L’asportazione chirurgica di un tumore prostatico deve essere quanto più precisa, per evitare recidive e complicazioni. Francesca Garello studia una molecola che aiuterebbe a tracciarne i confini
Nell’ultimo decennio, il dosaggio dell'antigene prostatico specifico (Psa) nel sangue, laddove consigliato, ha considerevolmente aumentato la possibilità di individuare i tumori della prostata in fase precoce. Inoltre, nei casi in cui il tumore sia ancora circoscritto, la radioterapia e la rimozione dell’intera ghiandola prostatica si rivelano interventi particolarmente efficaci. Tuttavia le condizioni essenziali per il buon esito della chirurgia e per evitare la comparsa di recidive nel corso degli anni sono l’asportazione completa delle cellule malate e la preservazione dei tessuti sani e funzionanti. Grazie al progetto SAM – Salute al Maschile di Fondazione Umberto Veronesi, Francesca Garello conduce un progetto di ricerca all’Università di Torino, dove punta a sviluppare una molecola che permetta visualizzare chiaramente e con precisione i confini del tumore alla prostata. Uno strumento prezioso sia per la fase pre-operatoria nel corso dell’operazione chirurgica.
Francesca, dicci di più sul tuo progetto di ricerca.
«Lo scopo del mio progetto è lo sviluppo di una molecola che funga da sonda in grado di riconoscere e legarsi in modo specifico ad una proteina presente ad alti livelli unicamente nelle cellule cancerose di prostata. La sonda sarà duale: potrà cioè essere visualizzabile sia nella risonanza magnetica pre-operatoria, necessaria a pianificare la chirurgia, sia nella video-chirurgia intra-operatoria, utile a guidare i chirurghi nella rimozione dei tessuti patologici e nella preservazione dei fasci neurovascolari, minimizzando così la possibilità di recidive e la comparsa di effetti collaterali come incontinenza e impotenza».
Quali sono quindi le potenzialità di questo strumento per la salute dei pazienti?
«L’impiego di questa molecola potrebbe diminuire drasticamente il numero di ricadute e di effetti indesiderati a breve-medio termine dall’intervento di prostatectomia. Inoltre lo sviluppo di sonde in grado di riconoscere in modo specifico le cellule di tumore della prostata potrà essere sfruttato anche per mettere a punto una terapia mirata per questa malattia».
IL TEST DEL PSA E' UTILE PER LO SCREENING DEL TUMORE DELLA PROSTATA?