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Cardiologia

Coronavirus, ACE2 a due facce: e se proteggesse donne e bambini?

pubblicato il 29-04-2020

ACE2 è la «porta» d'accesso per il virus, ma anche un possibile «alleato» nella forma solubile. L'ipotesi di Elena Ciaglia, sostenuta da Fondazione Veronesi

Coronavirus, ACE2 a due facce: e se proteggesse donne e bambini?

ACE2, chi l’aveva sentito nominare fino a due mesi fa? Stiamo parlando dell’enzima di conversione dell’angiotensina 2, uno degli ormoni coinvolti nei meccanismi di regolazione della pressione sanguigna. Nel caso di Covid-19, ACE2 ha però anche un altro ruolo. È la «porta» che il virus utilizza per entrare nelle cellule. Si sa dai tempi della Sars, infatti, che i coronavirus sfruttano questi recettori per farsi strada nell'organismo. Un'ipotesi confermata in seguito alla diffusione di Sars-CoV-2, la causa della pandemia in atto. Con un'aggravante: un’affinità di almeno dieci volte superiore tra ACE2 e il nuovo coronavirus, rispetto ai «predecessori». Questo aspetto ha messo subito in allarme i medici, considerando che l'enzima non si trova soltanto nell’epitelio polmonare: ma anche a livello cardiaco, nell’intestino, nei reni e nei vasi sanguigni. Detto ciò, in caso di infezione, ACE2 potrebbe avere anche un ruolo protettivo. Perché i bambini e le donne siano stati finora meno colpiti dalla polmonite interstiziale? La risposta potrebbe essere custodita in questa proteina, una sorta di Giano Bifronte nella lotta al Covid-19.

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LE DUE «FACCE» DI ACE2

Passando in rassegna le evidenze disponibili, alcuni ricercatori dell’Università di Salerno hanno confermato l’ipotesi che ACE2 rappresenti il vettore del virus all’interno delle cellule. Ma, nel loro articolo pubblicato sulla rivista scientifica Frontiers in Pediatrics, hanno anche portato a galla una possibilità finora poco considerata. Oltre che come recettore ancorato alle cellule, infatti, la proteina ACE2 è presente nel sangue, in forma solubile. Questa seconda «faccia» dell’enzima si formerebbe nel processo di sintesi dell’ACE2: al termine del processo di traduzione, che converte l’Rna nella proteina fatta e finita. A differenza di quello presente sulla superficie cellulare, l'ACE2 circolante nel sangue potrebbe essere un «alleato» in caso di infezione. Spiega Elena Ciaglia, dal 2017 al 2019 borsista di Fondazione Umberto Veronesi e prima firma della pubblicazione:  «Con un meccanismo che ricorda quello degli anticorpi neutralizzanti, la forma solubile del recettore ACE2 potrebbe intercettare il virus in circolo e prevenire o quanto meno attenuare il suo legame con la cellula, che espone invece la forma di membrana della proteina ACE2». 


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UNO SCUDO PER DONNE E BAMBINI?

L'ipotesi spiegherebbe anche il minore impatto del Covid 19 sui bambini. Considerando che dagli studi epidemiologici emerge che la casistica dei pazienti in età pediatrica si attesta attorno all’un per cento, secondo i ricercatori anche l’ACE2 circolante (in maggiore concentrazione tra i più piccoli, rispetto agli adulti) potrebbe aver rappresentato un argine alla diffusione della malattia. Un’ipotesi che guarderebbe dunque oltre la considerazione dello stato di salute delle persone più anziane e la progressiva senescenza del sistema immunitario nei pazienti infetti. La considerazione di ACE2 solubile come possibile «scudo» nasce anche dalla consapevolezza di quanto osservato nei neonati venuti alla luce durante la pandemia. In Cina si è infatti visto che, nella seconda parte della gravidanza, nelle gestanti registra un aumento dei livelli di ACE2 nel plasma. Non è pertanto da escludere che, attraverso la placenta, l’enzima venga trasferito al feto. Proteggendolo, in caso di contatto con il virus. Quanto alle altre donne, invece, l’ipotesi è quella di una protezione «derivante da un peculiare profilo plasmatico di ACE2», che marcherebbe la differenza di genere. Supposizioni, che dovranno essere suffragate da ulteriori studi.

LE POSSIBILI RICADUTE PER I PAZIENTI

In che modo queste conoscenze potrebbero tornare utili nella gestione della malattia? «Se l'ipotesi fosse corretta, la quantificazione dei livelli di ACE2 circolante potrebbe rappresentare un rapido strumento diagnostico con cui monitorare l’infezione da coronavirus», aggiunge Ciaglia, nella foto con il figlio Stefano e il presidente Paolo Veronesi, in occasione della cerimonia di consegna dei Grant dello scorso anno. «Correlare i livelli di ACE2 solubile ai sintomi e all’evoluzione dell’infezione potrebbe inoltre spiegare perché alcuni pazienti siano più a rischio e perché altri reagiscono meglio alla diffusione del virus». Il prossimo passo è rappresentato dalla validazione di queste considerazioni in un gruppo di pazienti: prospettiva su cui i ricercatori stanno già lavorando, assieme agli specialisti dell’ospedale Ruggi d’Aragona. Conoscere qual è il livello protettivo di ACE2 solubile, oltre a permettere di monitorare il decorso della malattia, offrirebbe infine un’ulteriore opportunità: quella di somministrare ACE2 dall’esterno come terapia di supporto personalizzata.


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L’IMPORTANZA DI SOSTENERE LA RICERCA 

L’emergenza ha portato l’ex ricercatrice di Fondazione Umberto Veronesi - oggi assegnista di ricerca dell'ateneo campano - a spostare temporaneamente il focus della sua attività. Dall’oncologia al Covid-19. «Adesso che tutti abbiamo maturato una maggiore consapevolezza, dobbiamo però tornare a occuparci anche di tutte le altre discipline». Le malattie, d’altra parte, non aspettano. E chi ne soffre attende fiducioso novità dal mondo della ricerca. «Oggi sappiamo che, in molti casi, l’approccio multidisciplinare fa la differenza - conclude Ciaglia -. Perciò, senza dimenticare quanto accaduto in queste settimane, è importante sostenere ogni settore della ricerca biomedica. Soltanto così potremo mettere un bagaglio di conoscenze integrato a disposizione di tutti, per difendere la salute dell’uomo». Non soltanto dal Covid-19.

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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