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Cardiologia

Euro 2016 «da infarto»? I consigli per il cuore dei tifosi

pubblicato il 27-06-2016
aggiornato il 01-03-2017

Allo stadio o sul divano di casa fare il tifo non sempre è salutare. Nei soggetti a rischio infarto una partita seguita con troppo trasporto può essere nociva Ecco come limitare i rischi

Euro 2016 «da infarto»? I consigli per il cuore dei tifosi

Finita la fase di qualificazione a gironi, iniziano le partite da «dentro o fuori». Match all'ultimo respiro dove a farne le spese – purtroppo - è il cuore dei tifosi: la notizia, non è certo una novità, è che in concomitanza con i match di calcio si registra una maggior incidenza nel numero di infarti. Un vero e proprio «fattore di rischio» per chi ha già problemi cardiovascolari dovuto alle repentine emozioni. Esattamente quel che è successo durante il match Irlanda-Ucraina dove un tifoso irlandese è deceduto proprio durante la partita. 

 

CUORE SOTTO STRESS

A certificare la relazione ci ha pensato uno studio francese, condotto da Fabrice Demoniere dell’University Hospital of Fort de France, che mostra chiaramente l'associazione tra maggiore stress cardiovascolare e partite di calcio. Analizzando i dati raccolti dagli Holter - l’apparecchio portatile che monitora l’attività cardiaca per ventiquattro ore - indossati dai suoi pazienti del reparto di riabilitazione cardiovascolare, lo scienziato ha registrato un aumento della frequenza cardiaca il sabato e la domenica proprio nell’orario di trasmissione delle partite. Partendo da questa osservazione i medici francesi hanno messo a punto uno studio «ad hoc» per valutare in maniera scientifica l'effetto che ha il «tifo» sul cuore di tifosi. 

 

FREQUENZA CARDIACA ALLE STELLE

A tal proposito sono stati arruolati oltre cento tifosi di età compresa tra i 18 e i 64 anni supporter di venticinque nazionali di calcio ai quali è stato applicato un Holter durante la visione delle partite. La raccolta dei dati è avvenuta durante le ultime tre edizioni dei mondiali di calcio. Dalle analisi è emerso un aumento medio di oltre 30 battiti per ogni persona analizzata. L’ottanta per cento dei soggetti esaminati però ha raggiunto il 95% della propria massima frequenza cardiaca, paragonabile ad un'intensa attività fisica. Non solo, nel dieci per cento degli individui messi sotto esame si è osservata fibrillazione atriale parossistica, un'accelerazione improvvisa del battito sino a frequenze limite.

 

PIU' INFARTI DURANTE IL MONDIALE

Dati importanti perfettamente in linea con uno studio, realizzato durante il mondiale di Germania 2006, pubblicato dal New England Journal of Medicine: nell'analisi, effettuata nell’area di Monaco di Baviera, ha registrato tutti gli accessi ai pronto soccorsi dell’area bavarese durante le partite della nazionale tedesca e li ha confrontati con gli stessi periodi dell’anno in assenza del mondiale. I risultati? Nei giorni di match della nazionale gli infarti sono triplicati negli uomini e raddoppiati nelle donne.

 

ATTENZIONE A CHI E' A RISCHIO

Come spiega il professor Cesare Fiorentini - Direttore Sviluppo Area Clinica dell'IRCCS Centro Cardiologico Monzino- «quando si provano forti emozioni il nostro corpo secerne un eccesso di catecolamine, ormoni prodotti dalle ghiandole surrenali responsabili dell’aumento della frequenza cardiaca e della pressione sanguigna. Ciò è un fatto del tutto fisiologico. In alcuni soggetti, però, l’eccessiva produzione è in grado di scatenare eventi cardiaci acuti. E’ questo il caso dei pazienti cardiopatici, persone affette da coronaropatie che, per l’eccesso di produzione di catecolamine, possono andare incontro a infarto, aritmia, fibrillazione, scompenso cardiaco e ictus dovuto all’aumento della pressione sanguigna. Rinunciare alla partita è difficile. Ciò che si può fare è eliminare tutto ciò che è di contorno. Spesso le partite di calcio sono l’occasione per ritrovarsi con gli amici. In questi casi, supportati dall’effetto del gruppo, scaldarsi un po’ troppo è abbastanza facile. Non solo, ciò che non manca mai è il cibo, l’alcol e il fumo di sigaretta. Fattori che, in soggetti già predisposti, possono essere la goccia che fa traboccare il vaso».


@danielebanfi83

Daniele Banfi
Daniele Banfi

Giornalista professionista è redattore del sito di Fondazione Umberto Veronesi dal 2011. Laureato in Biologia presso l'Università Bicocca di Milano – con specializzazione in Genetica conseguita presso l'Università Diderot di Parigi- ha un master in Comunicazione della Scienza. Collabora con diverse testate nazionali.


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