09-2013
aggiornato il 13-11-2017

La scienza punta a togliere alla longevità il peso della vecchiaia. Alla Conferenza di Venezia il nutrizionista Luigi Fontana indicherà nel cibo molto frugale la leva per rallentare il decadimento fisico-mentale. Già oggi un centenario su cinque non ha malattie

Il segreto per vivere 100 anni? Mangiare poco, anzi pochissimo

La scienza punta a togliere alla longevità il peso della vecchiaia. Il nutrizionista Luigi Fontana indica nel cibo molto frugale la leva per rallentare il decadimento fisico-mentale

Ai segreti della longevità è dedicata la nona edizione della Conferenza Mondiale The Future of Science, che riunirà sull'isola di San Giorgio a Venezia dal 19 al 21 settembre alcuni dei maggior esperti internazionali. Luigi Fontana è docente presso il dipartimento di Medicina dell'Università di Salerno e la Washington University Medical School. E' un esperto riconosciuto a livello internazionale nel campo della nutrizione e dell'invecchiamento.

Campare ben più di cent’anni e senza mai invecchiare. Questo è l’ambizioso progetto della scienza, eliminare il decadimento fisico-mentale fino in prossimità della morte, che alla Conferenza Mondiale di Venezia, Secrets of Longevity organizzato dalla Fondazione Veronesi (19-21 settembre), verrà presentato in particolare dal professor Luigi Fontana, ordinario di Scienza della nutrizione all’Università di Salerno e docente anche alla Washington University di St. Louis.

«La vita si è già molto allungata, ma l’ideale è arrivare a 90-100 anni in ottime condizioni di salute e in piena energia. Poi, ecco la fine in pochi giorni o un mese senza  soffrire e senza vegetare». Il professor Luigi Fontana  spiega anche quale pare il metodo giusto:  nella lotta al processo dell’invecchiamento  «la leva più potente»  si sta rivelando la dieta. Anzi, scientificamente: la “restrizione alimentare senza malnutrizione”.

DIMEZZATI GLI INFARTI - Studi sugli animali con una dieta ridotta del 30-40 per cento sono in atto da decenni, informa, e nei primati si è visto un calo del 50 per cento sia degli infarti sia dei tumori, ma Fontana si dichiara l’unico ricercatore ad avere dati sugli esseri umani. Il professore in America sta guidando da 12 anni un gruppo di circa 50 persone in regime di restrizione calorica. «Sottoposti a ricorrenti check up, questi volontari risultano completamente protetti da eventuali patologie cardiovascolari quando il 35-40% di morti in Usa e in Europa sono dovute a infarto e ictus. Protetti nel senso che hanno un cuore più giovane di 15 anni, niente placche carotidee, colesterolo, glicemia e pressione arteriosa da ragazzetti. E bassissimi altri fattori predittivi di cancro».

LA CARESTIA RENDE GIOVANI -Del resto già oggi il 20 per cento degli ultracentenari non hanno sviluppato alcuna malattia prima dei 100 anni. Li chiamano escapers, come dire gli scampati al male. L’obiettivo del campo di ricerche seguito dal professor Luigi Fontana è che in un veloce domani sia la stragrande maggioranza della popolazione ad arrivare al secolo in pienezza, “scampando” la vecchiaia.

Il fatto che mangiare davvero poco renda la vita più lunga e più sana troverebbe questa spiegazione all’interno della teoria evoluzionistica: in natura era ed è normale che ci siano periodi di carestia per alluvioni, maltempo, devastazioni .… e la natura sa che è meglio non procreare in tempi di carestia, così quando l’animale percepisce che c’è scarsità di cibo, il suo organismo è indotto all’infertilità e al rallentamento dell’invecchiamento. Questo affinché il suo organismo sia ancora giovane e vitale quando, tornato il nutrimento facile, sarà opportuno procreare.

Questa “opportunità” consiste nel disporre di geni migliori così da portare alla specie, alla sua continuazione, nuovi individui sani e forti.

Serena Zoli


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