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Fumo

Le ragioni di chi ha firmato l’appello per dire no al fumo

pubblicato il 25-07-2016
aggiornato il 07-09-2017

Quasi 58.000 firme per la petizione della Fondazione Veronesi su Change.org. Contro il fumo “per mio figlio appena nato”, “perché non ci si può ammalare di ignoranza”, “per la mia compagna asmatica”, “per le vittime delle multinazionali del tabacco"

Le ragioni di chi ha firmato l’appello per dire no al fumo

I dati relativi al fumo nelle città italiane lo dicono chiaramente. In Italia il numero dei fumatori non cala (11,5 milioni), dal 2008 a oggi è rimasto costante. È per questo motivo che la Fondazione Umberto Veronesi, impegnata da otto anni con il progetto No Smoking Be Happy, ha deciso di chiamare in causa direttamente i sindaci di varie città, al fine di favorire lo sviluppo di una coscienza civica anche in materia di fumo. La scelta di lanciare una petizione (sottoscrivila sul sito Change.org) per chiedere ai sindaci neoeletti di assumere impegni chiari a riguardo ha incontrato il gradimento dei lettori. Superano infatti quota 58.000 le firme raccolte in poche settimane, spesso accompagnate da significativi spunti di riflessione.


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LE RAGIONI DEI FIRMATARI

Dopo aver sottoscritto l’appello c’è chi, come Emanuele Urciuolo da Crema, ci ha chiesto: «Perché la mia compagna, che soffre d’asma, non deve stare seduta ai tavolini di un bar all’aperto o passeggiare in centro soltanto per fare un piacere ai fumatori?». Impossibile rispondergli, se non ribadendo la volontà di fare il possibile per rendere più salubri gli spazi comuni delle città. Significative anche le parole di Fulvio Vallana: «Sono stanco di sopportare il fumo passivo nei dehors e nei parchi, in barba a qualunque forma di civiltà (nonché di buona educazione)». E Stefania Pastorelli: «Vorrei che tutti possano un giorno camminare negli spazi comuni di una città senza dover essere sopraffatti dall’arroganza di chi, per il proprio piacere, viene tutelato dallo Stato, incurante della salute degli altri». Che, tra le altre cose, sono molti di più dei fumatori. «Firmo perché voglio tutelare la salute di mio figlio, venuto da poco al mondo», commenta Maura Volpato. Secondo Rossella Rota «una società moderna non può ammalarsi per ignoranza: firmo dunque per questo». Mentre Daniel Lawrence Amram, da Pontedera, è convinto che «lottare contro le multinazionali del tabacco e aiutare le vittime da esse create sia una missione di vita». Diverse le testimonianze rilasciate anche dagli ex fumatori. Tra le più profonde, c’è quella di Giuliana Iacobone: «Ho smesso di fumare nel 2008 e la prima cosa bella è stata quella di sentire i profumi. So che è difficile, ma per favore provateci». Tangibile anche l’impegno dei parenti di persone scomparse per malattie legate al fumo di sigarette: come quelle cardiovascolari, il tumore del polmone e i tumori del distretto-testa collo. Sulla petizione s’è espresso pure il Codacons: «Firmiamola, perché è una battaglia che portiamo avanti da tempo e che lo Stato ha scelto di non combattere».

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LE RAGIONI DELLA COMUNITA’ SCIENTIFICA

A spiegare cosa ha spinto la Fondazione Umberto Veronesi a mettere la faccia su questo tema è il direttore generale, Monica Ramaioli: «Ciò che chiediamo ai sindaci è di facile attuazione e rappresenterebbe una dimostrazione tangibile del senso civico degli italiani». Significativi anche i commenti raccolti dal presidente del comitato scientifico Chiara Tonelli («Non fumare è un atto di rispetto verso sé e verso gli altri»), dal matematico Piergiorgio Odifreddi («Non ho mai fumato e vorrei che nessuno mai fumasse: almeno non in mia presenza») e dallo zoologo Carlo Alberto Redi, che considera «necessaria» l’adozione di un simile provvedimento. Secondo Nathalie Dompè, erede della multinazionale biofarmaceutica italiana, introdurre il divieto di fumo negli spazi aperti delle città «è un atto di civiltà e rispetto e non farlo suonerebbe piuttosto anacronistico». Chiosa Carlo Zancheddu, medico a Lanusei (Nuoro): «Firmo per continuare una sfida: quella della lotta al fumo. Non ho perso la speranza di vedere un modo libero da fumatori e dalle malattie che più spesso li colpiscono». La partita è soltanto all’inizio. C’è bisogno dell’impegno di tutti per liberare le città dal fumo.

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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