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Sperimentazione animale: cosa rischia la ricerca con gli emendamenti del parlamento italiano

pubblicato il 15-01-2014

Le modifiche al testo dell'UE, se venissero confermate, potrebbero portare allo stop la ricerca sul cancro

Sperimentazione animale: cosa rischia la ricerca con gli emendamenti del parlamento italiano

Tra gli emendamenti più contestati dai ricercatori c’è quello relativo agli xenotrapianti, una tecnica che consiste nel trapianto sui topi di tessuti tumorali dei malati per studiarne le caratteristiche ed individuare le migliori cure.

«Le cellule cancerose sono caratterizzate dalla capacità di mutare in continuazione. Una peculiarità che le rende capaci di eludere le terapie. Ecco perché, proprio per questa singolare caratteristica, gli xenotrapianti rappresentano il presente e il futuro della ricerca in campo oncologico. I tumori hanno la particolarità di essere eterogenei. Utilizzando gli xenotrapianti oggi siamo in grado di tarare e personalizzare le terapie selezionando le varianti esistenti all’interno dello stesso tumore. In questo modo diamo così vita alle terapie combinatoriali basate sull’utilizzo di più farmaci. Il loro divieto rischia seriamente di bloccare la ricerca in Italia» spiega il professor Marco Pierotti, direttore scientifico della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

A rischiare non è il solo campo oncologico. Tutta la ricerca è a rischio. I motivi li riassume l'onorevole di Scelta Civica Ilaria Capua, scienziata inserita dalla rivista Scientific American tra i 50 ricercatori più influenti al mondo: «Gli emendamenti presentati allontanano dagli standard dettati dalla direttiva europea. I ricercatori italiani non potranno più prendere parte ai bandi nazionali e internazionali su questi temi perché messi nella condizione di non poter fare ciò che negli altri Paesi è consentito. Diventeremo, di nuovo, sempre meno competitivi e riusciremo ad attirare sempre meno fondi. Un altro colpo alla fragile ricerca italiana».

«Nel contesto attuale, rendere più restrittive le norme sulla sperimentazione animale porrebbe la parola fine alla ricerca biomedica italiana, e offenderebbe tutti coloro si sono impegnati per anni nell’investire il loro tempo per migliorare la vita di tutti noi e dei nostri familiari, delegando questo nobile compito ai nostri competitor stranieri o ai cervelli che, nel frattempo, avremo obbligato a fuggire» conclude la Capua.


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